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DEMENZA DIGITALE – di Giulia Mura

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DEMENZA DIGITALE

 di Manfred Spitzer

 Edizioni Corbaccio, 2013

 € 19,90

 

Al grido di “Ci stiamo giocando il cervello!” o “Google ci rende stupidi?” il neuroscienziato tedesco visiting professor ad Harvard Manfred Spitzer lancia un allarme: l’abuso delle nuove tecnologie invece di aiutarci sta rendendo il nostro cervello un ammasso informe, incapace di interagire veramente col mondo. Ovviamente un quadro cosi descritto appare esageratamente catastrofico anche per una come me che di tecnologia ne sa poco e niente e con la quale in generale ha un rapporto contraddittorio e un tantino sospettoso. Ma sta di fatto che questo saggio documentatissimo e appassionato ci mette di fronte ad un tema attuale e delicato: il rapporto delle nuove generazioni con gli apparati digitali. Al di la delle chiacchiere da bar sugli indiscussi benefici che gli strumenti multimediali offrono all’uomo contemporaneo, è possibile affermare che, al giorno d’oggi, la maggior parte di noi si sente persa senza uno smartphone, senza internet, senza computer, gps e console. Questo, in sostanza, cosa vuol dire? A discapito di chi non fa altro che lodare l’utilizzo smodato dei new media, senza analizzarne anche i risvolti negativi, arrivano una serie di studi scientifici – piuttosto seri – a dimostrare che, in realtà, gli effetti non sono poi cosi positivi. Anzi. Il rapporto annuale redatto da Mechthild Dyckmans, responsabile del dipartimento per le dipendenze patologiche del governo federale tedesco, mentre sottolinea che le dipendenze da alcol, fumo e droghe sono in diminuzione, parla di 250 mila soggetti tra i 14 e i 24 anni che soffrono di Internet-mania e altri 1,4 milioni sono considerati internauti problematici: bambini e ragazzi trascorrono davanti ad un monitor più del doppio del tempo che trascorrono a scuola e le conseguenze si vedono nell’incremento di disturbi dell’apprendimento, dello stress, deficit dell’attenzione, di patologie depressive e di una certa, inquietante, predisposizione alla violenza.

Quello che Manfred Spitzer auspica, non è la scelta drastica ( ed insensata, aggiungerei) di non usare più la tecnologia, ma un suo utilizzo più moderato e ragionato, soprattutto in certe fasce d’età nelle quali lo sviluppo del pensiero, delle emozioni e dei comportamenti sociali è particolarmente delicato.

Dato che del futuro non sappiamo quasi nulla e delle sorti di questo pianeta abbiamo notizie poco incoraggianti, cos’altro ci resta se non il benessere psicofisico delle nuove generazioni e la speranza che crescano in un mondo migliore? Per non finire a gridare come faceva il profeta in patria Allen Ginsberg, nel 1956 «Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude, isteriche…»

 

Voto: 6

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