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Quando Flora Wiechmann disegnava gioielli – di Alessandra Muntoni

Flora Wiechmann Savioli

Moglie di Leonardo Savioli, Flora era anche lei un’artista. Ma aveva scelto per sé un universo speciale, quello delle piccole cose. Piccole di dimensione ma di grande poesia nei contenuti. Con materiali poveri immaginava e realizzava gioielli, quadri e giocosi teatrini. Il tutto nella casa studio che Leonardo aveva costruito proprio davanti alla Certosa di Galluzzo, vicino Firenze, luogo che aveva ispirato Le Corbusier nel suo viaggio in Toscana del 1907.

Flora ha continuato ad abitare quella casa, aperta sul paesaggio e collegata al contesto con un esile percorso rettilineo,  ordinando l’archivio dei dipinti, dei disegni e dei grafici di Savioli, poi donati all’Archivio di Stato di Firenze. Ma lì ella stessa ha cominciato, fin dagli anni Sessanta, a realizzare i suoi gioielli.

La vediamo in un filmato disponibile in Google: Flora Wiechmann racconta, ottava parte. 

Chiunque abbia conservato una sensibilità per la gentilezza, la grazia, la garbata autoironia e l’ispirazione fanciullesca, ne rimane incantato. Tutta vestita di bianco, l’anziana minuta signora ci spiega il suo lavoro: una collana fatta con “ciottoli ruzzolati dal mare”, orecchini avviluppati all’orecchio che incastonano piccoli cristalli di pirite. E poi monili fatti con orologi ripescati dal fango dell’alluvione di Firenze del 1966, o con grovigli e spirali di filo di ferro,  dove trovi qua e là qualche piccola pietra dura colorata. Con scatole di cartoncino Tetrapak ritagliate realizza  paesaggi fiabeschi, dai quali emergono uccellini, poeti e ballerine.

Un fantastico mondo perduto, o un mondo che resiste alla brutalità quotidiana con la forza di un legame fortissimo con la vita e con la natura. Un grande lezione, antica e attualissima, del gioco delle emozioni.

 

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