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Lucia Sirchi: collisioni – di Claudia Ferrini

Lucia Sirchi: collisioni – di Claudia Ferrini

Lo spazio è l’elemento che determina le direzioni delle ricerche di Lucia Sirchi. Uno spazio in espansione, strutturalmente complesso, che si prefigge di consegnare con esattezza le dimensioni di una realtà sospesa, in fieri. La sensibilità dell’artista ci accompagna in un tracciato intimo e personale, fino al punto esatto della collisione tra la percezione spaziale, con i suoi intellegibili codici di rappresentazione, e le possibilità di evasione date dal colore e dalle sperimentazioni tecniche.

Da qui scaturisce l’energia di una materia plastica che si offre come sostanza onirica, sospesa e particellare, i cui confini restano tuttavia ben chiarificati. Nel tentativo di evocare un’atmosfera e restituirne fedelmente le proporzioni, le suggestioni, le note emotive, una poetica di “evanescenza controllata” ci guida tra spazi astratti e densi, freddi o caldi, soffusi e inclusivi.

 I più recenti esiti della produzione artistica di Lucia Sirchi, che saranno in mostra presso la Galleria Acquario a partire dall’ 11 aprile 2014 (opening h.18 – via Giulia 178 Roma), dimostrano come le istanze della pittura possano conciliarsi con quelle della fotografia e della progettazione digitale: la serie “Sala di Attesa” si caratterizza come stampe su tela in cui intervengono elementi di pittura ad acrilico.

 Le interferenze date dalle sperimentazioni espressive coniugano le immagini fotografiche  giacenti al principio del processo creativo e al fondo della tela, con le successive forme piane derivate dal medium pittorico. Entrambe, levigate assieme, in un meccanismo di eteronimia propositiva, assumono nello spazio nuove configurazioni e posizioni. Si assorbono vicendevolmente e mai si disturbano nonostante l’alterità, partecipano di un processo di inspirazione e immediata acquisizione reciproca: nel complesso sistema della tela, questo impedisce che gli inserti pittorici sembrino richiamati in primo piano.

Nel continuo alternarsi di piani, il cui tessuto connettivo risiede nelle campiture colorate che restituiscono i moti di una profondità pluridirezionale, avviene la transizione, il passaggio della materia. Disciplinato da un bilanciamento geometrico, questo è teso a razionalizzare le atmosfere più aleatorie e evanescenti, ricercare l’ armonia delle parti, l’unità e la sovrapposizione.

 Cosicché la pittura sembra stravolgere la fotografia dal punto di vista della rappresentazione, ma quel che avviene, a livello ontologico, è una reazione profonda che determina una composizione nuova, un organismo in cui diverse spinte sinergiche conferiscono nuova identità l’immagine matricale, che da confusa diviene ordinata, acquisisce corpo e consapevolezza, comunica in modo più chiaro. E’ più solida, e così resta intatta, plurisemantica.

 Perché il fine ultimo, l’idea e la tensione scatenate all’interno delle opere è la resa dell’irrealtà, di un sogno dell’alienazione che si configuri in una condizione estetica armoniosa e appagante. E nell’interesse geometrico – cromatico – materico, si verifica una accorta riflessione sull’origine e sul destino di immagini libere, nomadi, in movimento.

Una riflessione sulle possibilità di visione secondo codici e suggestioni emotive che partecipano inscindibilmente nel processo di strutturazione di una superficie multiforme in ogni sua parte, come luogo di conoscenza, reazione e convivenza.

 

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