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Dalla composizione alla strategia. Dispositivi architettonici contemporanei_ di Andrea Anselmo

Dalla composizione alla strategia. Dispositivi architettonici contemporanei_ di Andrea Anselmo

Testo inedito

Dalla biennale del ’80, in cui la facciata di Koolhaas ha sconvolto il pacato ritmo della postmoderna strada novissima, l’architettura è decisamente cambiata. Nel suo caso la funzione di portatrice di significato, più che agli elementi architettonici, abbondanti sulle altre facciate “classiche”, era adibita ad una assenza. La tenda bianca e la luce al neon che componeva la scritta OMA costituivano un passaggio di paradigma che gli altri architetti invitati da Portoghesi non avevano ancora gli strumenti per cogliere. Da questo istante in poi, infatti, la corsa verso lo spegnersi di un atteggiamento architettonicamente postmoderno è stata irrefrenabile.
Il passaggio da un’architettura compositiva ad una costituita da dispositivi, più assemblati che disegnati, ha visto in Koolhaas un padre concettuale. Vero però, è che negli stessi anni l’architetto olandese non era l’unico a prodigarsi per un cambiamento. Peter Eisenman nel ’83 stava, infatti, finendo di progettare una serie di dieci case che delle ville convenzionali condividevano solo il nome. Per Eisenman, come ricorda Antonino Saggio, “non esistono più figure date a priori (il tetto, la finestra, l’edicola, il portico) ma segni astratti, senza significato proprio.” [1]
Nel suo modo di progettare lo strumento che sembra avere più successo è senz’altro la procedura. Quest’atteggiamento costituirà la base lavorativa di molti progettisti contemporanei, tra cui il suo allievo Greg Lynn che implementerà questo metodo in ambiente digitale. I suoi blob sono, infatti, il prodotto di una serie di azioni eseguite da software di animazione presi in prestito dall’industria cinematografica. [2]
Ora, se Koolhaas, Eisenman, Lynn sono i padri teorici di questo modo di fare, i loro figli sono tantissimi, e dagli anni ’90 in poi hanno declinato queste fiorenti scoperte in una moltitudine di strategie progettuali. Sebbene queste strategie siano diverse, ci sono alcune caratteristiche condivise. Questi progetti non sono più costituiti da elementi composti insieme, ma da sistemi interconnessi (pelle, struttura, piani, ma anche impianti, divisioni interne, ecc…). Lo strumento per eccellenza per descriverne il funzionamento e le relazioni interne è sicuramente il diagramma.

Progetti del genere vengono ormai ideati e costruiti da più di vent’anni come la Seattle Library o il terminal di Zeebrugge di OMA ma anche moltissimi progetti di Zaha Hadid tra cui il Phæno Science Centre a Wolfsburg ma le loro possibilità più grandi risiedono in aspetti inaspettati.
Questa forma di progetto permette un’estrema libertà e consente a studi internazionali residenti in continenti diversi di collaborare su uno stesso progetto occupandosi ognuno di sistemi diversi che compongono l’edificio.
Un esempio di questa pratica è il concorso internazionale per l’estensione del museo Boijmans di Rotterdam in cui NIO Architecten ha collaborato con lo studio MAD di Pechino, i primi si sono occupati degli interni, mentre lo studio cinese ha progettato la facciata free-form.
Un altro caso significativo è il Yeosou Oceanic Pavillon in cui Tom Wiscombe e Roland Snooks hanno collaborato nello sviluppo di uno stesso sistema architettonico (quello della pelle) con tecniche differenti ognuno. Il modello digitale era modificato tramite scripting dallo studio Kokkugia per poi essere inviato allo studio Emergent per integrare i cambiamenti attraverso la modellazione. Questo processo iterativo ha portato ad un risultato in cui non si riesce a distinguere quale parte dell’intero sistema sia frutto di una o dell’altra tecnica. Questa pratica, definita dallo stesso Wiscombe “messy computation”, ha permesso a questi studi di collaborare operando in maniera creativa su uno stesso manufatto senza impedire lo sviluppo del resto del progetto in fasi lavorative, come i concorsi internazionali, in cui il tempo è cruciale. [3]
Casi recentissimi come questo, mostrano come le potenzialità di questi dispostivi architettonici contemporanei siano enormi e ancora tutte da scoprire.

Note:
1. Antonino Saggio, Peter Eisenman, Trivellazioni nel futuro. Testo&Immagine, Torino 1996.
2. Greg Lynn, Animate Form, Princeton Architectural Press, 1999 
3. Intervista di Ralf Broekman and Olaf Winkler, in BUILD Magazine, Marzo, 2010 

DATI PERSONALI:
Nome: Andrea
Cognome: Anselmo
Data e luogo di nascita: 20-10-1988, Imperia
Professione: Studente

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