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Architetture della resilienza – di Francesca Capobianco

01BIG+ BIG Team, BIG U, The Bridging Berm (wwww.rebuildbydesign.org)

Nel quadro confuso e complesso dei problemi che la crisi va disegnando negli anni presenti, un ruolo importante e “inquietante” è quello giocato dagli effetti del cambiamento climatico: nel susseguirsi di eventi catastrofici, di emergenze ambientali. Che il problema del cambiamento climatico sia stato, e lo è forse ancora, sottoposto a un diffuso processo di rimozione, è fuori di dubbio. Ricorda Alex Saragosa, in margine al recente Don’t Even Think About it di George Marshall, che il 21 settembre la pur imponente manifestazione popolare per il clima a NY, in coincidenza con il vertice ONU sul climate change, si è confrontata con una scarsità di presenze dei capi di stato per cui la questione veniva sostanzialmente rinviata alla conferenza dell’Ipcc (international panel for climate change) di Parigi a dicembre 2015 (vedi A. Saragosa, “Perché il clima impazzito non ci fa paura?”, il venerdì, la Repubblica, 10.10.14). In altri termini un ulteriore rinvio (anche la conferenza ONU di Varsavia del 2013 aveva avuto lo stesso esito): in attesa di decisioni e misure che non potranno trovare attuazione prima del 2020. Altrettanto fuori di dubbio è che le pratiche costruttive, come l’attenzione teorica ai problemi di salvaguardia dell’ambiente, risultano spesso evasive se non indifferenti restituendo alla capacità e alla sensibilità individuale degli operatori la presa di coscienza della complessità del tema.

In questo senso di notevole interesse risultano le esperienze più recenti di risposta alle situazioni di emergenza come quella del concorso Rebuild by Design.

02BIG+ BIG Team, BIG U, The Big Bench (wwww.rebuildbydesign.org)

Nell’ottobre del 2012 l’uragano Sandy si abbatte sulle coste di New York City, del New Jersey e sulle aree limitrofe, mettendo in ginocchio anche il centro di Manhattan. Il bilancio è devastante: numerosi morti, parti di città distrutte, comunità disperse, inquinamento delle acque potabili, etc. Nel giugno 2013 la President Barack Obama’s Hurricane Sandy Rebuilding Task Force e l’U.S. Department of Housing and Urban Development promuovono il concorso mondiale Rebuild by Design: architetti e ricercatori di diversi ambiti disciplinari sono chiamati a confrontarsi con i termini chiave della resilienza, della sostenibilità (ecologia- economia), della vivibilità. Le soluzioni progettuali dovevano essere realizzabili, espressive di avviare nuove politiche per lo sviluppo economico, di costituire incentivi per la ripresa economica nelle zone danneggiate, e ancora di promuovere attività sociali e culturali. Ai progettisti, inoltre, veniva chiesta l’elaborazione di strutture e dispositivi di protezione che non fossero avvertiti dalle persone come barriere fisiche.

Una nota comune dei progetti partecipanti è rintracciabile nella multidisciplinarietà dell’approccio: ogni gruppo ha dovuto anche trovare i propri stakeholder a livello locale. La realizzazione dei progetti vincitori fa parte di un ampio pacchetto di sovvenzioni stabilito dal governo federale pari a 60 miliardi di dollari. Sei le proposte che si sono classificate, la comunicazione è avvenuta a giugno di quest’anno: lo studio BIG- Bjarke Ingels Group e il suo team con BIG U, New York; Scape/ Landscape Architecture con Living Breakwaters, Staten Island, New York; Penn Design/ Olin con Hunts Point Lifelines, Bronx, New York; Interboro Teamcon Living with the Bay: A Comprehensive Regional Resiliency Plan forNassauCounty’s South Shore, Long Island, New York; lo studio OMA con Resist, Delay, Store, Discharge, Hoboken, New Jersey; Mit Cau+Zus+UrbanistenconNew Meadowlands: Productive City+Regional Park, The Meadowlands, New Jersey.

Il finanziamento iniziale è di 920 milioni di dollari come finanziamento iniziale (vedi www.rebuildbydesign.org; I. Oh, “Could this Big U save NYC from another superstorm sandy?”, www.huffingtonpost.com, 03.06.2014).

Un tema percorre unitariamente le diverse esperienze di progetto ed è il tema della resilienza trasferito dalla sua accezione tecnologica e scientifica alla dimensione complessa dell’aggregato sociale e del rapporto con l’ambiente.

Gli abstract che seguono fanno riferimento alle relazioni di progetto.

03BIG+ BIG Team, BIG U, The Battery Berm (wwww.rebuildbydesign.org)

Bjarke Ingels Group e il suo team, BIG U, New York.

