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A Village… tomorrow? – di Francesca Capobianco

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Nella dimensione urbana contemporanea i processi della trasformazione sostenibile rappresentano gli elementi più problematici del cambiamento, probabilmente essenziali per la sopravvivenza della metropoli. Non si tratta tanto di una richiesta di qualità legata alla riduzione dei costi ambientali, in termini di consumo delle risorse e di produzione dei rifiuti, che pure si propongono come obiettivi ineludibili, definendo, per così dire, i nuovi materiali della costruzione, quanto dell’opportunità di ridisegnare gli spazi urbani in funzione della potenzialità di risposta ai bisogni della comunità e al raggiungimento dell’equilibrio ambientale.

Alle radici di questo approccio alla questione urbana, che va delineandosi con sempre maggiore chiarezza nella metropoli contemporanea, trovando risposte parziali nelle politiche di riconversione delle vecchie strutture produttive dismesse, come, a scala minore e diffusa, nel recupero degli spazi interstiziali restituiti al verde e all’uso della collettività, è certamente un’idea rinnovata di centralità legata alla vicinanza e alla prossimità, che oggi si traduce in “pratiche” come la diffusione di aree pedonalizzate, l’implemento del trasporto pubblico, la creazione di piste ciclabili: in altri termini una nuova percezione dello spazio pubblico a cui si assegna una funzione di equilibrio ambientale a partire anche dal controllo dell’accessibilità pedonale (vedi E. Comelli, “Ridisegnare le città a misura d’uomo”, Il Sole 24 ore, Nova24, 20.07.14).

Non a caso il walkability score diviene un elemento di incremento di valore nel mercato immobiliare. Ed è fenomeno crescente, sottolinea Alexander Ståhle, “l’architetto ed urbanista svedese- scrive Elena Comelli- che per primo ha steso una mappa dei sociotopi, ovvero gli spazi pubblici come parchi o piazze che presentano un alto valore sociale nel loro utilizzo da parte dei cittadini”. Peraltro, dichiarava Ståhle: “A Stoccolma come a Manhattan i prezzi delle case salgono in relazione alla possibilità di raggiungere a piedi scuole, ristoranti, parchi e mezzi pubblici”. Acquisizione ormai confermata anche nella realtà del nostro paese, registrata puntualmente da una recente pubblicità televisiva che sottolinea il valore aggiunto legato alla centralità dell’abitazione.

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A Manhattan, quindi, si gioca di anticipo, se accanto agli interventi previsti per rispondere agli eventi catastrofici come l’uragano Sandy (vedi F. Capobianco, “Architetture della resilienza”, PresS/Tletter n°22/2014, 30.10.14) si prospetta la possibilità di configurare un luogo urbano dedicato prevalentemente ad attività culturali nella creazione verde di un nuovo spazio lungo la linea di costa.

L’Hudson River ParkPier 55, in certo qual modo, integra i principi dell’economia della prossimità a quelli del progetto di trasformazione urbana attraverso l’aggregazione di nuovi spazi culturali. Il progetto è voluto e gestito dall’iniziativa privata attraverso la fondazione di famiglia: Barry Diller e Diane von Furstenberg, presidente dell’Inter Active Corp (IAC) e ex direttore della Paramount Picture e della Fox, magnate nei settori del cinema, della televisione e della comunicazione lui, stilista e promotrice di eventi culturali lei, già molto interessati e sensibili alla trasformazione della scena urbana (basta ricordare il sostegno per il progetto della riqualificazione dell’High Line e il contributo per il rilancio del Meatpacking District da ex area industriale dismessa a luogo cool della city, popolato da locali alla moda, gallerie d’arte, alberghi, aziende di diverso genere, laboratori) a metà novembre dello scorso anno hanno annunciato alla stampa la loro proposta per il waterfront di Manhattan: la costruzione di un parco sull’acqua, l’Hudson River ParkPier 55, all’altezza della 14esima Strada.

