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Critica istantanea – di Roberto Sommatino

Critica istantanea – di Roberto Sommatino

CRITICA ISTANTANEA

di Roberto Sommatino

 

Le ricerche su Google si possono fare con varie tecniche: il modo più comune, come arcinoto, è quello di inserire una o più parole chiave; una seconda possibilità è quella di caricare un’immagine, per confrontarla sul web e trovarne i credits o le versioni analoghe; un terzo modo è quello di impartire un comando vocale, se il dispositivo lo permette, quando si hanno le mani impegnate. Ma c’è un ulteriore modo, meno noto, indiretto, che è stato di fatto introdotto nel 2010 nel motore di Page e Brin con la cosiddetta funzione “instant”; si tratta di quel servizio che, nel momento in cui si inseriscono i termini di una ricerca, suggerisce in tempo reale (soprattutto) le richieste di maggior successo fatte in precedenza dagli altri utenti, aprendo un menu di frasi in neretto che vanno a completare automaticamente la query. A pensarci bene, così facendo, oltre a farci risparmiare tempo, Google non fa altro che svelare una classifica aggiornata delle istanze che più di frequente vengono affidate ai suoi abilissimi “spider”.

Da un recente articolo di Wired (http://blog.wired.it/praticamenteinnocuo/2013/08/26/cosa-pensiamo-degli-ebook-secondo-google.html), ci è balenata l’idea di applicare ai nostri scopi lo stesso metodo, associando alla parola “architecture” (in inglese, tanto per sentirci un po’ meno provinciali) verbi, preposizioni, avverbi, e lasciando che il colibrì (hummingbird è il nome dell’algoritmo attuale di Google) faccia il suo lavoro.

Ci è venuto in mente di cominciare il piccolo esperimento anteponendo “do” (chissà poi perché) e il primo risultato è stato subito fulminante: “do architecture students have a social life”, completa immediatamente “instant”. A quanto pare in tanti, in tutto il mondo, si chiedono se gli studenti di architettura abbiano o meno una vita sociale. E’ comprensibile, del resto. Scontata è l’ipotesi che una gran parte di questa curiosità sia alimentata nient’altro che dalle ricerche fatte dagli stessi studenti, che evidentemente, a tutte le latitudini, condividono intere nottate a imprecare contro pc che si “impallano” o render che proprio non ne vogliono sapere di avanzare; e che per questo, costretti su una sedia a logorarsi il tunnel carpale, nell’attesa, si domandano se da qualche parte nell’universo coperto da Google ci sia una Terra Promessa dove i loro simili siano affrancati da tali sofferenze e vivano una vita piena. Architettura: domanda di cose sperate.

Se invece più logicamente ad architecture si aggiunge “is”, magari per cercare segretamente una definizione che “squadri da ogni lato” la nostra splendida ossessione, par essere “architecture is frozen music” la formula che riscuote maggior successo. O quantomeno è il motto di Goethe che solletica di più l’immaginazione comune, riportando velocemente alla memoria di noi addetti ai lavori come le strade di musica e architettura si incrocino da secoli, in continuazione; da quando hanno condiviso ritmi, proporzioni e armonia, passando poi per Xenakis e Le Corbusier, Zevi e Schonberg, fino ad arrivare ai più recenti legami interattivi.

Poi, siccome in fondo ci piace ogni tanto essere provinciali e siamo curiosi di sapere cosa distingue noi italiani dal resto del mondo, abbiamo anche fatto un paio di prove nella nostra lingua.

Se si digita speranzosi “l’architettura può…” sembra proprio che molti italofoni si siano domandati fino ad oggi se “l’architettura può essere poesia”. E per un attimo ci si sente rinfrancati, il cuore accelera e ci si scopre appartenere a una categoria oggetto di speranze che non sospettavamo minimamente di ingenerare nei nostri compatrioti. E infatti: calma, non è come sembra. In realtà la frase è tratta dal titolo di una conferenza del 1976 tenuta da Carlo Scarpa e recentemente ripresa dal Maxxi per una mostra sui disegni della Tomba Brion. Altri risultati, ahinoi, Google non ne suggerisce: troppo pochi, a quanto pare, si interrogano nel nostro paese sulle possibilità dell’architettura, sulle sue potenzialità. Architettura: insufficienza di cose sperate.

Però poi, se si prova con un più coraggio a digitare “l’architettura deve…”, vien fuori che dall’architettura alcune cose si pretendono eccome, e sono le stesse da millenni. In tantissimi pensano che l’architettura “…deve farci conoscere e ricordare chi siamo” (e che diamine!), e non sono molti di meno coloro che pensano che “…deve offrire piacere” (poche chiacchiere). Insomma: architettura, sostanza di cose concrete.

L’esercizio potrebbe continuare ancora a lungo, ma questo pezzo nasce per essere un lavoro aperto, e quindi, se il gioco vi diverte, date fondo alle vostra fantasia e arricchite la casistica; ma non dimenticate di condividere i risultati con noi.

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