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L’Indiano e la Fata di Paolo Bielli – di Claudia Quintieri

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La personale di Paolo Bielli L’indiano e la fata alla galleria Minima a cura di Mario Tosto è un viaggio nella storia artistica e personale di Bielli. Da dove proviene il titolo? È il nome dell’unico disegno infantile dell’artista ancora esistente che egli ha ritrovato nella copertina interna di un libro di matematica. Dai due personaggi che lo compongono, l’indiano e la fata, proviene un altro personaggio che conquista lo spazio della galleria: il pugile rosa. Sagome del pugile rosa sono state affisse per il quartiere romano di San Lorenzo in un intervento di street art ed ora sono disposte nella parete di fronte all’entrata di Minima.

In questo personaggio il maschile ed il femminile si uniscono: il ruolo ed il colore all’apparenza contrastano fra loro, ma in realtà insieme si completano, proprio come succede nell’indiano e la fata: nel disegno infantile, infatti, i due sembrano diventare un’unica cosa che comprende le due essenze dell’essere umano. Il pugile è rosa anche perché da un punto di vista fisico non fa male, ma è testimone di una lotta interna e con il mondo per affermare se stesso; è come l’artista che lotta per affermare la propria esistenza, la propria arte e la propria personalità, Bielli ci si rispecchia, è lui l’artista che lotta. Il pugile prende a volte le sembianze di un indiano, a volte di un astronauta, e alla fine è come se si ritrovasse nel percorso di una storia che non vuole essere troppo definita, sta nel momento della trasformazione e non ha ancora assunto un’identità precisa.

Il carattere autobiografico dell’esposizione si nutre di tanti elementi, la galleria è tappezzata di autoritratti che evocano la ricerca di Bielli degli anni ’80 quando egli si rappresentava come personaggio con la testa rasata a metà e con il tirabaci, look inusuale per l’epoca. Questi disegni sono stati creati appositamente per la mostra anche se si riferiscono ad un tempo passato in cui la vita di Bielli era segnata da conoscenze e incontri che lo hanno accompagnato nella sua crescita, da qui la volontà di dedicare l’esposizione alla sua amica e poetessa Giulia, morta da poco, rimasta incompresa e di cui è affisso un ritratto in galleria. L’autoritratto, ancora, è un rispecchiarsi in se stessi per conoscersi e affrontare il mondo, e ritorna il concetto di lotta continua per l’affermazione di sé e della propria anima. Sempre per quell’indagarsi e quel mettersi a nudo l’artista ha deciso di esporre una radiografia dei suoi denti accompagnata da un lavoro che allude alla radiografia come fosse una specie di feticcio che sembra accostarsi ad una composizione indiana, Bielli ha sempre sofferto con i denti, voleva essere uno spunto ironico.

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Sono poi esposte fotografie di parenti stretti e lontani rifotografate attraverso filtri di vetro sempre diversi per forma e colore che riflettono un modo di approcciarsi all’immagine coerente con le caratteristiche che contraddistinguono i disegni dell’artista. Il suo stile si nutre di riferimenti pop, riferimenti al surrealismo e parte da una discendenza classica, ad esempio egli ha ripreso particolari di affreschi di Raffaello e di Piero della Francesca per alcune sue opere.

Il pop lo circonda da sempre, sono pop, ad esempio, una piccola scultura con la testa del personaggio dei fantastici quattro l’uomo torcia che finisce in un unico piede ed è trafitta da un coltello, ed il coltello di Diabolik. Definisce il surrealismo come: “qualcosa che noi ricerchiamo, ma che nella realtà non c’è.” Essenziale nel suo lavoro il concetto di ring, il luogo dove avviene la lotta dei pugili e la lotta per la vita: il ring è quadrato, ma ring vuol dire anello in inglese, per questo Bielli circoscrive i suoi personaggi all’interno di cerchi che si trovano dentro quadrati. Il cerchio, elemento che porta con sé dagli anni ’80, è uno spazio dove siamo un po’ costretti tutti, ricorda il mondo dove viviamo da cui cerchiamo di uscire fuori per affermarci, quindi forte si impone e ritorna nuovamente il concetto di lotta psicologica ed esperenziale. La forma circolare, poi, evoca gli astri, i pianeti, l’universo, in cui tutto si muove, dove tutto è in continua trasformazione.

Queste suggestioni hanno portato l’artista a creare la scultura Ufo-ring che è esposta nella vetrina della galleria Minima: è ricavata da una lampada in stile impero di ottone svitata e riavvitata in maniera che non sia più una lampada: è diventata un ufo che atterra su di un cd rom, spazio circolare, ufo che fa il giro del mondo e si viene a posare in galleria sul ring-cd che sta sopra una scacchiera, spazio quadrato. Questa scultura diventa l’oggetto finale del percorso di tutta la mostra.

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