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Intervista a REINIER de GRAAF – di Marta Atzeni

Intervista a REINIER de GRAAF – di Marta Atzeni

A partire da alcuni dei temi indagati dal programma Meeting Architecture della British School at Rome abbiamo intervistato Reinier de Graaf, partner di OMA e direttore di AMO, protagonista a Roma l’11 dicembre scorso del secondo appuntamento del programma.

Sulla prossima Biennale di Venezia, solo una battuta. In attesa quindi di poterla scoprire il prossimo giugno, abbiamo parlato con lui di AMO, dello Strelka Institute – la scuola post lauream rivolta all’architettura, al design e ai media da loro diretta – e degli attuali ambiti di indagine del famoso think tank.

Uno dei temi del programma Meeting Architecture è il superamento dei confini tra i diversi processi creativi di cui AMO, estendendo il concetto di architettura, è in sé uno straordinario esempio. Quali sono i background professionali di chi lavora in AMO?

Non si può dare una risposta univoca a questa domanda perché, a seconda del progetto in cui siamo coinvolti, collaboriamo con persone provenienti da differenti ambiti professionali. Alcune persone che lavorano in AMO sono architetti, altri giornalisti. Abbiamo collaborato con esperti in scienze politiche, graphic designer, fotografi e anche scienziati, come nel caso del progetto sull’energia ROADMAP2050. Non c’è un limite ai profili professionali delle persone con cui lavoriamo, suppongo perché non c’è un limite alla conoscenza.

Come è organizzato il lavoro in AMO?

L’organizzazione dello studio varia in base ai progetti di cui AMO si occupa. C’è un piccolo nucleo fisso di persone che fa parte dello studio da molto tempo e ne conosce profondamente il metodo di lavoro. Una volta definito e concordato lo scopo del particolare progetto, cerchiamo collaboratori che possano aiutarci a perseguirlo, offrendo un contributo nei campi che non sono di nostra stretta competenza. In questo modo, ogni team è confezionato su misura per ciascun progetto. AMO è nato proprio per indagare quei temi di cui noi, in quanto studio di architettura (OMA), non siamo necessariamente esperti: il nostro compito è quindi quello di coordinare le diverse competenze implicate nell’elaborazione del progetto.

Stadskantoor - Facade Collage from north © OMA

                                                               Stadskantoor – Facade Collage from north © OMA

Allo Strelka Institute di Mosca AMO propone un programma didattico interdisciplinare. Come è stato concepito?

Allo stesso modo che in AMO, quando abbiamo iniziato a collaborare con lo Strelka siamo partiti da una serie di tematiche che sono nostri ambiti di indagine da molto tempo. Abbiamo anzitutto guardato alla Russia, individuando per quali di quelle tematiche la Russia fosse un ottimo esempio. Abbiamo così selezionato i temi per i laboratori e, di conseguenza, abbiamo cercato persone adeguate a coordinare il programma didattico.

Uno di questi temi è la urban economics, su cui è incentrato il suo corso che inizia a febbraio …

Ci occupiamo di quella che noi chiamiamo Megalopoli(tic)s, parola che nasce dalla contrazione dei termini megalopolis e politics. Cerchiamo di trovare un modo di guardare alla città come prodotto di un progetto d’architettura, nonché di un piano urbanistico, di un atto governativo, infine di una pallina di un flipper dominato dall’economia. Come in uno studium generale, si cerca di definire la città come luogo in cui diverse discipline trovano un terreno comune, la città come un dominio comune cui queste possano essere applicate.

Altro tema di indagine di Meeting Architecture è la collaborazione tra arte e architettura. A questo riguardo, emblematico è il 24-hour museum, realizzato per PRADA da AMO in collaborazione con l’artista Francesco Vezzoli. Ce ne può parlare?

Il 24-hour museum nel Palais d’Iéna di Perret a Parigi è stata l’occasione per dare forma alle nostre suggestioni sul museo e sullo spazio museale. Un’interessante triangolazione tra un artista, uno studio di architettura e la casa di moda Prada, nostra cliente. Un museo di musei, un metaprogetto in cui la contemporanea, la classica e l’intera idea di conservazione sono state simulate per 24 ore. Così il museo diventa evento. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della collaborazione con Prada: l’architettura diventa una mise-en-scène, una nozione sempre più effimera. Proprio come ho mostrato nella conferenza alla British School at Rome: da un semplice negozio allo spazio flessibile del Prada Transformer, fino al museo di musei della durata di sole 24 ore. Una fortunata unione tra il più duraturo di tutti i fenomeni, il museo, e il concetto strettamente temporaneo delle 24 ore. L’aspetto più interessante del progetto è proprio questo: il coniugare l’eterno con il temporaneo.

Public Works © OMA / ph. Frans Parthesius

                                                                      Public Works © OMA / ph. Frans Parthesius

Quali sono gli attuali campi di indagine – preoccupations – di AMO?

Attualmente, ci stiamo concentrando su come promuovere alcuni princìpi in un’epoca in cui il settore pubblico è quasi totalmente assente e, sempre di più, lascia l’iniziativa a quello privato, cioè ad attori commerciali. Cerchiamo di definire delle strategie che vedano questi attori lavorare per una grande causa, che sia la conservazione, l’arte o lo shopping, come nel caso di Prada, un marchio di moda chiaramente disposto a investire nella cultura. E’ questo il tipo di iniziative che vogliamo incentivare. Abbiamo anche lavorato con le grandi aziende private di energia, per sostenere la causa delle energie rinnovabili. In sintesi, si tratta di elaborare strategie volte a promuovere determinati princìpi nell’economia di mercato, dove l’unico obiettivo perseguito è il profitto, cioè l’economia stessa. Cerchiamo quindi lavori che siano casi emblematici.

Quale sarà il ruolo di AMO nella prossima Biennale di Architettura?

Sulla prossima Biennale posso dire davvero poco. Tieni presente che si tratta di un incarico affidato a Rem Koolhaas e non necessariamente al nostro studio. Posso solo dire che la prossima Biennale sarà sull’Architettura e il suo stato attuale. 

 

 in copertina Yes world: The ‘YES’ regime: a diagram illustrating the rise of the market economy and the rising dominance of the Yen, Euro and Dollar. Copyright OMA
 

IV appuntamento 4 Marzo – AMOS GITAI
MEETING ARCHITECTURE. L’architettura e il processo creativo.
The British School at Rome
Via Gramsci 61, Roma
+39 06 3264939

 

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