Big U è un sistema di protezione “adattivo” per Manhattan, che circonda l’isola assecondando la morfologia del tessuto urbano, registrando e reinterpretando le esigenze delle sua comunità: il sistema si estende per dieci miglia continue dalla 57 esima strada a ovest verso Battery Park a sud e poi ad est per la 42 esima strada confrontandosi con un’area ad alta densità, vulnerabile e vitale. Sottolinea Bjarke Ingels “il confine tra New York e l’acqua, lungo questo percorso, cambia moltissimo: in alcune zone l’inondazione è pesante e distruttiva, in altre penetra appena per poi rientrare” (cfr. V. Ciuffi, “Una diga zen a Manhattan”, D la Repubblica, 28.06.01).

L’idea è stata quella di mettere a punto progetti separati ma coordinati per tre aree contigue del waterfront e le relative comunità. Le aree identificano i diversi compartimenti: ognuno di essi prevede una zona per la protezione dalle inondazioni separata fisicamente, isolata dalle inondazioni nelle altre zone, e al tempo stesso sono pensati in modo da accogliere attività sociali. I compartimenti lavorano in accordo per proteggere e valorizzare la città ma ciascuno conservando la propria identità. Per la definizione di ogni progetto sono state indispensabili le consultazioni con le singole comunità, con gli stakeholder locali, di stato e federali.

Il Bridging Berm assicura una protezione verticale efficace per il Lower East Side dalle future ondate dovute alle tempeste e dall’innalzamento del livello dell’acqua. Il Berma offre percorsi accessibili e piacevoli nel parco con una serie di punti non programmati per riposare, socializzare, ammirare il panorama. I Bermi e i ponti sono larghi e ospitano una selezione diversificata di essenze arboree resistenti alla salsedine restituendo così l’immagine di una habitat urbano resiliente.

Per l’area tra Manhattan Bridge e Montgomery Street è stata studiata la soluzione chiamata Big Bench caratterizzata da una barriera imponente, quasi una paratia di nave, incernierata ai piloni del cavalcavia e predisposta per scendere in caso di inondazione. Pannelli decorati dagli artisti del quartiere creano un intrigante soffitto sopra l’East River Esplanade. Di notte l’illuminazione integrata all’interno dei pannelli stessi rende lo spazio, attualmente pericoloso, più sicuro. Quando le condizioni metereologiche lo permettono lo spazio accoglie eventi di diverso genere concordati con le comunità locali: durante il periodo invernale, ad esempio, si potrà organizzare un mercato stagionale.

I confini a est e e a ovest dell’area di Battery Park hanno rappresentato le vie di ingresso principali dell’uragano Sandy, consentendo all’acqua di raggiungere rapidamente la zona di Lower Manhattan e di paralizzare la città. Il Battery Berm, con un sapiente gioco di pendenze, definisce un sentiero sopraelevato attraverso il parco valorizzando lo spazio pubblico e proteggendo il distretto finanziario e le infrastrutture. Lungo questo berma una serie di collinette configurano paesaggi particolari, spazi dove le persone possono dedicarsi alla coltivazione, fare bagni di sole, partecipare a corsi internazionali di giardinaggio o semplicemente intrattenersi. L’edificio esistente della guardia costiera è riprogettato per ospitare un museo marittimo o attrezzature per l’educazione ambientale. Il nuovo edificio configura una sorta di acquario “rovesciato”: i visitatori possono osservare da vicino lo stato delle maree e il livello di innalzamento dell’acqua protetti da ampie vetrate speciali (cfr. www.rebuildbydesign.org/project/big-team-final-proposal; vedi M. Rhodes, “A $335 m project to save NYC from climate catastrophe”, www.wired.com, 09.06.14 ).

La parziale decentralizzazione delle “infrastrutture” strategiche e quindi della gestione delle emergenze climatiche, secondo i progettisti, comporterà una dimensione urbana con un livello di residenza più elevato.

04Scape/ Landscape Architecture, Living Breakwaters, Staten Island, New York (wwww.rebuildbydesign.org)

Scape/ Landscape Architecture, Living Breakwaters, Staten Island, New York.

Staten Island è situata all’ingresso del golfo di New York, una posizione delicata e fortemente interessata dalle ondate e dall’erosione. Il progetto propone una “collana di frangiflutti” che circonda lo specchio d’acqua lungo la costa sud: una “strada di scogliere” digradanti con micro- tasche per ospitare un habitat marino complesso costituito da pesci con le pinne, crostacei, aragoste. Le modellazioni alla macro- scala hanno aiutato a comprendere come e dove le comunità potessero essere più protette. I frangiflutti svolgeranno il compito di ridurre notevolmente la forza distruttiva delle ondate dovute alle maree, l’azione dell’erosione e al tempo stesso aumenteranno la consapevolezza del rischio negli abitanti. Per la definizione del progetto sono stati studiati diversi tipi di fondali e di forme che allontano la linea alta dell’acqua.

