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L’IMPORTANZA DI ESSERE IN BOLLA – di Davide Boselli

L’IMPORTANZA DI ESSERE IN BOLLA – di Davide Boselli

 

Esistono dei luoghi deputati al far arte?

Esistono i luoghi istituzionali, come gallerie, musei e fondazioni, dove si espone l’arte, ostendandola.

E ci sono altri luoghi, quelli non istituzionali, ove l’arte si fa tout court.

Nelle piazze, nelle strade, e ovunque la gente si trovi ad interagire quasi per caso con l’arte, creando l’identità dell’ hic et nunc.

Nasce da quest’ultima suggestione l’idea di portare una mostra temporanea all’interno di un luogo di passaggio, in un crocevia di persone e idee che, seguendo differenti direttrici, si facciano testimoni del loro incontro inaspettato.

La stazione Tiburtina, capofila delle infrastrutture controllate da Grandi Stazioni, entra perciò a pieno diritto nel novero di quei luoghi ideali dell’incontro con il fatto artistico.

Osmosis è la mostra d’arte contemporanea ospitata dal 6 al 28 Novembre presso la Stazione Tiburtina: polo ambizioso e snodo fondamentale di persone in viaggio, idee di passaggio e non solo.

Osmosis ambisce ad essere una stazione dedita alla propagazione ed al transito di progetti e cultura.

Osmosis è di scena alla stazione Tiburtina affinché si origini un processo fisico di ibridazione da affidare ai passanti – visitatori, che come vagoni trainati tra un binario e l’altro, creino un fluido ibrido e consequenziale.

All’interno di uno dei volumi sospesi che caratterizzano l’architettura della struttura, le cosiddette bolle, èinscenato in una capsula ovattata il tentativo di democratizzazione dell’incontro con l’arte.

 Le bolle della Tiburtina, sopraelevate e sconfinanti la struttura, infrangendo lo spazio strabordano, diventando il luogo ideale di un’esposizione come Osmosis.

 Le bolle appaiono imponenti e precarie al contempo, sospese ma facilmente raggiungibili e, come nel processo osmotico, infrangono lo spazio circostante.

La bolla, in virtù della sua essenza liquida, delimita uno spazio fluttuante, altamente nomade e fluido, da attraversare.

Essere in bolla, significa aver lavorato a regola d’arte, ma anche essere estremamente sensibili alla benchèminima vibrazione.

Da questo deriva l’importanza di essere in bolla.

Osmosis è in bolla a Roma, nel cuore dell’Italia, all’interno di una tra le più importanti stazioni della penisola, ove innovazione tecnologica ed infrastrutturale si accompagnano a braccetto, un cantiere aperto che ospitando una mostra d’arte (con)temporanea si apre alla ricerca culturale.

Con Osmosis l’arte emigra dalle pareti istituzionali, si rivolge ad un ventaglio molto più vasto di pubblico e nelle bolle della Tiburtina chiede al passante frettoloso e distratto di elevarsi, ovattandosi all’interno del volume sospeso, per trovare la chiave di volta dell’atto unico.

L’arte chiede di essere interpretata, l’arte chiede di essere ospitata.

Non solo.

Nel volume sospeso di Tiburtina l’arte si frammenta in sinfonia e musica di  contemplazione, diviene riflessione e si rende trasportabile ovunque attraverso il catalogo su pendrive.

Occorre prender coscienza del fatto osmotico – che è un fatto culturale – che dalla bolla chiede di essere trasportato nella testa e sui binari.

 Se Tiburtina è uno degli scali dell’alta velocità, una piazza urbana che, nelle parole dell’a.d. di Grandi Stazioni, Fabio Battaggia, si pone come un ponte di riqualifica e giunzione, cos’è l’arte se non quel ponte che, durante il transito del viaggiatore curioso, da un capo all’altro offre il sublime panorama del suo percorso?

Osmosis è il ponte che permette di viaggiare ad alta velocità dalla bolla di Roma Tiburtina, come un vettore su binari ad alta capacità per propagarsi chissà dove grazie alle infinite mete dei viaggiatori, esportando un nuovo modo di fare cultura ed una nuova concezione di luoghi dell’arte, riducendo distanze spaziali all’interno di coordinate temporali.

