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Una lancia in favore della Muratorio: chiudiamo le scuole di architettura! – di Alessandro Luigini

muratorio

Anni fa vidi una puntata del Maurizio Costanzo Show in cui intervenne un avvocato, probabilmente in cerca di visibilità, che asseriva di voler  “difendere” l’indifendibile Giulio Andreotti da tutte le accuse a lui mosse in quel tempo.

Su molti punti dell’operato della collega Arch. Paola Muratorio non intendo perseguire la stessa strada del volontario difensore di Andretti, ma a seguito di alcuni accadimenti recenti, le non poche critiche arrivate da differenti direzioni e, non ultima, una petizione di Gianluigi D’Angelo per chiederne le dimissioni dalla presidenza di Inarcassa, propongo un ragionamento.

Sia chiaro, chi ritiene di firmare anche con altre motivazioni firmi pure!

Però trovo necessario riflettere su un aspetto certo non secondario.

Con un collega discutevo se la svendita di prestazioni per la redazione di attestazioni di prestazione energetica andasse veramente a ledere la dignità professionale di una intera categoria. Perché molti sui social discutono questo.

Ma anche in relazione all’indignazione nei confronti dei giudizi per l’Abilitazione Scientifica Nazionale, settore disciplinare Icar14, che da queste pagine è partita sotto forma di petizione e sta facendo il giro della rete, mi viene da pensare che tutto sommato (non so dirlo in modo più elegante e politicamente corretto) il ruolo dell’architetto nella società è ancora quello dell’elaboratore di idee e promotore di progetti. Non penso, ma potrei non essere informato, si sia verificato l’intero corpus dei verbali per tutte le aree disciplinari. Si, è vero! La commissione Icar14 si è prestata non poco a critiche e indignazioni, tanto che in molti hanno paventato ipotesi di responsabilità civile per chi ha interpretato un ruolo pubblico in modo così, diciamo, informale e personalistico, disponendo, più che decidendo, delle sorti dei candidati.

Che rapporto hanno questi due fatti? Credo che ci aiutino a comprendere dove poter rintracciare i reali problemi della nostra professione e, si spera, visualizzare eventuali prospettive di soluzione.

Secondo il Cresme il mercato potenziale nel campo dell’edilizia di Italia e Francia è sostanzialmente analogo, mentre il numero degli architetti in Italia è quasi 5 volte superiore del numero di architetti in Francia! Uno su cinque! Il problema è tutto qui! Non so neppure se in Francia gli architetti si preoccupino di redigere Attestati di Prestazione Energetica… Forse li redigono, come dovrebbe essere, i progettisti di impianti… Perché la mia energia, la mia voglia di cambiare il mondo la vorrei spendere per ciò che davvero contraddistingue la mia vituperata professione: IL PROGETTO!

Cosa importa se qualche agenzia immobiliare o semplice privato acquista una prestazione professionale al prezzo di un mese di paytv: non sarebbero mai clienti di un architetto. Avessero un progetto da realizzare chiamerebbero figure più concrete ed economiche di noi inguaribili sognatori. Dirò di più: l’inserzione su groupon sancisce chiaramente che il prezzo di mercato della certificazione (il presso di partenza su cui è applicato lo sconto per arrivare ai famosi 39€) è una cifra più alta del prezzo di mercato, almeno in certe zone del Paese.

E torno sulla Muratorio.

Molti (comprensibilmente e legittimamente) lamentano un eccesso nell’aumento della quota minima da versare a Inarcassa (anche se penso sia molto più grave la mancata informazione sui movimenti finanziari disastrosi perpetuati fino ai primi anni della crisi che hanno puntellato uno dei bilanci più solidi tra gli enti previdenziali italiani). Ecco, penso invece che la Muratorio abbia fatto bene. Almeno a individuare una Politica, certo non a infierire su un settore già in crisi. La Politica in questione è: per fare molto bene questo mestiere si deve lavorare tanto, fare molte esperienze e se fatturi 15.000€ all’anno magari facendo anche altro, non potrai mai fare questo mestiere come si deve. Attenzione! Non che il ‘bassofatturante’ non sia serio o necessariamente superficiale, anzi a naso direi il contrario, ma oggettivamente se dopo 20 anni di professione hai realizzato 3 progetti probabilmente avrai anche talento ma il francese tuo coetaneo che ne ha realizzati 15 è sicuramente un professionista che ha avuto almeno 5 volte di più l’occasione di crescere. E questo su cosa si ripercuote? Sulla qualità delle nostre città. Non che sia la sola ragione, ma se ‘sparo’ tanti colpi sono sicuro che dopo un po’ sarò capace di avvicinarmi maggiormente al centro del bersaglio. Così dopo aver progettato dieci edifici discreti dovrei essere più probabilmente capace di progettare un edificio eccellente. Almeno con più probabilità di un ‘pari talentuoso’ collega che ha realizzato solo un paio di opere. Quindi in Italia, non temo smentita, sono rare Opere mature.

Allora? La proposta: chiudiamo per 10 anni le scuole di architettura. O almeno fino a quando i commissari della abilitazione scientifica nazionale settore icar14 vadano in pensione o fuori ruolo. Così saremo di meno, guadagneremo di più, le nostre città miglioreranno, Inarcassa avrà una sostenibilità di bilancio a 50anni.

Detto questo, in realtà non sono contento della direzione Muratorio, quindi vado a firmare la petizione…

2 Comments

  1. pierluigi 16/02/2014 at 11:04

    La proposta è sicuramente provocatoria e probabilmente sensata. Il problema è che l’affollamento di concorrenti e la situazione di mercato ha fatto sì che chiunque voglia intraprendere questa professione abbia bisogno di capacità di autopromozione e di imprenditorialità eccezionali, a cui non tutti sono preprarati. In più necessità di strutture professionali molto più compesse (addio nanismo professionale..) cozza contro una legalità zoppicante per la quale non ci sono mai certezze equipollenti (ci vengono richieste prestazioni professionali ineccepibili da un punto di vista tecnico, burocratico ed amministrativo mentre il cliente – pubblico o privato – che non paga spesso la passa liscia). Quindi la moratoria “professionale” andrebbe di pari passo con una moralizzazione del settore ed una educazione generale del sistema alla qualità. La moratoria da sola non basta

    • Alessandro 18/02/2014 at 19:32

      Concordo. La proposta è si una provocazione, ma sono convinto che il problema fondamentale risiede nella “quantità” di architetti in Italia. Quantità che ne definisce le “qualità”. Tra mercato potenziale e immobilismo finanziario in Italia dovremmo essere 60-70.000 architetti. Magari 80.000. Non di più.
      Non ci preoccuperemmo di settori marginali della nostra professione, aggrediti da altre professionalità pi elastiche e disposte a rispondere direttamente alle richieste di mercato.
      Forse un modo di perseguire questo “riordino” potrebbe passare per una separazione (almeno parziale) delle competenze tra le figure principali che si occupano di edilizia e la regolamentazione (limitazione, inibizione?) della attività professionale per chi detiene rapporti lavorativi a tempo indeterminato con enti pubblici o aziende private.

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