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L’Italia non è un Paese per architetti, la cicuta, il Decreto Sblocca Italia, Bruce Springsteen e altre storie – di Marco Maria Sambo

AltreVisioni - di Marco Maria Sambo

SGRUNT. Nessuna garanzia sindacale, nessuna cassa integrazione, nessun bonus statale, nessuna agevolazione, niente di niente. Solamente tasse e Pos obbligatorio per tutti. Viviamo in un Paese conservatore che non riesce a comprendere l’utilità e l’importanza dell’architettura e del mestiere dell’architetto. Proprio l’Italia, non sembra neanche vero, il Paese dove la parola architettura viaggia nell’aria e si posa in ogni angolo, dov’è più forte il significato di bellezza che la Storia ha regalato al mondo, proprio in Italia, incredibile, un architetto vale meno di niente. Per fortuna il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori è stato molto duro, qualche settimana fa, sul Decreto Sblocca Italia attraverso il quale il Governo Renzi “ha sbattuto contro il muro della burocrazia conservatrice che ha mortificato e modificato il progetto di introdurre misure concrete per porre rimedio alla condizione delle città, del mercato dell’edilizia, degli architetti e degli altri professionisti del settore.” Una denuncia importante, una protesta contro una sostanziale “assenza di visione” che rischia, alla lunga, di “distruggere l’architettura italiana”, come sottolinea il CNA. La stessa mancanza di visione che sembra contraddistinguere la nostra amata Inarcassa, ormai sommersa dalle petizioni e non certo in prima fila nella difesa della professione, attenta semmai a rincarare la dose di cicuta versata nel calice amaro degli architetti italiani. Viviamo così, tra l’incudine e il martello, senza prospettive, vessati “da una burocrazia ossessiva -continua il CNA- da un mercato sregolato in cui i diritti sono solo quelli degli altri, da una concorrenza spietata delle società pubbliche, da regole per gli appalti che favoriscono i soliti pochi noti, da una fiscalità insensata, dal lasciarci indifesi di fronte alle banche, dall’emarginarci dalle politiche economiche; e per di più, chiudendo gli occhi, davanti agli abusi edilizi, ai centri storici che crollano, all’edilizia sommersa, alle vere lobby che razziano appalti a colpi di tangenti”.

Se poi osserviamo il reddito medio annuo degli architetti italiani vengono i brividi, con un calo del 33% di fatturato nel 2013. E la nausea sale assistendo allo sfruttamento intensivo dei giovani, una vergogna senza precedenti che –in media– non porta neanche 500 euro mensili reali nelle tasche degli architetti trentenni (dati dell’ “Osservatorio 2014 sullo Stato della professione di architetto in Italia” realizzato dal Cresme e dal Cnappc).

Ma la domanda è: possiamo davvero fare a meno dell’architettura in questo Paese? Vogliamo cacciare tutti gli architetti italiani costringendoli a emigrare, convinti che l’architettura rappresenti un ostacolo e non una risorsa? Vogliamo continuare a difendere solamente i dipendenti pubblici o vogliamo cominciare a considerare –con i fatti e non con le chiacchiere– che anche gli architetti contribuiscono ogni giorno, con immensa fatica, al futuro, allo sviluppo, alla crescita positiva della nostra Italia? Perché, fino ad ora, altro che Sblocca Italia: l’Italia è un Paese completamente bloccato.

 

E dopo queste inutili riflessioni festeggiamo come sempre ascoltando musica: Bruce Springsteen, Dancing in the Dark, a tutto volume, rigorosamente live, Sgrunt a tutti.

http://www.youtube.com/watch?v=IvzEdNjPWRE

 

di Marco Maria Sambo

marco_sambo@yahoo.it

[ SGRUNT, numero 1 – 2014/2015 – presS/Tletter ]

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