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InsideOut – di Michela Ricciotti

Inside Out bis

Mai come in questo 2015 e alla vigilia dell’apertura dell’Expo, ai più attenti e assidui frequentatori del FuoriSalone (del Mobile), o Design Week, Milano ha mostrato i suoi spazi più raccolti, spesso sconosciuti e inaccessibili ai cittadini. E’ la scoperta di questi luoghi, quasi intestini e di inaspettata traboccante bellezza, in una città misurata e severa nella sua espressione architettonica esteriore, a dare la misura di quanto il design stia esaurendo la sua vena ispiratrice e quanto, invece, le bellezze artistiche meneghine ospitanti installazioni temporanee giochino sempre più a rimanere i veri protagonisti della manifestazione. E’ forse quell’uso improprio italiano, dall’inglese “design”, a farne un termine ormai svuotato del suo senso proprio, principe e primordiale: pensiero, disegno, progetto. Tra questi palazzi, chiese e cortili riaperti per l’occasione, segue una selezione di quei casi in cui l’esposizione e il suo contesto hanno trovato la miglior espressione di reciproca valorizzazione.

§1-Università Statale di Milano, Ospedale maggiore del Filarete. Tra i numerosi progetti sul tema “A dream of Tomorrow-Energy for creativity” collegato ad EXPO2015 e promosso dalla rivista INTERNI, si distingue il piccolo padiglione “Irori Kitchen” di Kengo Kuma all’interno dell’atrio dell’Aula Magna. Realizzato per accogliere una rivisitazione dell’ambiente cucina per l’azienda giapponese TJM Design, è una struttura autoportante composta di sottilissimi fogli di carta vulcanizzata, rinforzata con un trattamento chimico, curvati a cilindro a formare una composizione simile ad un “bozzolo”. Impreziosito dalla raffinatezza del dettaglio costruttivo e da una leggerezza compatta, appare a sua volta un organismo esposto dentro una teca nell’austerità composta dell’atrio a doppia altezza dell’Università.
https://www.designboom.com/architecture/kengo-kuma-irori-kitchenhouse-milan-design-week-04-14-2015/

§2-Atelier Clerici, Palazzo Clerici. In questa sede normalmente aperta ad eventi privati e nota ai pochi conoscitori per la “Galleria del Tiepolo”, s’insedia nel cortile la casa prototipo RAM House, prodotta dall’azienda Molbirot e ideata dallo studio genovese Space Caviar, gruppo di lavoro dell’architetto Joseph Grima, giovane direttore del comitato artistico di Matera 2019. Con una forte immagine iconica, oscillante tra le ricerche formali delle Houses anni ‘70 di Eisenman e la definizione di un nuovo existenzminimum dei maestri del razionalismo internazionale, questa installazione pone l’attezione sulla protezione degli spazi domestici dall’inquinamento elettromagnetico dei dispositivi tecnologici che ci accompagnano quotidianamente. Pannelli di Radar-Absorbent Material (=RAM) e gabbie di Faraday sono gli strumenti sperimentati in una composizione architettonicamente accattivante. http://www.spacecaviar.net/ram-house/

§3 Studio CLS, Chiesa di San Paolo Converso. CLS Architetti ha inaugurato l’evento “It’s all about meal”, una collezione di arredi e accessori per la mis en place della tavola, aprendo al pubblico il suo nuovo quartier generale già operativo da alcuni mesi: uno studio di architettura in una chiesa barocca. Il foyer è ricavato nella navata unica, precedentemente divisa in due zone per ospitare dietro l’altare le funzioni religiose delle suore di clausura. Un parallelepipedo vetrato che ospita la sala riunioni aggettante sopra il foyer ripristina provocatoriamente il collegamento visivo con il retro, dove gli uffici si sviluppano su tre livelli dentro una grande struttura minimale. All’ingresso dalla volta si rovescia una cascata di calici, piatti e posate trasparenti, sospesa sopra la collezione dei tavoli componibili, “Specchio di Venere” in un elegante vetro extrachiaro, circondati da affreschi e decorazioni barocche. La sinergia più suggestiva. http://www.clsarchitetti.com/its-all-about-meal

§4. Triennale, Teatro dell’Arte. Il teatro a fianco della Triennale si è rinnovato su progetto di Jacopo Foggini con decorazioni di Barnaba Fornasetti, in collaborazione con Slamp e Cole&Son Wallpaper. Nato negli anni ’30 per accogliere rappresentazioni di arte sperimentale, è uno spazio intimo e discreto con l’ ingresso al piano seminterrato. Inaugurato con la serata speciale “La grande occasione”, il nuovo allestimento include un importante Chandelier e altri elementi scenografici in plexiglass sui toni del blu e del bianco e nei corridoi di accesso i decori “Nuvole” e “Balaustra”. Con un’ alchimia efficace si ricompone l’identità scenica della sala e dei suoi locali attigui sui toni del blu elettrico in sintonia con la più asciutta architettura muziana. La performance Electric Blue Night con DJ Set e proiezioni sul palco a cura di Barnaba Fornasetti ha valorizzato ulteriormente il lavoro di Foggini, da tempo artista affermato e apprezzato di opere in metacrilato.  https://www.slamp.com/it/projects/teatro-dellarte-of-triennale/

