presS/Tletter
 

Goodbye Topolinia – di Giulia Mura

goodbye-topolinia-620x350

 

GOODBYE TOPOLINIA. Su architettura e fumetto

 

di Laura Cassarà e Sebastiano D’Urso

con un saggio di Benoît Peeters

Malcor D’ Edizione , 2013

 € 22,00

 

 L’ arte di raccontare le storie con le immagini e le parole si alimenta dei luoghi dell’architettura come fondali e scene dei racconti, usando la realtà esistente o creandone di nuove inedite. L’architettura, di contro, si avvale del sistema di comunicazione dei fumetti, per arrivare diretta e chiara ai suoi destinatari. Sovente accade che un’arte prevalga sull’altra e molte architetture diventino fumettistiche mentre molti fumetti sono architettonici. I due fenomeni registrano due derive inevitabili e contrapposte – una pop e l’altra d’élite- della cultura di massa del XXI secolo.”

 

Un motivo ci sarà, se pure l’enfant prodige dell’architettura – il talentuoso Bjarke Ingels – ha scelto di usare il fumetto come canale di comunicazione privilegiata. Nel suo “Yes is More” (Taschen 2012) infatti, da protagonista ripercorre le tappe del suo studio e racconta l’evoluzione dell’architettura attraverso la scelta di alcuni lavori, testi e maestri fondamentali: ma lo fa da supereroe, con la sfrontatezza e l’appeal pop cari alla cultura del graphic novel.

Questo a testimonianza che il legame tra architettura e fumetto non solo esiste ma è più vivo che mai. Le due discipline attingono a piene mani l’una dall’altra, contaminandosi continuamente e reciprocamente. Basti pensare ad esempio all’uso fumettistico che dell’architettura facevano negli anni Sessanta i gruppi sperimentali come gli Archigram, che immaginavano metropoli futuristiche e autosufficienti. Oppure, al contrario, all’uso architettonico che M. Cornelius Escher faceva delle sue prospettive impossibili. “Topolinia, Paperopoli, Gotham City, Craven Road sono luoghi impressi nella nostra memoria al pari delle città e delle strade della vita reale. Quanto tempo da bambini abbiamo trascorso in quei luoghi immaginari, disegnati sulle pagine dei nostri fumetti preferiti! Abbiamo condiviso le avventure dei nostri eroi camminando per le strade delle loro città e abitando le loro case, immersi in scenografie fantastiche…”

Entrambe infatti utilizzano il disegno – sia manuale che digitale – come strumento narrativo, come dispositivo di creazione, comunicazione e percezione. Entrambe poi hanno a che fare con lo spazio ed il tempo. Ma mentre nel fumetto le due cose coincidono, nell’architettura, ovviamente no: se, infatti, per definizione, essa è l’arte di organizzare lo spazio intorno ai bisogni dell’uomo, per il fumetto questa non è condizione necessaria. I volumi, la gravità, le leggi della fisica su carta non hanno peso, né valore. L’unico valore è la sequenza narrativa che illustra la storia e che ci conduce attraverso dei luoghi e dei momenti.

Un libro davvero ben fatto, colto, curioso, pieno di spunti, parallelismi, immagini, citazioni interdisciplinari e domande. Per esempio, si chiedono i due autori ( uno ingegnere amante di Second Life e uno ricercatore di composizione architettonica) “In principio fu l’architettura o il fumetto?” la risposta istintiva è: l’architettura. Ma se poi si pensa alla spazialità dei graffiti preistorici, alla prospettiva, al racconto delle scene di caccia, allora il dubbio sorge. “ Una delle cose fondamentali nei fumetti è il portare l’occhio dentro l’immagine, e, in questo l’architettura è un valido strumento perché permette di guidare, di orientare lo sguardo attraverso un gioco di materiali e di luci.”

 

Non è importante arrivare subito a delle risposte dunque , l’importante è porsi le giuste domande.

 

Voto: 9

 

Leave A Response