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Scegliere il curatore del Padiglione Italia in 5 passi – di Zaira Magliozzi

 

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Mancano sette mesi all’apertura della quattordicesima Biennale di Architettura di Venezia di Rem Koolhaas e il curatore del Padiglione Italia non è stato ancora nominato. E’ già la seconda edizione che capita. La decisione spetta al Mibac che per ora tace – così come La Biennale – e ancora non rende noti i tempi, le procedure e se ci sia una lista di papabili. 

Nell’attesa che qualcosa si smuova sono almeno due le questioni che questo ritardo mette in luce. Da un lato si ribadisce la disorganizzazione italiana, del mondo ministeriale e quanto il sistema sia ormai obsoleto e inadeguato a gestire incarichi di tale portata. Dall’altro è evidente come il dibattito architettonico non sia ai primi posti nell’agenda di chi ci governa. Di conseguenza il curatore viene nominato all’ultimo, tra chi rimane disponibile e chi ha dei buoni rapporti con le istituzioni, senza una reale operazione di selezione tra i migliori.

Ma se, e lo sta dimostrando con questo atteggiamento, il Mibac è incapace di gestire una procedura così delicata e importante, perché non si fa da parte? Il polverone che da due edizioni a questa parte è stato sollevato, tocca un aspetto fondamentale, certo, ma superficiale perché il problema non è più solo temporale. Se a decidere chi sarà il curatore è un’Istituzione distratta, inetta, persa nelle logiche ministeriali e burocratiche, che non ha presa sul mondo della cultura architettonica, cosa ci possiamo aspettare anche se il curatore verrà nominato domani?

 

Proponiamo  5 passi per procedere alla scelta del curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura.

 1 – Fuori dal Palazzo. Affidare, di anno in anno, la scelta del curatore a un istituto, museo, galleria, fondazione, rivista, associazione fuori dal mondo politico. Il soggetto dovrà distinguersi per merito, per un programma culturale pubblicamente condiviso che si inserisce nel dibattito architettonico non solo italiano ma soprattutto internazionale (un esempio é quanto avviene per il Padiglione Usa)

 2 – Dentro i giovani. Lasciare il campo a progettisti, designer, curatori, critici, blogger (under 35?) per fargli raccontare la loro Italia del futuro

 3 – Si ai concorsi internazionali. No agli affidamenti diretti. Per selezionare il progetto culturale, l’idea, la proposta, l’intuizione più che la persona

 4 – Aumentare il livello di selezione. Non scendere a compromessi, non cedere a logiche clientelari ma stringere le maglie della selezione in favore della qualità e della meritocrazia

 5 – Guardare anche fuori dai confini. Perché spesso l’architettura italiana é molto più rappresentata all’estero che sul nostro territorio nazionale

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