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Pesci luccicanti nell’architettura – di Alessandra Muntoni

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«La costruzione della casa Müller è ancora in fase iniziale. Il dott. Müller ha condotto Loos sul sito di costruzione per una riunione. Loos è in piedi in mezzo a delle travi e sta indicando un punto. “Qui”, dice “è dove sarà l’acquario illuminato con i pesci”. Nessuno lo capisce. Il cliente vorrebbe proseguire: ci sono molte cose importanti ancora da discutere. Ma Loos resta immobile, impassibile, e continua: “Questo sarà il luogo prediletto dal padrone di casa; quando rientra alla sera stanco dal lavoro, guarderà i pesci muoversi silenziosi. Sotto la luce delle lampade, scintilleranno in mille colori”. Il cliente è già molto infastidito, ma Loos non sembra curarsene. Lui – il solo che invece di assi e impalcature, vede una casa finita – oggi parla unicamente di pesci luccicanti». Da Claire Beck, Adolf Loos. Un ritratto privato (1936), Castelvecchi 1914.

Così la moglie di Loos, fotografa e scrittrice, divorziata da lui nel 1932 e morta nel campo di concentramento di Riga nel 1942.

Spesso non sappiamo vedere, pur guardando: vediamo procedure, regolamenti edilizi, parcelle, speculazione edilizia, urbanistica contrattata, strutture, cantieri non finiti, malaffare, cementificazione, città invivibili. Se esista ancora l’architettura, al di fuori di questo o nonostante tutto ciò, quasi non lo sappiamo più. Invece riportarla alla nostra attenzione, e all’attenzione della comunità-società è davvero una mossa politica importante, anzi obbligatoria.

Il brano che ho citato mi sembra da questo punto di vista bene augurante, pur tenendo conto del libro di Paolo Berdini Le città fallite – di cui intendo riparlare – che comunque conclude il suo impietoso libretto con un capitolo propositivo dal titolo: Ricostruire la città pubblica.

 1-adolf_loos_villa Müller

2 Comments

  1. marco biuzzi 29/01/2015 at 11:56

    grazie per la commovente testimonianza … ricordiamoci sempre dell’indicibile “spirito santo” di loos e schönberg … “pazzia sociale” che tanto fece inorridire il normalizzatore wittgenstein … normalità che ci ha fatto sprofondare nel maelström postmoderno delle nostre città

  2. Christian De Iuliis 30/01/2015 at 12:39

    Ho visitato casa Muller nel 2008. Guardandola dall’esterno si intuisce pochissimo di quello che c’è all’interno. Studiando Loos dai libri non si capisce quasi nulla dei “piani sfalsati” delle superfici e dello spazio delle abitazioni da lui realizzate. Dopo la visita pensavo che studiare l’architettura solo sui libri, spesso, è una perdita di tempo. Se andate a Praga, fateci un salto.

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