§5. Palazzo Bocconi, Circolo della Stampa. L’esposizione della maison Louis Vuitton nelle sale del palazzo del fondatore della prestigiosa Università è una combinazione felice di saloni adornati con decorazioni fastose con i preziosi oggetti in edizione limitata per la collezione Objets Nomads, disegnata da alcune firme internazionali, tra cui i fratelli Campana, Patricia Urquiola, Aterlier Oï, Raw Edges. L’ambientazione è una foresta tropicale decadente, tra felci rigogliose e consumate boiserie intervallate da specchi antichi, che trasporta il visitatore nell’esplorazione del mondo del lusso da viaggio. Grande cura nella lavorazione della pelle per la realizzazione di sedute trasportabili, lanterne, contenitori impacchettabili, amache e valigette ripiegabili. Esotismo ed edonismo si ritrovano in un’atmosfera di memoria letteraria nel palazzo della borghesia milanese di fine ottocento. http://it.louisvuitton.com/ita-it/articoli/objets-nomades-2

§6. Museo della Permanente, Palazzo della Società delle Belle Arti. Nella sede di via Turati, spazio riqualificato negli anni ‘50 dai fratelli Castiglioni con un’ attenzione particolare alla flessibilità degli ambienti e alla loro illuminazione, le grandi sale disadorne si prestano come un telo bianco senza soluzione di continuità, teso per l’esposizione della prolifica e sorprendente produzione del designer giapponese Nendo. Una collezione vastissima di oggetti d’ uso quotidiano, arredi e talvolta leziosità impreviste ma non meno interessanti, quali la confezione di cioccolatini “Chocolatexture” per Maison&Objet 2015. Si presentano come nove miniature geometriche riprodotte sull’espressione del concetto di tessitura-trama-texture, enunciate da nove parole giapponesi. Della collezione di tavoli, sedute, scaffali per Glass Italia, sono esposti “Soft”, “Slide” e “Deep blue” in vetro colorato e ad effetto sfumato, realizzati con particolari tecniche d’incollaggio; prodotti che confermano la poliedrica abilità di Nendo nello sperimentare le potenzialità costruttive ed estetiche di un materiale, sorprendendo, incuriosendo, e alimentando in noi occidentali l’eterna ammirazione per la sapiente messa in scena della poesia del quotidiano nella cultura giapponese. http://www.nendo.jp/en/release/2015 http://iconosquare.com/tag/chocolatexture

§7. Studio Caccia Dominioni, Palazzo Caccia Dominioni. Poco più che centenario, l’architetto Luigi Caccia Dominioni ha aperto al pubblico il suo studio, attivo da quasi settant’anni e affacciante sulla storica piazza Sant’Ambrogio. Il palazzo di famiglia è una delle sue opere più famose e una delle soste più frequenti negli itinerari a lui dedicati dagli studenti di Facoltà. In questo studio, il termine design riacquista una vibrante consistenza. Uno spazio-contenitore di piccoli e grandi prototipi, schizzi a matita e disegni a china di facciate e planimetrie, scarti di campioni e cartelle colori, ritratti e scorci urbani a matita e tempera. In sostanza, si può comprendere tutto il campionario di progetti dalla scala urbana all’architettura, al complemento d’ arredo, all’accessorio; “dal cucchiaino alla città” per citare il famoso slogan di E.N. Rogers. Lui, “il Caccia”, non c’è; al suo posto una calca, in attesa di entrare, s’infila nel pertugio al piano seminterrato nella penombra, dove dal primo livello s’intravede il campanile romanico ergersi imponente, sfilandosi dalla Basilica. Ma ancora più sotto, pochi gradini più in basso, si trova il suo spazio di lavoro, raccolto nella semioscurità intorno ad una scrivania ricoperta di carte, inavvicinabile.
Foto di Agostino Osio http://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2015/04/CacciaDominionibyAgostinoOsio.jpg

E’ l’ultima suggestione a raccontare come la parte più autentica della longeva creatività milanese sia un posto in definitiva impercettibile ed esclusivo, di cui all’esterno si colgono frammenti, mentre negli interni, nelle segrete stanze, questa chieda di essere scoperta e studiata con dedizione, curiosità e tempismo.

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