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Il colore può bastare? di Anna Baldini

 

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Si può lavorare e essere felici chiusi nelle scatole? Anche se sono belle e colorate? Anche se contengono un’invitante area relax con sala massaggi, amache e tavoli da ping pong?

Sempre scatole sono!

Stiamo parlando della nuova sede di Google a Madrid progettata dallo studio inglese Jump Studios, lo stesso che ha progettato il Google Campus a Londra. Gli uffici sono situati su due piani della Torre Picasso: il primo ospita la reception, la mensa e l’aula magna, il secondo accoglie gli uffici, le sale riunioni e una zona svago.

 

A parte l’enfasi dell’incipit dell’articolo che potrebbe alludere ad un banalizzazione del progetto, le domande servono a porre l’attenzione, invece, su temi importanti dei quali non sempre si tiene conto nell’analizzare un progetto di architettura. Tre sono le considerazioni che derivano dall’osservazione.

 

Prima considerazione: gli spazi sono parcellizzati. Come si vede dallo spaccato assonometrico, gli spazi tendono ad essere suddivisi in spazi più piccoli, fino ad arrivare a vere e proprie nicchie con divani e scrivanie di forma accattivante e colorate, ma sempre di nicchie si tratta. La compressione dello spazio esasperata dall’utilizzo di soffitti colorati non sempre crea ambienti vivibili , soprattutto se si tratta di luoghi di lavoro in cui le persone devono trascorrere diverse ore al giorno. E non è sufficiente un’attrezzata area relax, anch’essa inscatolata, per attenuare la sensazione di disagio.

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Seconda considerazione: non sempre l’uso di materiali naturali e di colori dà quel benessere che si attribuisce al loro utilizzo per definizione. Non è valida tout-court l’uguaglianza colori + materiali naturali = benessere.

I materiali sono materiali e, in quanto tali, vanno utilizzati, composti, contaminati, aggregati, manipolati per creare ambienti avvolgenti. Non basta dipingere una parete o usare un pannello di legno naturale. Perché un’architettura sia tale occorre che questi elementi concorrano a definire lo spazio e diventino un unicum armonico.

 

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Terza considerazione: quale immagine vuole dare Google di sé? Un’immagine forte e attraente o un’immagine elegante ma distante? Da questo progetto e da quello di Londra appare chiaro che l’immagine deve essere di distacco. Tutto è in ordine, tutto è gerarchizzato, tutti i buoni ingredienti sono stati usati per realizzare un’ottima torta: colori, materiali naturali certificati, spazio per lavorare con dimensioni ottimali, area relax, ma…

… io sono Google e voi dipendete da me (nel senso più ampio del termine).

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