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Margherita continua da maggio – di Claudia Ferrini

Margherita continua da maggio – di Claudia Ferrini

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari […].Tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.”

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi 2004

 Nella tabella riflessiva concepita per Galleria Continua di San Gimignano, spazio dell’Arco dei Becci, Margherita Morgantin accende un dialogo tra le scienze matematiche e le scienze umanistiche.  “2 – 495701” è il risultato di una trascrizione visiva iniziata nel 2011 ed interagisce strettamente con “2 – 499979”, opera attualmente in mostra al MAMbo. I disegni esposti, pastello rosso e stampa digitale su carta,  esplorano visivamente il passaggio dall’ 1 al 2, radicando la disamina irrisolta di Euclide circa l’infinità dei numeri primi in un’indagine sulla ricerca dell’ identità individuale e collettiva. Insito nell’opera è il desiderio di scoprire dove e quando avvengono le relazioni tra i numeri, presupponendo la possibilità di rintracciare in queste alcune considerazioni circa il rapporto tra se stessi e gli altri. Nella trama concettuale di un sistema osmotico e binario, che affianca le unità singole a conglomerati identitari doppi, collettivi, ed eterogenei evidenziandonele specificità attraverso il colore, ad ogni casella in rosso corrisponde un numero primo, adagiato in una griglia geometrica tanto semplice quanto imprevedibile. L’unico criterio per definirne la corretta disposizione e frequenza risiede nell’acuta osservazione del particolare nel generale. Le relazioni che intercorrono tra i singoli elementi sono analizzate, tracciate, verificate e poi lasciate confluire in una struttura comunitaria che contempla le intersezioni di numerosi micro insiemi.

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Tutte le discipline scientifiche si avvalgono di schemi e diagrammi. Dalle prime avanguardie in poi anche gli artisti hanno scelto di includerli nel proprio linguaggio espressivo facendone impiego massiccio. Sappiamo riconoscere visivamente le immagini diagrammatiche, quindi astratte, al pari di quelle iconiche. Ma, se invitati a prelevare dal dominio della matematica quel principio evolutivo che sviluppa un testo visivo apparentemente criptico, per svelare la misura estetica ed etica del teorema preso in considerazione da Margherita Morgantin possiamo rintracciare la formula in una sofisticata metafora.

Ogni numero conserva un rapporto indissolubile con la varietà dei sentimenti e delle esigenze umane, tra individualismo feroce e isolamento solipsista, affermazione della propria identità e ricerca di una posizione, appartenenza ad una più vasta collettività, comunicabilità o incomunicabilità in relazione all’altro o a chi viene reputato simile. Elemento comune di un sistema vitale che procede per divisioni, somme e sommi principi, il fondamento inaugurale e ambivalente della definizione di ogni rapporto è il principio del “due”, primo numero pari  che inventa la messa in discussione dell’unità ed unico numero primo pari che, aprendosi al dualismo, dichiara la scissione dell’anima e il raddoppiamento della possibilità di scelta. Come denominatore comune, quindi, un principio immanente, redentivo  e rassicurante, non centripeto ma unificante, epilogo di un romanzo in cui due storie parallele riescono a sintetizzarsi nel momento in cui un sentimento privato eccede l’unità e la trasforma nel due.

Se un atteggiamento di apertura generosa favorisce la comprensione della ricchezza del duale e della sua profonda intimità, parimenti, la consapevolezza e l’apprezzamento della propria singolarità si amplifica nella coesistenza di differenze irriducibili eppure compatibili con quelle dell’altro. Il grafico suggerisce che il semplice desiderio di incontro e l’attrazione che coinvolge due entità “prime”, vicinissime eppure lontane, si risolve in un moto perpetuo, filosofico e metafisico come fosse un principio di eterno ritorno. Questo dischiude, nella tensione dello sfiorarsi e nell’immediatezza  dell’ insicuro ritrarsi, un tentativo di riflessione silenziosa che implica la possibilità di riconoscersi non soltanto in se stessi, di accompagnarsi al simile e al dissimile senza esserne mai isolati.

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Sembra che intervengano,  in queste condizioni liminari di slittamento sulle superfici sensibili dell’io, l’esperienza della coazione a ripetere, del doppio come fattore decisivo della sintesi.  Nel “continente futuro” che permea il presente e l’onnipresente di un pensiero, non solo quello evocato da Breton nelle sue teorie del Surreale, ma anche l’ auspicabile continente  atto a “contenere” e quindi disciplinare la molteplicità data da pulsioni, azioni e identità possibili allocate in un unico corpo multiforme, tutte  le scissioni e le compresenze insite nell’animo umano, le tendenze e le nature contrapposte, attualizzano l’immortalità del divenire, la fecondità dell’accettazione e l’ineludibilità dell’altro in noi o accanto a noi, per quanto perturbante questo sia, come processo di arricchimento misterioso e imprevedibile.

La sintesi concettuale che avviene attraverso la mediazione del pigmento rosso, suggerisce l’idea di una fotosintesi che riguarda ogni numero come fosse un fiore contemporaneo. In quanto unità, ben identificato e ben riconoscibile all’interno di un sistema, concepisce in sé caratteristiche precipue e tuttavia speculari di raddoppiamento e di alterità, come fosse caratterizzato da una doppia corolla: non ammette la negazione della sua individualità bensì il suo consolidamento.  In quanto “prato”, esso si esprime nell’insieme.

Le pagine esposte da Margherita Morgantin narrano in modo raffinato la fenomenologia della natura umana, dello spirito e della coscienza, come segni di una vasta e preziosa antologia, termine greco che significa “raccolta di fiori”.

 

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