Questo sistema sarà integrato da strutture sociali resilienti nei quartieri adiacenti. L’obiettivo è quello di riavvicinare le persone all’acqua e di incoraggiare le attività basate sull’acqua: sono stati previsti stazioni per il bird watching, spazi per laboratori umidi, spazi flessibili per riunioni, ristoranti locali, magazzini per le attrezzature di monitoraggio e il deposito di kayak, punti di osservazione.

Il Billion Ojster Project e una rete collegata di canali d’acqua programmati consentiranno alle scuole locali di migliorare la formazione scientifica, l’educazione ambientale, l’aspetto ricreativo.

La zona di Tottenville, scelta dai progettisti per la fase pilota 1, ben interpreta tutti gli aspetti del progetto, fisico, ecologico, sociale. Verrà utilizzata per studiare e valutare i benefici a livello dell’ecologia, l’impatto dovuto alla riduzione della forza delle ondate, le potenzialità al livello economico e ricreativo di Living Breakwater.

La proposta potrà risultare utile per qualunque altra comunità di waterfront che

si confronti con il duplice aspetto di rischio e di “opportunità” rappresentato dalla vicinanza all’acqua (cfr.www.rebuildbydesign.org/project/scape-landscape-architecture-final-proposal; vedi www.scapestudio.com).

05Scape/ Landscape Architecture, Living Breakwaters, Staten Island, New York: the concept (wwww.rebuildbydesign.org)

Penn Design/ Olin, Hunts Point Lifelines, Bronx, New York.

Il Food Market di Hunts Point gioca un ruolo chiave per il rifornimento alimentare della città di New York. L’elaborazione della proposta progettuale Hunts Point Lifelines si è affidata alla partecipazione della comunità locale e dei proprietari di aziende per l’individuazione di soluzioni adatte al luogo, integrando le strutture di protezione dalle tempeste con infrastrutture verdi per restituire uno spazio sociale e un habitat accogliente e garantire la depurazione delle acque.

Per proteggere il Food Market è stato pensato un nuovo tipo di argine che incorpora elementi che possono essere fabbricati localmente e assemblati in maniera cooperativa e rapidamente, paragonabile ai sistemi di sicurezza elaborati dagli ingegneri militari. Una “strada pulita” che intercetta le acque delle tempeste e le sostanze chimiche disperse nell’acqua in un canale tracciato sul luogo della precedente insenatura e che, al tempo stesso, si configura come un percorso verde, sicuro e interessante per la gente: un nodo chiave per la Bronx Greenway.

Tetti verdi sugli edifici contribuiranno ad immagazzinare l’acqua piovana e a ridurre la portata delle inondazioni e serviranno anche per l’abbattimento dei costi del raffrescamento/riscaldamento. Una stazione marina di passaggio abbandonata ospiterà un centro di ricerca per la messa in opera locale dei tetti verdi, per infrastrutture e lavori green e per attività organizzate dalla comunità.

Lifelines potrà assumere un rilievo a scala regionale dimostrando la produttività e la vitalità di un waterfront protetto che è integrato con un uso dinamico dello spazio pubblico, un nuovo habitat e livelli autonomi di alimentazione (cfr. www.rebuildbydesign.org/teams/penndesignolin ).

06Penn Design/ Olin, Hunts Point Lifelines, Bronx, New York: the new levee (wwww.rebuildbydesign.org)

 Interboro Team, Living with the Bay: A Comprehensive Regional Resiliency Plan forNassauCounty’s South Shore, Long Island, New York.

Uno degli obiettivi del piano globale regionale resiliente per la costa sud di Nassau è nel favorire le capacità di reazione delle comunità che vivono intorno alla baia rendendole più consapevoli nell’affrontare non solo gli eventi climatici estremi e le situazioni determinate dall’innalzamento del livello delle acque, ma anche di gestire le condizioni climatiche quotidiane in un’area sistematicamente interessata da precipitazioni meteoriche.

Lo scenario denominato “baia protetta” presenta una serie di misure integrate e attive che proteggono i residenti della contea di Nassau e ottimizzano il livello della qualità economica, ecologica e sociale della regione.

