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NAGELHAUS: lo strano caso di Caruso St John e Thomas Demand – di Marta Atzeni

NAGELHAUS: lo strano caso di Caruso St John e Thomas Demand – di Marta Atzeni

Zurigo, Escher Wyss Platz: al di sotto dell’imponente viadotto in cemento grigio che attraversa la piazza, un piccolo chiosco e un ristorante cinese dai colori pastello accolgono i numerosi passanti che ad ogni ora della giornata attraversano il grande nodo stradale. A illuminare il loro percorso, lanterne cinesi come lampioni.

E’ questa l’immagine di Nagelhaus, progetto a sei mani del duo di architetti Caruso St John e dell’artista Thomas Demand. Episodio più complesso e per questo anche dalla lettura più problematica della loro lunga collaborazione: difficile distinguere i singoli contributi, capire dove inizia l’arte, dove l’architettura.

Un messaggio cifrato le cui chiavi di lettura sono da ricercarsi nella lunga collaborazione del trio, tappe più significative della quale sono state oggetto della ricca conversazione-mostra studio tenutasi a Roma il 29 Ottobre scorso tra Adam Caruso e Thomas Demand presso la British School, primo incontro del programma Meeting Architecture.

view of the exhibition Adam Caruso and Thomas Demand, Madame Wu and the Mill from Hell / ph. Daniela Pellegrini

view of the exhibition Adam Caruso and Thomas Demand, Madame Wu and the Mill from Hell / ph. Daniela Pellegrini

Nel 2000 Demand, in occasione della sua personale alla Fondation Cartier, è alla ricerca di una figura che lo aiuti nel realizzare la propria idea di esposizione, un middleman tra arte ed architettura esistente, dice. E’ solo l’architetto predisposto all’ascolto delle esigenze del cliente, delle stratificazioni dell’esistente, che può risolvere il problema: un problem solving, appunto, così come Caruso e St John definiscono il loro rapporto con l’artista. Fin dal racconto del primo incontro, chiara è quindi la base di questa collaborazione: l’idea condivisa sul rapporto artista architetto. Abbiamo allora la chiave per leggere le successive collaborazioni: la mostra a Palazzo Pitti a Firenze, l’installazione alla Kunsthaus di Bregenz, l’esposizione alla Neue National Galerie di Berlino.

In Nagelhaus, per la prima e finora unica volta, i ruoli si invertono: sono Caruso e St John a chiamare Demand. E’ lui questa volta il problem solver, che, attingendo dall’immenso archivio fotografico anonimo di giornali libri internet, trova la stubborn nail, cui gli edifici si ispireranno. I ruoli sono ora assegnati, ma per comprendere appieno l’esito di questa operazione, è necessario un ulteriore passaggio.

Caruso St John and Thomas Demand, Nagelhaus, 2007-2010

Caruso St John and Thomas Demand, Nagelhaus, 2007-2010

Demand, parlando della sua nota esposizione alla National Galerie di Berlino del 2009, sottolinea l’importanza di creare un’indimenticabile sequenza narrativa che guidi lo spettatore nella visita. Esposizione come esperienza.
Caruso descrive il lavoro del suo studio per convertire in residenza per lo stesso Demand un vecchio mulino, come un progetto per parti: ognuna delle otto stanze è stata progettata in autonomia, per ottenere altrettante differenti atmosfere. Architettura come esperienza. 
E’ proprio l’esperienza come obiettivo comune la chiave mancante per decifrare Naghelhaus.

Finalmente, non guardiamo più con diffidenza Naghelhaus perché incapaci di individuare il confine tra le due discipline, non rimaniamo perplessi pensando alla suggestione che ha ispirato il progetto. Anzi, appare ora come la più riuscita sintesi raggiunta dal trio. Gli intenti dei singoli si sovrappongono, arte e architettura si affiancano, senza subordinare l’una all’altra, fondendosi verso l’unico intento condiviso: non un intervento di arte pubblica da guardare, ma uno spazio da vivere. Come terapeuti, pensammo ad uno spazio pubblico. Uno spazio di interazione che potesse sostituirsi a un spazio a-sociale. Un ristorante, qualcosa che avesse una vita propria.
Nagelhaus come esperienza.
 

II appuntamento 11 Dicembre – REINIER de GRAAF
MEETING ARCHITECTURE. L’architettura e il processo creativo.
The British School at Rome
Via Gramsci 61, Roma
+39 06 3264939

 

 

 

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