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CITTA’ RIBELLI – di Giulia Mura

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CITTA’ RIBELLI: i movimenti urbani dalla Comune di Parigi ad Occupy Wall Street

di David Harvey

Edizioni Il Saggiatore, 2013

€ 20,00

“La rivoluzione dovrà essere urbana o non sarà affatto.”

 

Un testo critico, lucido e sincero, scritto dal geografo e geopolitico britannico di stampo marxista David Harvey (1935) oggi professore di antropologia presso il Graduate Center of the City University di New York. Un saggio che arriva dopo quasi tre anni di silenzio editoriale, ma che improvvisamente sembra risvegliare le coscienze, riponendo l’attenzione sulla questione dei conflitti sociali messi in relazione al tema dello sviluppo urbano. Così, ripercorrendo cronologicamente alcuni degli eventi più significativi – dalle rivolte popolari nella Parigi del 1871 in seguito alla riconfigurazione voluta da Haussmann, fino ai movimenti riot che hanno investito negli ultimi anni le periferie delle grandi metropoli – Harvey pone l’accento su quanto la città sia il teatro di messe in scena utopistiche e spazio di conflitto contro quei pochi che, controllando l’accesso alle risorse comuni, decidono poi la qualità della vita di molti. 

Città ribelli, unendo rigore scientifico e passione politica, ripercorre la storia delle città come centri propulsori della lotta di classe e dei movimenti di riappropriazione dei diritti collettivi. Partendo dal saggio cruciale di Henri Lefebvre “Il diritto alla città”, David Harvey esplora gli effetti delle politiche neo-liberiste sulla vita urbana degli ultimi trent’anni: le modalità con cui la schiavitù del debito immobiliare ha paralizzato il ceto medio, le classi povere e le minoranze, il progressivo restringimento dello spazio pubblico per la cittadinanza a vantaggio del business.

Per approdare, infine, al quesito fondamentale: in che modo, in tempi di crisi, possiamo riorganizzare le città perché siano socialmente ed ecologicamente più giuste? E che ruolo – attivo – deve avere il popolo in questo processo di guarigione e ricostruzione? Perché, in fondo, “la questione di che tipo di città vogliamo non può essere disgiunta dalla questione di che tipo di persone vogliamo essere, che tipo di relazioni sociali cerchiamo, che rapporti abbiamo con la natura, che stile di vita desideriamo o che valori estetici abbiamo”.

Si può dargli torto?

Voto: 8

 

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