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Cosa comunica l’ARTE oggi #2# Intervista a Pietro Carlo Pellegrini – di Roberta Melasecca

07Casa di accoglienza per i pellegrini, Monastero di S. Gemma

A tu per tu con l’architetto Pietro Carlo Pellegrini, per discutere di arte, comunicazione, architettura nel presente e nel futuro.

Tre parole chiave per definire il suo lavoro.

Pellegrini: Pazienza, passione, amicizia. Il progetto di architettura deve confrontarsi continuamente con la storia, con la città esistente: occorre dunque pazienza per intervenire sul costruito. Passione è ciò che contraddistingue il mestiere dell’architetto e amicizia è la parola chiave per mettere in discussione la propria ricerca e trovare un punto di incontro e un dialogo.

Come si svolge il processo creativo dei suoi progetti.

Pellegrini: La creatività è strettamente correlata al tipo di intervento architettonico e varia dunque in funzione di esso. In un progetto di restauro la creatività è sinonimo di rispetto e deriva dai vincoli imposti dall’edificio e dal contesto; mentre nel progetto del nuovo si identifica con la risoluzione del problema delle destinazioni. Tuttavia il processo creativo non è solo frutto dello studio di aspetti tecnici, ma si incarna in un flusso continuo di vita, ricordi, passaggi. E’ espressione… creazione di qualcosa che resiste al trascorrere del tempo: nel percorso progettuale l’edificio è già costruito con i suoi materiali e dettagli e acquisisce una sua storia.

0623Fondazione Giuseppe Lazzareschi

Cosa comunica l’ARTE oggi (ARTE intesa nelle più varie forme), in particolare cosa comunica l’architettura oggi e cosa si vuole comunicare con l’architettura.

Pellegrini: L’architettura è la sintesi di tutte le arti, comprendendo pittura scultura, ora anche multimediale. L’ARTE comunica non solo desiderio di espressione ma anche anelito di cambiamento rispetto alla società. L’ARTE è azione politica e sociale. L’ARTE è anche gesto e azione di forza rappresentativa, dove l’artista si rende riconoscibile. L’arte e l’architettura sono comunicazione massima.

L’architettura è ancora creatrice di luoghi di relazioni oppure è solo grande oggetto scultoreo abitabile, quasi un alieno che atterra nelle nostre città storiche e contemporanee? E come si presenta la città contemporanea all’interno di una società in cui ad un progresso tecnologico sempre più futuristico non corrisponde altrettanto progresso dello spirito?

Pellegrini: L’architettura non può comunicare solo il gesto del singolo, non è solo “architettura delle archistar”; l’architettura deve creare continuità nella città contemporanea, deve generare il sistema complesso delle relazioni degli spazi. L’architettura dovrebbe essere utilizzata come strumento di comunicazione politica: mettere al centro l’architettura significa mettere al centro l’uomo. La città del futuro, almeno nel caso italiano, è la città che esiste e la sfida di oggi è il suo recupero e rivitalizzazione: la città contemporanea va riscoperta all’interno della città antica e all’interno delle moderne periferie. I temi del domani sono riqualificare con nuove tecnologie, demolizione e ricostruzione per la qualità, spazio pubblico come spazio di comunicazione e relazione.

Tre parole per l’oggi e tre parole per il futuro.

Pellegrini: Per l’oggi bisogna avere speranza, ottimismo e coraggio. Per il futuro: puntare innanzitutto sulla qualità dell’architettura. Affinche l’Italia possa ripartire mi auguro che tanti architetti italiani che lavorarano all’estero ritornino per ritracciare un percorso e andare avanti con rinnovata consapevolezza. Maggiore partecipazione delle scuole di architettura nel mondo del lavoro: insegnare è costruire il futuro.

0439Memoriale Giuseppe Garibaldi

Le foto sono state gentilmente concesse sall’autore.

 

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