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ARCHITETTURA IN-ORGANICA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

ARCHITETTURA IN-ORGANICA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

 

 

“… La Bellezza consegue sempre da una pienezza totale di natura dell’espressione : che è espressione intrinseca . Mai l’eccesso va confuso con l’esuberanza … chi conosce questa differenza tra eccesso ed esuberanza sente la natura del principio poetico …”

 Frank Lloyd wright – Testamento

 

 

 

Un’architettura museale dovrebbe farsi essa stessa, in quanto tale, strumento di veicolazione del suo contenuto?

Partendo da questo assunto con una risposta positiva, un museo dedicato alle scienze naturali dovrebbe essere progettato traendo ispirazione dalla morfologia degli esseri viventi!

Non in modo diretto e superficiale ovviamente, ma ispirandosi all’ordine prodotto dalle leggi della fisica e della fisiologia e al tipo di bellezza che generano, complessa ed esuberante ma nello stesso tempo, essenziale e necessaria.

Il “Biomuseo di Panama” progettato da Frank Gehry è dedicato alla biodiversità della natura panamense ed è organizzato in padiglioni a tema  distinti tra loro e disposti secondo una geometria radiale intorno ad un podio sopraelevato d’ingresso che funziona come snodo distributivo centrale.

Questo spazio aperto è stato coperto attraverso l’aggregazione irregolare di pannelli metallici piegati e deformati in maniera apparentemente casuale; un “cumulo di elementi laminari” che conferisce all’architettura una consistenza quasi del tutto destrutturata facendola assomigliare ad un edificio investito da uno tsunami.

Le usuali, acrobatiche contorsioni volumetriche “alla Gehry” (come quelle del Guggenheim) sono sostituite da una composizione disordinata che dà all’insieme una certa massa solo in virtù della sua densità.

 

BILBAO 1

Il Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry – immagine tratta dall’album di Txanoduna

 

Internamente, la strana volta metallica che ne risulta è dotata di una certa altezza e animata dalla presenza degli intricati pilastri alberiformi in calcestruzzo ed acciaio che la sostengono, elementi che creano una certa enfasi ed una strana atmosfera a metà strada tra quella di un “riparo postnucleare” costruito con materiali recuperati e quella di un edificio dal carattere mistico.

Una strana chiesa postatomica  costruita dai resti della distruzione che rimanda ai disegni di Lebbeus Woods!

Aldilà di tutto questo comunque si tratta di un progetto che si colloca sulla direttrice della più tipica “architettura Gehryana” con le sue forme scomposte che ci rimandano al tema centrale che, a nostro avviso, emerge dall’osservazione di quest’architettura: la gestione della complessità della forma.

Osservando il progetto dall’esterno infatti si viene colpiti da una sensazione di caos senza regole derivante dalla costante variazione della forma; si tratta però di una “variazione isotropica” che per assurdo, porta ad un effetto di piattezza.

 

PANAMA 2

Il nuovo “Biomuseo di Panama” appena ultimato da Frank Gehry – immagine tratta dall’album di krossbow

 

In altre parole, si ha l’impressione che questo tipo di logica scompositiva a tappeto, senza una qualche gerarchia dominante percepibile, produca un insieme amorfo.

Tornando alle similitudini con le scienze naturali si potrebbe dire che esso è dominato da un “disordine inorganico”, nel senso che la sua geometria appare priva di un ordine fisiologico, cosa che costituisce senz’altro un controsenso dato il tema del museo.

Comunque, si è nel campo dell’arbitrarietà formale prodotta da un approccio personalistico all’architettura che tende a ridurne i canoni valutativi alla pura estetica, al formalismo, cioè alla sfera soggettiva; allora sorgono i due seguenti quesiti legati tra loro, il primo dei quali è di carattere filologico, mentre il secondo è tipo etico.

Ci chiediamo se nel campo della nostra difficile arte sociale la ricerca di un’estetica “puramente formale” abbia un senso oppure se la bellezza architettonica derivi ancora dalla sintesi tra forma e funzione (come la bellezza di origine biologica), ovvero da un’operazione sicretica più complessa rispetto a quella compiuta “dall’artista figurativo” che, pur nella massima libertà espressiva possibile si muova verso il rigore dell’essenzialità.

Infine ci chiediamo se un approccio personalistico di questo tipo, che caratterizza tanta parte dell’architettura contemporanea, non sia eticamente discutibile in quanto ormai superato dai tempi che invece richiedono chiarezza d’intenti, valori condivisibili ed il ritorno ad un maggior rigore disciplinare .

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1 Comment

  1. Claudio 16/03/2014 at 11:54

    Il mondo non ha più bisogno (ne ha mai avuto realmente bisogno?) di opere come queste, realizzate a cifre senza ritegno e mantenute in vita con dispendi energetici e monetari altrettanto imbarazzanti.
    Quest’architettura McDonald’s, identica nell’aspetto e nel sapore ovunque nel mondo, indipendentemente dalle sue condizioni di necessità, è ormai indigeribile; il vero problema sono la durata e gli effetti dell’indigeribilità, molto diversi da quella di un panino!

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