Il costo per la realizzazione del parco è stato stimato intorno ai 170 milioni di dollari: 130 milioni sono stati già stanziati dalla fondazione Diller- von Furstenberg per l’inizio dei lavori (la fondazione coprirà anche le spese di gestione per 20 anni), 39,5 milioni saranno stanziati dalla città, dallo stato e dalla Hudson River Park Trust. La proposta progettuale, la cui analisi di impatto ambientale è in corso di opera, e che attende il parere favorevole del Department of Environmental Construction e dell’Army Corps of Engineers, ha già ricevuto l’approvazione del governatore Andrew M. Cuomo e del sindaco Bill de Blasio. I lavori dovrebbero iniziare nel 2016 (vedi C.V.Bagli, R. Pogrebin, “With Bold Park Plan, Mogul Hopes to Leave Mark on New York’s West Side”, www.thenewyorktimes.com, 17.11.14; F. Rampini, “Un parco pensile sull’acqua”, R2 il caso, la Repubblica 18.11.14).

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Per la definizione dell’idea progettuale Barry Diller ha coinvolto diversi esponenti del mondo del teatro e dello spettacolo in generale. Il parco, che sarà pubblico, di 11.000 metri quadrati ospiterà spazi di diverse dimensioni per spettacoli, eventi e sfilate (uno spazio più grande pensato per 1000 persone sedute e circa 2500 in piedi, un anfiteatro per 800 posti, un palco piccolo per 250 posti), percorsi sinuosi, luoghi per la sosta e relative attrezzature, il tutto adagiato su un tappeto verde con essenze vegetali scelte in modo appropriato. Il progetto porta la firma dell’architetto inglese Thomas Heatherwick (ideatore, tra l’altro, del progetto per il Garden Bridge sul Tamigi), con la collaborazione dell’architetto paesaggista Mathews Nielsen (vedi K. Rosenfield, “Heatherwick to Construct $170 Milion Pier 55 Park Off Manhattan’s Hudson River Shoreline”, www.archdaily.com, 17.11.14). Heatherwick era stato giò notato da Diller per i suoi interventi in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012.

Il Pier 55 sarà costruito sullo spazio del vecchio molo: il Pier 54 ormai in disuso, dal quale un tempo salpavano i transatlantici come il Lusitania. L’intervento si configura come un parallelepipedo ondulato sostenuto da 300 colonne di cemento armato, a forma di fungo, di altezza variabile dai 5 ai 25 metri sopra il livello dell’acqua, nel rispetto delle regole di costruzione elaborate dal governo dopo l’uragano Sandy. La forma ondulata è stata voluta dall’architetto per consentire alla luce del sole di filtrare al di sotto, per la tutela e il rispetto dell’ecosistema marino. La zona, infatti, è conosciuta come una sorta di “santuario marino protetto” scelto da diverse specie di pesci, tra cui la spigola di acqua dolce, per la deposizione delle uova (vedi www.thomasheatherwick.com).

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Immagini: didascalie e fonti

Fig.1 Hudson River ParkPier 55, i pontili e gli accessi
Fonte: Image © Pier55, Inc. and Heatherwick Studio, Renders by Luxigon, www.archdaily.com, 17.11.14
Fig.2 Hudson River ParkPier 55, i pontili e gli accessi
Fonte: Image © Pier55, Inc. and Heatherwick Studio, Renders by Luxigon, www.archdaily.com, 17.11.14
Fig.3 Hudson River ParkPier 55, l’invaso, le colonne di cemento a forma di fungo
Fonte: Image © Pier55, Inc. and Heatherwick Studio, Renders by Luxigon, www.archdaily.com, 17.11.14
Fig.4 Hudson River ParkPier 55, i percorsi, la sosta
Fonte: Image © Pier55, Inc. and Heatherwick Studio, Renders by Luxigon, www.archdaily.com, 17.11.14
Fig.5 Hudson River ParkPier 55, l’Anfiteatro
Fonte: Image © Pier55, Inc. and Heatherwick Studio, Renders by Luxigon, www.archdaily.com, 17.11.14

 

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