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A proposito di critica dell’architettura, Gizmo, la nuova geografia inventata da Luca Molinari, i Beach Boys e altre storie – di Marco Maria Sambo

AltreVisioni - Marco Maria Sambo

  Leggevo l’altro giorno un articolo di Giovanni La Varra intitolato “La vertigine dell’elenco. Critici e architetti in lista d’attesa”, pubblicato nella sezione “Criticism” di gizmoweb.org (il blog di Marco Biraghi e Silvia Micheli). La Varra, nel tentativo di delineare un nuovo percorso per la critica dell’architettura in Italia, prende spunto dal dibattito lanciato da Luca Molinari qualche tempo fa con l’articolo “La critica per l’architettura in Italia. Punto e a capo”, apparso su ilpost.it il 17 giugno 2013. In sostanza Giovanni La Varra cade in un grosso equivoco commettendo un successivo errore, nonostante alcune delle sue riflessioni siano anche interessanti. L’errore sta nel voler ragionare sulla critica (e sui critici) partendo proprio dall’articolo di Molinari che non rappresenta affatto (come invece La Varra crede) una mappa, o una “geografia” (come alcuni la chiamano) della critica di architettura in Italia. Il pezzo di Molinari rappresenta semmai una cartina geografico/politica personale che (volutamente) dimentica alcuni Stati e ne crea altri che non esistono. Come se noi volessimo andare in Belgio e, aprendo la mappa, non lo trovassimo; come se accanto all’Olanda spuntasse improvvisamente Molinarilandia. Dov’è finito il Belgio? O cavolo, se lo sono portato via. Andiamo a Molinarilandia. Oppure, per fare un altro esempio: è come se noi, girando per Roma con la nostra super-mappa tascabile non trovassimo via del Corso, piazza di Spagna, via Margutta etc. Dove caspita è finita via del Corso? Chissà, tutti la cercano, girando vorticosamente per i meandri della città, gridando “Ridateci via del Corso! Ridateci via Margutta!”. Perché di questo si tratta. L’equivoco sta dunque nel fatto che molti personaggi del dibattito sull’architettura contemporanea prendono per buona una mappa che buona non è, perché mancano centinaia di strade del centro di Roma, mancano interi Stati, manca la geografia reale. E continuano a cadere in questo equivoco a distanza di mesi. Ma spieghiamoci meglio e ragioniamo sull’articolo di Molinari ponendoci qualche domanda. Come si fa a delineare una nuova geografia politica di critica per l’architettura in Italia dimenticando la maggior parte delle esperienze che hanno fondato e costruito il dibattito di architettura negli ultimi 15/20 anni? Come si fa a costruire una geografia critica senza comprendere buona parte della complessa e frastagliata evoluzione culturale sul web, da antiThesi di Sandro Lazier a Channelbeta di Gianluigi D’Angelo, da Collaboratorio di Furio Barzon ad archphoto di Emanuele Piccardo? Come si fa a escludere dalla mappa della critica italiana persone come Antonino Saggio che ha fondato l’information technology lanciando, oltre ai suoi libri di critica e di Storia dell’architettura, nuove linee rivoluzionarie per il dibattito sull’architettura contemporanea? Perché, perdonatemi, ma questa sembra una posizione leggermente estremista; è come dichiarare che in Europa non esiste la Germania. Come è stato possibile dimenticare completamente la vera storia della critica italiana in favore di riviste come San Rocco, Inventario e Dromos? Come si fa a dimenticare la rivista Gomorra diretta da Massimo Ilardi che dal 1998 al 2007 è stata di fondamentale importanza per il dibattito di architettura in Italia? Su Gomorra (storica rivista cartacea) hanno scritto architetti, professori e persone di cultura come Nicolini, Boeri, Aymonino, Anselmi, Purini, Canevacci, Tursi, Ciorra, Memo, Piccardo, Abruzzese, De Fusco e moltissimi altri. Su Gomorra sono nate moltissime nuove visioni che hanno poi trovato spazio autonomo (anche sul web) facendo crescere il dibattito critico in Italia. Come facciamo a dimenticare tutto questo bollando addirittura come semplice e banale “surfing” culturale ricerche importanti di critica come Wilfing di Salvatore D’Agostino o un’esperienza fondamentale come presS/Tletter che ha contribuito a scrivere la storia della critica in Italia negli ultimi 10 anni? Come è stato possibile dimenticare completamente l’associazionismo culturale e i nuovi portali web di frontiera che negli ultimi anni hanno creato materialmente, online e sul territorio,  nuove relazioni critiche facendo nascere dibattiti, link e connessioni complesse che prima non esistevano come nel caso, solo per fare due esempi, di New Italian Blood e dell’Associazione italiana di Architettura e Critica? L’Associazione italiana di Architettura e Critica ad esempio (una realtà che Molinari conosce benissimo) coinvolge migliaia di persone ogni anno e dialoga con grandi maestri dell’architettura come Piano, Fuksas, Siza, Libeskind, Wines, Cucinella, Tagliabue (solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente), facendo importanti pubblicazioni, scrivendo parti importanti di presente e di futuro per quanto riguarda la critica dell’architettura in Italia. Quindi possiamo davvero affermare che oggi -al di là del loro diritto a dire la loro, con forza, sempre e comunque- San Rocco, Dromos e Inventario hanno maggiore peso critico sul dibattito di architettura in Italia? E possiamo seriamente escludere quelle realtà critiche che sono in grado di coinvolgere migliaia di persone e che riescono a costruire, con passione e fatica, nuovi movimenti per l’architettura capaci di dialogare con il mondo della cultura, del giornalismo e dell’arte? Davvero pensiamo che siano solamente i salotti buoni che conosciamo ad avere diritto all’esistenza oppure vogliamo aprire il dibattito e confrontarci una volta per tutte? Chi è che banalizza il dibattito? Chi è che radicalizza il dialogo cancellando con un colpo di spugna l’intera storia della critica in Italia? Stiamo scherzando oppure facciamo sul serio? Perché se facciamo sul serio allora la conclusione è questa: l’articolo di Molinari non rappresenta nessuna mappa, rappresenta semmai la sua geografia, personale, del tutto legittima (ci mancherebbe) ma non è affatto una cartina geografica e non può rappresentare una guida (neanche sintetica) per la critica italiana di architettura. Luca Molinari rimane (a parte questo suo articolo) persona brillante e intelligente, per questo dovrebbe scrivere un secondo pezzo su questo tema, disegnando una geografia reale, non inventata. Altrimenti rischiamo (magari in buona fede, magari senza volerlo) di giocare in modo scorretto, cambiando le regole del gioco, cancellando chi non la pensa come noi, procedendo verso una deriva culturalmente antidemocratica e settaria che privilegia solamente gli amici e tenta di eliminare alla radice la vera storia della critica dell’architettura contemporanea in Italia. E noi non solo non staremo a questo gioco, ma continueremo a combattere culturalmente, come sempre, per cambiare realmente le cose.

