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Israele e le nuove città murate… – di Oliviero Godi

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Se Israele facesse la pace con i suoi vicini e cominciasse a guardarsi dentro, scoprirebbe che il paese è in preda ad una anarchia urbanistica devastante e vittima di una speculazione edilizia generalizzata ed incontrollata.
La guerra tra i comuni e i developers sulle volumetrie, le altezze e la densità abitativa urbana è una guerra persa. Vincono i costruttori/investitori. In un paese a doppia domanda abitativa, quella legata agli abitanti del paese e quella generata dagli ebrei che abitano il resto del mondo e che vogliono una casa in Eretz Israel, il mercato immobiliare non ha subito mai rallentamenti ed anzi la dicotomia (prezzi altissimi pagati dagli ebrei stranieri, prezzi sociali per gli israeliani) si sta riducendo ma verso l’alto. Di conseguenza un israeliano della classe media non può più comprarsi un appartamento in centro a Tel Aviv o Gerusalemme, ma dovrà spostarsi in una delle tante città satelliti che stanno sorgendo attorno alle due grandi città. Questo genera una speculazione edilizia fortissima, con pochi grandi costruttori che si spartiscono un mercato edilizio molto ricco. Le conseguenze sono numerose:
Gli edifici nascono come funghi, appartamenti venduti sulla carta immediatamente (ormai un sogno qui in Italia…), prezzi quindi molto alti, qualità della costruzione molto scarsa, finiture pessime, sostenibilità degli edifici sia dal punto di vista materiali che qualità degli spazi inesistente.
Il territorio viene sistematicamente distrutto in maniera irreversibile, la gestione non organizzata degli insediamenti provoca carenze e deficienze infrastrutturali enormi, dalla gestione delle risorse idriche al caos della circolazione automobilistica, allo squilibrio tra insediamenti abitativi e ottimale densità di servizi urbani alla popolazione.
Spopolano i grandi shopping mall, unico luogo dove si può parcheggiare facilmente e godere dell’aria condizionata…
Moshe Safdie c’ha messo del suo con le megastrutture abitative di Modi’in, una nuova cittadina sulle colline a metà strata tra Tel Aviv e Gerusalemme. Arrivando da lontano sembra di andare verso il castello Svevo ma quando ci si approssima ci si rende conto che sono abitazioni a scala sovrumana che occupano tutto il centro della città. Se non fosse per la qualità della luce che da queste parti aiuta molto, dando un po’ di allegria, sembrerebbero strutture prese direttamente da Blade Runner…
Per finire una nota di colore…le villette che vengono costruite a centinaia, specie attorno a Gerusalemme (spesso nei territori occupati…) hanno tutte il tetto a falda con le tegole rosse. L’unica ragione per questa soluzione, assurda da queste parti, è il desiderio di differenziarsi dall’architettura locale, araba, delle case a tetto piatto e bianco.
Questo mi ricorda l’esibizione del 1927 a Weissenhof, dove tutti i grandi architetti del momento costruirono delle abitazioni in stile rigorosamente modernista e con il tetto piatto. In quella occasione vennero presi in giro per lo stile “arabo” delle costruzioni, pubblicando delle cartoline con cammelli e beduini inseriti tra le case moderniste. In Israele hanno fatto grandi passi da allora ma, per queste cose, all’indietro…

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