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Linguaggio, testo – di Oliviero Godi

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Sono un tardo-architetto. Nel senso che sono arrivato all’architettura in tarda età.

Per questo non ho veramente vissuto gli -ismi, che mi hanno interessato pensando però che la loro contemporanea mancanza lasciasse molto più spazio alla libera e personale inventiva degli architetti.

In effetti gli -ismi suggerivano, se non dettavano, un linguaggio comune che si doveva usare, eliminando la necessità del progettista di trovarne uno proprio e lasciandogli invece la responsabilità di determinare il contenuto del progetto.

Di fronte all’aspetto negativo di una omologazione del lessico, c’era il vantaggio di una maggiore concentrazione sulla trama e sul messaggio.

Oggi non abbiamo più un linguaggio comune a cui far riferimento. Ecletticismo?

In realtà noto che la fatica e l’attenzione maggiore siano ormai nel definire il proprio “modo” di scrivere piuttosto che nel elaborare un contenuto originale.

Mentre il Post-modernismo, per quanto si concentrasse già sull’aspetto formale degli edifici e la dicotomia interno/esterno fosse molto accentuata, oggi il sensazionalismo formale è la norma; raramente vedo presentazioni di progetti dove si mostrano anche le piante o le sezioni di un edificio, ma sicuramente le foto sono evocative, affascinanti, engaging…

La massima espressione di questa situazione è, per me, l’analisi da parte dei maggiori siti di architettura non delle qualità architettoniche ma dei diversi stili di rendering dei progetti a concorso.

Passato ormai lo star system (anche se in questo momento stanno capitalizzando i loro momento di gloria di qualche anno fa, costruendo tutto il costruibile) rimane da chiedersi la direzione nella quale stiamo andando, o dove vorremmo andare.

Credo che la sperimentazione sia possibile e necessaria, sia come linguaggio che come contenuto e per contenuto intendo il modo di vivere le architetture.

Chiedo a tutti i miei studenti di leggere Mr.Gwyn di Baricco. E’ un libro “diverso”, dove l’invenzione della storia è supportata magnificamente da un modo di scrivere che esalta i contenuti, li amplifica, li rende potenti. Ecco questo è forse quello che mi aspetto dall’architettura di oggi -o domani-: un’invenzione originale, intelligente, inaspettata, eccitante, un’esperienza diversa, raccontata con un linguaggio coerente che renda l’emozione dello spazio costruito.

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