 

  Festeggiamo queste inutili riflessioni cercando disperatamente la Germania sulla mappa (ma dove l’avranno messa), ascoltando insieme i Beach Boys, “Surfin’ USA”, rigorosamente live, a tutto volume, ballando sulla banalizzazione del dibattito di architettura. Buona visione, ecco l’indirizzo:

http://www.youtube.com/watch?v=7vki-zqtqTA

 

di Marco Maria Sambo

marco_sambo@yahoo.it   

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Riferimenti e Link

Luca Molinari – “La critica per l’architettura in Italia. Punto e a capo” – ilpost.it (articolo pubblicato anche sulla rivista olandese “Volume”:

http://www.ilpost.it/lucamolinari/2013/06/17/la-critica-per-larchitettura-in-italia-punto-e-a-capo/

Giovanni La Varra – “La vertigine dell’elenco. Critici e architetti in lista d’attesa” –  gizmoweb.org:

http://www.gizmoweb.org/2013/11/lavarra-vertigine/

Massimo Ilardi – “Gomorra. Una strana rivista” – Meltemi Editore:

http://www.meltemieditore.it/Scheda_libro.asp?Codice=Y071

San Rocco:

http://www.sanrocco.info/

Dromos:

http://dromosweb.com/

Inventario:

http://www.inventario-bookzine.com/home.html

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Aforismi

Credo che nella capacità di esprimere con durezza giudizi e prospettive, nella scelta di metterci la faccia prendendo posizione, e nella capacità della critica di tornare ad essere “politica” nella realtà e oltre alla disciplina, ci siano alcuni elementi da cui ripartire e su cui costruire un modo utile di contribuire alla profonda metamorfosi in cui siamo immersi.” (Luca Molinari – “La critica per l’architettura in Italia. Punto e a capo” – ilpost.it)

 

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