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Lina Bo Bardi, Italia-Brasile, andata e ritorno – di Cristina Senatore

con volo

Quando Ana Carolina Bierrenbach, prof. di Storia dell’Architettura all’Università Federale di Bahia, nell’incontro organizzato presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della SUN nella sede di Aversa, ha raccontato con quanto sgomento i suoi colleghi brasiliani accogliessero i disegni che pervenivano dall’Italia ho capito quanto era stata ardita l’operazione di Federico Calabrese, prof. di Composizione Architettonica del Centro Universitario Jorge Amado di Salvador de Bahia UNIJORGE, nel volere “Corrupting Lina”.

Il mese scorso, che cadeva nell’anno scorso, era impossibile accedere al web e non trovarsi davanti almeno un invito a partecipare ad una delle tante iniziative intraprese per celebrare il Centenario della nascita di Lina Bo Bardi. Al MAM di San Salvador di Bahia sono stati organizzati 3 giorni di eventi, all’interno di questi ha preso forma anche la mostra “Corrupting Lina” curata da Federico.

A vederne le fotografie, l’allestimento potrebbe dare l’impressione in Italia, soprattutto di questi tempi, di essere stata una “quadreria”, seppur lineare.
A me le quadrerie non piacciono, trovo che distolgano l’attenzione dai singoli contenuti dei quadri, mi danno la sensazione di avanzare verso di me come una armata, quasi mi intimoriscono. Per isolare gli autori e guardare i dettagli compio un certo sforzo. Mi sembra che urlino dai muri.

E invece “Corrupting Lina” non è una semplice collezione di disegni tutti diversi, di autori diversi, ma un modo di provocare attraverso il disegno. Di provocare discussione, di smuovere i discorsi stantii, di fornire nuovi punti di vista e spunti di riflessione per tentare di rompere l’immobilità di ragionamenti tutti sempre uguali che girano in tondo senza fine. In Brasile, ho appreso, LBB è quasi venerata, ciò comporta che intervenire sulle sue architetture viene avvertito come sacrilegio, perciò – per paradosso – mentre si discute da anni su come salvaguardarle esse di fatto cadono a pezzi, dilaniate dall’abbandono.

Federico ha così invitato a “corrompere” LBB, a “costruirci” sopra. Ha invitato a farlo alcuni autori italiani, fra cui Carmelo Baglivo, Cherubino Gambardella, Beniamino Servino, Luca Galofaro, Fabio Alessandro Fusco.. Innestando un pezzo delle loro ricerche nei discorsi intavolati su LBB dall’altro capo del mondo, costruendo così un ponte, fra due Università, due paesi, due modi di vedere.

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L’operazione mi è piaciuta anche perché non ha riservato l’invito ai soli architetti. A questo aspetto non tengo tanto per il fatto di essere stata coinvolta (l’invito di Federico ha raggiunto anche me e alcuni disegni in mostra erano miei) quanto perché mi piacerebbe (me lo auguro) che più diffusamente le persone sviluppassero una certa sensibilità verso l’Architettura e le sue problematiche. Farsi le domande sull’Architettura dovrebbe essere come farsi domande su Dio. Le questioni dell’Architettura investono tanti di quegli aspetti del vivere, del co-abitare e del comportarsi che farsi domande sull’Architettura significa farsi domande su altre cento cose contemporaneamente e soprattutto su se stessi. L’apertura dell’Architettura all’esterno della disciplina dovrebbe avvenire innanzitutto da parte degli architetti, e per questo si verifica molto raramente!

I miei disegni di non-architetto in questa mostra con quelli di alcuni altri architetti non c’entravano proprio niente (solo in questo senso sarebbe lecito parlare di “quadreria”). Io non ho “corrotto” Lina nel senso che ci ho costruito sopra (attraverso un disegno), come avrei potuto?!. Piuttosto l’invito di Federico mi ha fornito l’occasione per “entrare” nell’architettura di LBB, farmi delle domande, e raccontare il mio viaggio nella sua architettura (e nel suo pensiero?) attraverso il disegno.

Alla fine del mio viaggio da non-architetto, ho provato un dolore (forse) più forte di quello che avrei provato prima nel vedere le architetture di LBB corrose dall’abbandono. Perché attraverso il disegno mi ero “appropriata momentaneamente”  di quelle architetture (in questo senso le ho corrotte) abitandole, vestendomi di esse. Lo stato di abbandono mi è così quasi bruciato sulla pelle.

E senza quindi volere entrare, ovviamente, nel merito di ciò che è lecito costruire o pensare di costruire su di una Architettura che ha fatto il suo tempo, sono d’accordo con ogni tentativo, come questo di Federico, di dichiarare Viva l’Architettura e pertanto trattarla da vivente, che quindi ha bisogno di essere ri-animata continuamente/periodicamente, in continuazione quando serve.

Da quello che ho capito di Lina Bo Bardi mi sembra che fosse protesa continuamente alla integrazione, alla ri-attivazione delle energie, a favorire sinergie, a cercare nuovi equilibri, a sperimentare, mi pare che abbia amato l’Architettura senza avere paura del nuovo e quindi mi sembra un bel modo quello di trasformare il Centenario della sua nascita invece che in una mera commemorazione in un pretesto per invitare a non avere paura di Amare l’Architettura e di preservarne la Vita. 

disegno 3 equilibrio su esploso Disegni di Cristina Senatore

1 Comment

  1. cristina 24/01/2015 at 13:58

    Hanno preso parte alla mostra “Corrupting Lina”: Beniamino Servino, Cherubino Gambardella, Dario Lusso, Federico Calabrese, Luca Galofaro, Lorenzo degli Esposti, Pasquale Zeppetella, Carmelo Baglivo, Fabio Alessandro Fusco, Marco Dezzi Bardeschi, Giacomo Pirazzoli, Cristina Senatore e i brasiliani: Thais Portela, Pasqualino Magnavita e Jota Clewton

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