presS/Tletter
 

Luigi Pellegrin architetto – la biografia scritta da lpp

Scarica il primo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il secondo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il terzo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il quarto capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Cap.1

La lezione di Wright

1.1 Inizi

Luigi Pellegrin nasce in Francia il 21 aprile del 1925 a seguito di un momentaneo trasferimento della famiglia determinato dall’apertura di un cantiere a Courcellette, nel quale aveva trovato impiego, come capo carpentiere, il padre.

Sono passati sette anni dalla fine della prima guerra mondiale, tre dalla marcia su Roma, neanche uno dal delitto Matteotti e pochi mesi dal discorso di assunzione di responsabilità di Mussolini alla Camera. L’Italia, nonostante la retorica nazionalistica, non priva di velleità espansionistiche, fatica a risolvere i propri problemi interni e avviare una  trasformazione, sia pure timida, da nazione agricola a industriale.

Intorno agli anni Trenta, Pellegrin padre partecipa alla costruzione del complesso delle suore del Buon Pastore, un convento monumentale in grado di ospitare 2.000 religiose, ubicato nella periferia romana. Progettista il celeberrimo Armando Brasini, neo Accademico d’Italia, architetto tra i più apprezzati della capitale, insieme con Cesare Bazzani e Marcello Piacentini. Architetto di gusto barocco ma non privo di genialità ha pubblicato i suoi disegni visionari in “L’Urbe massima ”, realizzato piani urbanistici, palazzi, negozi e le scenografie dei film “Theodora” (1919) e “Quo vadis?”(1923). Ha un enorme studio a via dei Prefetti che, per fasto e gusto decadente, potrebbe competere con il Vittoriale di D’ Annunzio.

Luigi Pellegrin ricorda: “ avevo cinque anni. Al Buon Pastore passai i cinque anni successivi, mentre l’edificio cresceva più in fretta di me. A quel tempo per me l’idea di architettura era chiara e semplice ”. Consisteva di grandi spazi, eseguiti con perizia artigianale, dotati di senso soprattutto simbolico. E’ un apprendimento lontano dai dettati del Movimento Moderno che proprio in quegli anni si affermava attraverso le opere  che Le Corbusier, Mies, Gropius realizzavano in Europa ( il Weissenhof siedlung è del 1927, Villa Savoie e il padiglione di Barcellona del 1929) e che Brasini stigmatizzava parlando di logica fondata “ sul modulo d’una architrave di cemento armato sorretto da colonne tubolari buone per collettori ”. Ma, vicino ad una concezione sacrale dell’architettura intesa come il frutto di uno sforzo collettivo guidato dall’architetto, concepito come un personaggio demiurgico. Affermerà più tardi Pellegrin “ per me l’architetto non è una figura professionale, è un’entità scelta dal gruppo sociale per visualizzare e costruire il livello di qualità raggiunto da quel gruppo ”.

Attratto più dalla concretezza del cantiere che dalla astrattezza degli studi, Pellegrin frequenta le scuole con distrazione. Allo scoppio della guerra mondiale è ancora troppo giovane per andare al fronte. Nel 1942 si ritrova militarizzato e lavora per la croce rossa. Nell’ottobre del 1943, per non combattere per la Repubblica di Salo’, diserta e si nasconde in un casolare. Terminata la guerra, consegue la maturità. Nel 1946 si iscrive all’università. Ma dal 1946 al 1948, cioè dai 21 ai 23 anni, lavora con la Soprintendenza di Roma collazionando manufatti antichi di una collezione confiscata nel 1911. Si guadagna da vivere anche dipingendo paralumi e fazzoletti. E’ uno studente svogliato. Ricorda: “ cinque anni di stupidità personale, con una sola certezza: i gestori della cultura non supponevano che gli allievi autentici abbisognassero di radici da sviluppare, per poter dare diversità alla tanto conclamata diversità dell’architettura moderna ”. Uno dei pochissimi docenti che lo colpiscono è Vincenzo Fasolo, professore di Storia dell’architettura, che lo invita a trascorrere 3 mesi al foro romano a schizzare rilievi. All’università incontra Mario De Renzi e Enrico Del Debbio che però lo lasciano indifferente. Dal 1948, insieme al’amico Silvio Biuzzi, che veniva dalla scuola aeronautica, disegna negozi. In uno stile pulito alla Giò Ponti, tanto che un lavoro ha un certo successo ed è pubblicato da Domus. Al terzo anno di corso, abbandona i negozi e comincia a dedicarsi all’architettura, affascinato da Theo van Doesburg e dal neoplasticismo olandese. Per il corso del Professor Marino, seguito dall’assistente Dall’Olio, realizza un progetto per una villa unifamiliare dove applica i principi della scomposizione dei volumi. Nel 1950 decide di abbandonare l’università. Lavora per Antonio Sulplizio e poi per Ciro Cicconcelli. Per due anni si impiega all’ufficio tecnico dell’INAM come disegnatore. Nel 1952 si licenzia e riprende l’università. Supera gli esami di tecnologia con Pier Luigi Nervi che, però, vorrebbe bocciarlo.

Si presenta agli esami di Composizione IV e V con Arnaldo Foschini, nonostante il parere contrario dell’assistente Saverio Muratori. Il dissidio, con colui che più tardi sarà uno dei personaggi più potenti e carismatici del fronte tradizionalista, nasce a proposito di una tesina sull’Estetica di Benedetto Croce che Muratori assegna a Pellegrin per superare il corso facoltativo di critica. Pellegrin se la fa scrivere da un amico e la presenta a Muratori. Nella discussione, sulla scia di convinzioni maturate anche attraverso la lettura di Cesare Brandi e Bruno Zevi, sostiene che il cinema è una delle forme più interessanti d’arte. Muratori si insolentisce e lo contraddice, determinando la pronta reazione di Pellegrin che si alza e se va, creandosi un nemico giurato.

Foschini, però, apprezza la genialità sfrontata del ragazzo, così come la apprezza Piacentini al quale Pellegrin propone per l’esame di urbanistica un progetto di piano regolatore di Nettuno. Sono questi due professori, che Pellegrin ricorda a distanza di tempo. Oltre, ovviamente, al maestro Fasolo che lo salverà in sede di tesi di laurea, quando Muratori tenterà un’ultima carta – l’espulsione per aver infranto le regole sulla redazione degli ex tempore – per vendicarsi….

Scarica il primo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il secondo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il terzo capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

Scarica il quarto capitolo della biografia di Luigi Pellegrin architetto

 

Leave A Response