Le misure includono la mitigazione della forza delle ondate provocate dalle tempeste e i conseguenti danni, la gestione del deflusso delle acque alluvionali e delle acque piovane normali, il controllo dell’innalzamento del livello del mare attraverso un sistema di recupero dei sedimenti, sistemi di protezione disposti strategicamente come invasi lacustri, fossati e strutture incrociate lungo le estremità urbanizzate, miglioramento della qualità dell’acqua nella baia, estensione della possibilità di abitare nelle zone sopraelevate e in quelle aride vicino ai trasporti pubblici.

Strategie per l’isola barriera: the smart barrier

La zona di Long Island per la sua posizione e per la sua configurazione è una zona fragile e maggiormente esposta alle inondazioni. Il progetto propone una “infrastruttura protettiva” che assolve il ruolo di attrezzatura del paesaggio consentendo l’accesso alla baia- costa e, al tempo stesso, quello di bacino di accoglienza delle acque alluvionali, definendo un invaso dove le acque sono raccolte, depurate e riutilizzate.

Strategie per gli invasi lacustri: l’eco- confine

Si prevedono nuovi invasi lacustri per ridurre l’azione delle ondate, migliorare la dimensione ecologica, consentire nuove opportunità ricreative.

Strategie per le aree pianeggianti: corsi lenti

Le aree intorno agli affluenti a nord- sud di Nassau sono interessate dalle ondate delle inondazioni e dalle acque alluvionali. Per affrontare questi eventi e le questioni legate alla qualità dell’acqua, alla riqualificazione ecologica, alla ricarica delle falde acquifere i progettisti propongono una serie di interventi interconnessi che mirano a “trasformare” i fiumi in corridoi verdi- blu per accogliere e filtrare le acque e a creare spazi pubblici come anche ambienti per il nuovo sviluppo urbano (cfr. www.rebuildbydesign.org/project/interboro-team-final-proposal).

07Interboro Team, Living with the Bay: A Comprehensive Regional Resiliency Plan forNassauCounty’s South Shore, Long Island, New York (wwww.rebuildbydesign.org)

Studio OMA, Resist, Delay, Store, Discharge, Hoboken, New Jersey

La proposta progettuale dello studio OMA per l’area di Hoboken si basa su di una attenta riflessione sul concetto di resilienza e sul suo inserimento graduale all’interno del tessuto ricorrendo ad elementi infrastrutturali chiave che proteggono la costa e la città.

Gli architetti così presentato la loro idea: “L’area di Hoboken è stata interessta da improvvise inondazioni e dalle ondate dovute alle tempeste. Il nostro progetto sfrutta una combinazione di fattori politici, ecologici ed economici per mettere a punto una strategia globale contro le inondazioni- resist, delay, store, discharge– sia difende l’intera città sia permette che i servizi commerciali, civili, ricreativi trovino il loro spazio. La nostra strategia globale ricorre ad infrastrutture forti e a elementi paesaggistici delicati per la difesa della costa (resist); suggerisce politiche che consentono al tessuto urbano di rallentare la velocità dell’acqua (delay); un circuito verde per trattenere l’acqua (store) e pompe per sostenere il drenaggio (discharge)” (cfr. K. Rosenfield, “Resist, Delay, Store, Discharge: OMA’s Comprehensive Strategy for Hoboken”, www.archdaily.com, 19.11.13).

08Studio OMA, Resist, Delay, Store, Discharge, Hoboken, New Jersey: the strategy (wwww.rebuildbydesign.org) 

 Mit Cau+Zus+Urbanisten, New Meadowlands: Productive City+Regional Park, The Meadowlands, New Jersey

L’idea è quella di costituire un gruppo di distretti resilienti ai margini delle zone inondate dell’area metropolitana di NY-NJ. Ogni distretto avrà un proprio approccio ben definito che combina infrastrutture per l’emergenza, capacità di evacuazione, protezione ecologica, infrastrutture nel paesaggio, ma anche uno sviluppo misto legato ad attività manifatturiere, a magazzini e a residenze.

Il Meadowpark identifica una vasta riserva naturale facilmente accessibile al pubblico e al tempo stesso costituisce una protezione naturale dalle inondazioni. Connette ed amplia gli sforzi fatti per recuperare le zone umide dalla New Jersey Meadowlands Commission. Intorno e attraverso il Meadowpark si traccia un complesso sistema di bermi e zone umide che proteggono dalle ondate dell’oceano e raccolgono le precipitazioni riducendo lo straripamento delle fogne nelle città adiacenti. I limiti del parco sono segnati dalle meadowband che si pongono come nodo di interconnessione tra le città e le zone umide e veicolo di scambi, attività produttive e attività ricreative. Le meadowband riuniscono differenti aspetti (mobilità, ecologia, sviluppo) e differenti scale (dalla locale alla regionale)(cfr. www.rebuildbydesign.org/team/mit-zus-urbanisten).

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