In fin dei conti, l’arte altro non è se non un ministro senza portafoglio, che avvalendosi del principio di libera circolazione di persone e idee, chiede al processo osmotico di essere il traino per il nuovo che verrà.

 

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4 Comments

  1. sergio de santis 21/11/2013 at 07:05

    caro Boselli … sono passato proprio in questi giorni alla stazione Tiburtina a respirare un poco di quell’aria di degrado urbano che solo li si riesce a respirare con una certa soddisfazione … e mentre mi aggiravo tra gli spazi della stazione … più precisamente nella piazza … all’esterno… in quel ponte di riqualifica e giunzione … io di Osmosis non ho trovato nessuna traccia … nessun segnale che mi dicesse : …guarda …li c’è Osmosis … un nuovo modo di fare Arte e cultura con le coordinate temporali … però, al contrario, ho potuto accertare lo stato di “incertezza” nel quale questo luogo si è generato… ho verificato di persona quanto questo posto manchi di “bolla” … insomma un vero schifo …
    Buona Osmosi a tutti!
    Sergio De Santis

  2. Davide Boselli 26/11/2013 at 16:10

    Caro De Santis, qualcuno di ben più illustre di noi parlava di “pessimismo storico” come quel male che affligge puntualmente i fiorentini: forse il concetto è da estendere, no?
    Eppure, ad un’osservazione un briciolo più attenta, non sarebbe sfuggita la mostra Osmosis. Come del resto non è sfuggita a tutti coloro i quali si son recati ed ancora si recano a guardarla.
    L’importanza di essere in bolla passa anche da questo: saper osservare!

  3. sergio de santis 01/12/2013 at 11:37

    mah! … caro Boselli … io che un poco pratico le bolle messe in bolla , devo dire che nella piazza non mi è parso proprio di vedere niente … e se vederla doveva significare andare a cercare con la lente da entomologo … allora beh … la questione cambia … in ogni caso … non è tanto importante questo … quanto il fatto che alla fine il posto di cui parliamo , visto che siamo in un blog che tratta architettura (anche) è che l’aver commentato questo luogo come un luogo privilegiato per produrre Osmosis mi sembra un tantino “forte” visto il particolare disagio che l’opera dell’architetto Desideri vive anche per via di una non ben controllata strategia nell’uso di tutti gli spazi … molti di noi temono che quella OSMOSIS e quella “bolla in bolla” non ci saranno mai finchè si continueranno a fare le cose a “capocchia” come nel caso della Stazione Tiburtina … poi per carità … ben vengano tutti i tentativi dell’arte … di far vivere se stessa … ma anche di attaccare la bombola dell’ossigeno ad un “giovane malato molto grave”… non si fa mai abbastanza in questo paese …

  4. Davide Boselli 12/12/2013 at 17:32

    Egregio De Santis,
    il suo intervento, con le opportune delucidazioni, è molto stimolante (e la ringrazio) quanto, ahimè, a parer mio “poco in bolla”. E mi permetta di spiegarle.
    È proprio da una bolla come quella in questione (che funge da metonimia alle speculazioni generali ruotanti attorno alla Stazione) che attraverso l’arte si è voluto stuzzicare.
    La sua disamina è estremamente interessante perché è proprio l’esatta risposta che Osmosis da una bolla della Stazione Tiburtina voleva ricevere.
    Il nostro scambio epistolare è esemplificativo della portata di fare arte in luoghi, – diciamo – “inconsueti e speculativi”: il che rende ancor più curioso valutarne l’estensione, perché come si evince dalle sue parole, lei la mostra non l’ha proprio vista.
    Eppure ora, grazie ad essa, noi stiamo discorrendo di degrado, bombole e della bolla di Desideri. Curioso. Ed interessante: non trova?
    Perciò, proprio perché siamo in un blog che tratta di architettura (anche, per citarla), parlare di una mostra d’arte all’interno della “speculata” Stazione Tiburtina è altresì appropriato ed azzeccato. Bolla, Osmosis, Stazione: quali migliori ingredienti per far un buon bloody mary?

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