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Tra moglie e marito metti l’architetto – di Christian De Iuliis

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Una volta se ne occupavano i suoceri oppure gli amici, poi sono arrivati gli assistenti sociali e gli avvocati matrimonialisti, oggi tocca agli architetti. Sto parlando del delicato ruolo di porsi come mediatori e pacificatori tra moglie e marito che trovano tra le pareti della casa il loro naturale terreno di scontro.

Gli architetti chiamati a ristrutturare un’abitazione vengono, dunque, catapultati direttamente sul campo di battaglia preferito, dove gli scontri avvengono con frequenza quotidiana e per qualsiasi motivo. L’architetto, investito del medesimo ruolo di un casco blu dell’ONU, ha il delicato compito di limare ogni attrito e di evitare conseguenze drammatiche. Ecco dieci consigli per l’architetto che si trova tra moglie e marito.

1)      Al primo appuntamento l’architetto deve appurare due cose fondamentali: chi comanda tra moglie e marito e chi paga. Dal primo riscontro l’architetto capirà anche chi ha avuto l’idea di chiamarlo. E’ probabile che per scoprire chi prende le decisioni l’architetto impiegherà pochi secondi, mentre per capire chi firma gli assegni ci vorrà un po’ più di tempo, perché il primo acconto in genere non arriva mai subito.

2)      In caso di lite coniugale sul cantiere, arretrare di qualche passo e fare finta di controllare le misure del rilievo o di parlare al telefono. Non intervenire mai nella fase di scontro, se necessario cambiare stanza e ricomparire dopo una manciata di minuti sorridendo come se nulla fosse accaduto anche in presenza di lancio di oggetti o di parolacce. Proseguire introducendo un nuovo argomento inaspettato. Dileguarsi solo se la discussione converge verso eventuali tradimenti o se qualcuno chiama l’avvocato minacciando il divorzio.

3)      In caso di cantieri che lasciano funzionante la cucina, accettare qualsiasi offerta di cibo, specie quello fatto in casa. In questo caso mangiare sempre tutto facendo grandi complimenti alla moglie in presenza del marito, dichiarandone la fortuna di aver accanto una così brava cuoca. Se serve accettare per ingraziarsi la moglie, accettare doni incartati, tipo fette di torta, pasta fresca o biscotti. Specificare che questi non sostituiscono il pagamento in denaro, non esagerare con i pacchetti per non sembrare un accattone. In caso di cucina da ristrutturare ascoltare tutte le istanze della moglie, idem dicasi per la lavanderia e il guardaroba.

4)      Non dare mai giudizi su nessun intervento pregresso, deciso da chiunque dei due coniugi, alla presenza dell’altro. In generale non dare mai pareri su interventi passati o su architetti precedenti per non rischiare di riaccendere antiche diatribe. Anche dinanzi ad errori gravissimi, dichiarare che in fondo non era poi una cosa così cattiva e che si tratta di sviste facilmente riparabili.

5)      Dinanzi ad uno sproloquio di uno dei due coniugi l’architetto dovrà ascoltare per un minimo di 15 minuti e contemporaneamente mostrare sincera solidarietà verso l’altro coniuge oramai arresosi. Durante il racconto, l’architetto mostri di conoscere almeno la metà delle persone nominate, ovviamente sconosciute. Gli architetti più bravi improvvisano un aneddoto agganciandosi a quello ascoltato e rendendolo credibile con una foto ingiallita che custodiscono nel portafogli.

6)      Sulle problematiche di natura tecnica dare sempre ragione al maschio: tipo lesioni, infiltrazioni, caldaie, impianti stereo ecc.. Complimentarsi per le osservazioni di natura scientifica, discorrere serenamente di resistenza sismica, risparmio energetico e dolby surround, qualsiasi sia il grado di preparazione dell’uomo; contemporaneamente annuire nei confronti della moglie come per dire “non si preoccupi, lo lasci dire…

7)      Sul gusto dell’arredamento passato, presente e futuro, l’architetto dispensi generose lodi alla moglie, alleandosene subito attraverso grandi complimenti per il gusto. Accogliere altresì le osservazioni del marito con finta attenzione, predisporsi mentalmente a combattere per eliminare, al momento giusto, qualsiasi rivendicazione “finto antico”. Quando il gusto “falso barocco” rischia di prendere il sopravvento, l’architetto può avanzare motivazioni religiose che gli impediscono di adottare soluzioni di questo tipo e provare a far cambiare idea ai coniugi.

8)      Mostrarsi sensibile a qualsiasi problema di natura economica della coppia, anche quelle eventualmente ricadenti sulla parcella dell’architetto. Mostrare grande impegno per trovare le soluzioni con il migliore rapporto qualità-prezzo. Proporre diluizioni rateali, in casi estremi frapporsi come mediatore con fornitori ed artigiani. Raccontare di essere stato povero, o di esserlo ancora (spesso è vero).

9)      Mostrare grandissima simpatia per i figli della coppia, di qualsiasi età o grado di molestia. Per i figli adolescenti ostentare grande partecipazione, pure emotiva, per ogni loro interesse. Dall’hard rock ai tatuaggi, dalla causa birmana all’antivivisezione. Condividere quindi in maniera democratica anche le istanze della prole in qualsiasi momento giungano. Da quelle dello studente universitario tuttologo che arriva a cose fatte e vorrebbe cambiare tutto a quelle della figlioletta ottenne che pretende tutto sul tono del rosa.

10)     Non sottovalutare alcuni argomenti che rappresentano “mine dormienti” all’interno del rapporto di coppia. Il caso più pericoloso è quello del cane. Nella maggior parte dei casi uno dei due ama il cane e l’altro lo odia. Uno chiederà all’architetto particolari attenzioni per la vita del quadrupede, l’altro lo ignorerà, meditando di abbandonarlo in autostrada. L’architetto finge di non saperlo, ma trascorrerà molto tempo a risolvere il problema del cane.

Al termine di un rapporto triangolare moglie-marito-architetto della durata minima di sei mesi, a quest’ultimo, secondo un recente disegno di legge, andrebbero abbonati otto esami a sociologia, cinque a psicologia e almeno un paio ad antropologia culturale ed etnologia.

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