presS/Tletter
 

Datemi una Cattedrale Laica – di Cristina Senatore

beniamino servino

@Beniamino Servino

“Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro” *

Decine di colonne, immobili come sentinelle a vegliare sulla persistenza di un ricordo, dello stesso colore della sabbia dalla quale si sollevano diritte e fiere, sono tutto quello che resta della antica Palmira. Sfidano la minaccia e l’erosione del tempo ma non possono niente contro la mano armata dell’uomo che un tempo le ha edificate e adesso le vorrebbe polverizzare, perché simbolo di una civiltà che non conobbe Maometto, simbolo di un ricordo nel quale quello stesso uomo non si riconosce e che perciò ripudia.

Quello che resta della città di Palmira sono i resti delle sue architetture. L’Architettura incarna simbolicamente la civiltà che la erige, le sue conquiste ideologiche, le sue convinzioni, la sua organizzazione politica e sociale, la dimensione spirituale…

L’Architettura perciò non può ignorare le guerre, non vi è estranea perché incarna ciò per cui le guerre avvengono. Ogni società costruisce l’Architettura che la rispecchia. Nel tempo quella Architettura diventa il simbolo di quella società.

Si può però invertire il rapporto e modificare l’architettura per modificare la società? Agire sull’effetto per modificare la causa?

“Nella Somma Teologica si nega che Dio possa far sì che il passato non sia stato, ma non si dice nulla dell’intricata concatenazione di cause ed effetti, che è tanto vasta e segreta che forse non si potrebbe annullare un solo fatto remoto, per insignificante che sia stato, senza infirmare il presente.” *

Datemi una Cattedrale Laica. Un luogo dove io possa entrare a ritrovarmi, a riposare, a rifocillare l’anima. Un luogo che incarni lo slancio spirituale dell’uomo che l’ha pensato, disegnato, progettato e costruito. Un uomo che si è immerso dentro se stesso e ha trasformato in Architettura a sua immagine le sue aspirazioni, le sue paure, le sue tensioni emotive… Che essendo le sue di Uomo sono le mie di Uomo, e perciò sono Universali. Voglio aderire alle pareti di questo spazio costruito,  elevarmi nell’altezza sulla mia testa, fare di pietra i miei nervi lungo i sostegni dell’edificio, voglio farmi attraversare dal raggio di luce che penetra le fessure lasciate aperte nella pietra. Voglio farmi quell’edificio e trovarmi dentro di me in quel luogo Sacro dove si trovano tutti gli altri uomini, e io sono loro e loro sono me.

Sono entrata in Santa Chiara* quando ero già grande. E ricordo l’impressione di quello spazio su di me, ne conservo addosso l’impronta indelebile. Il caos della città scompariva del tutto semplicemente varcando la soglia. lo spazio altissimo e l’unica navata spalancata davanti come un prodigio. Inondata dalla luce. La pulizia, il rigore e insieme il bianco e l’accoglienza. Sembrava la pancia di una nave fantastica. Una dimensione parallela a quella della città. Mi sembrò di entrare in luogo dentro di me. Anche se quel luogo era fuori. Ricordo il silenzio immenso sonoro che vibrava nel vuoto.

Datemi una Cattedrale Laica, che sorga in mezzo alla città, che abbia le porte sempre aperte, che sia riconoscibile da lontano, dove io possa entrare ogni volta che ho bisogno di prendermi una pausa dal caos, senza per questo prendere in prestito nessun Dio. Vi voglio entrare con rispetto, in silenzio, chinando il capo, togliendomi le scarpe, pulendomi le mani, senza dovermi necessariamente fare il segno della croce. dentro voglio restare in silenzio o voglio innalzare un canto. voglio piangere senza confessare i miei peccati. me la voglio vedere con il dio che è in me.

Voglio una cattedrale Sacra e Laica come una nave dalla quale nessuno possa buttare giù nessuno per avere un credo diverso, perché gli uomini sono tutti uguali. Un luogo contro il quale nessuno possa pensare di sferrare un attacco senza correre il rischio di uccidere un proprio fratello, compagno nella stessa fede, di uccidere se stesso.

Voglio una cattedrale laica a simboleggiare un nuovo Umanesimo che invoco disperatamente, che metta al centro i limiti dell’uomo e le meraviglie capaci di avvenire a cavallo dei suoi confini. Meraviglie che tanto sono più grandi quanto più grande è la diversità fra gli uomini, che sono tutti diversi nella stessa umanità.

è il tempo di Spazi (e perciò Architetture) Sacri Laici, perché è questo il tempo per sottrarre il Sacro all’egemonia moralizzante e mortificante della Chiesa, per riscoprire all’origine delle parole il senso delle cose.. il tempo dell’Ecclesia e delle Cattedrali Laiche.

Sarebbe questo (lo sarà) il tempo, se mi deste (datemela!) una Cattedrale Laica!

NOTE:
– Le citazioni sono tratte da J.L.Borges,  L’Aleph”, Feltrinelli, pp. 34, 77

– * Chiesa di Santa Chiara a Napoli.

– L’autore dell’immagine è Beniamino Servino, il titolo “Nostra Signora delle lamiere/Our Lady of metal sheets”.
Accosto al testo una immagine di Beniamino Servino in maniera del tutto arbitraria. Il testo non corrisponde alle motivazioni che spingono  l’architetto a immaginare e progettare le sue Architetture, gli architetti progettano a loro immagine e somiglianza, i non-architetti (quelli che i luoghi non se li possono edificare da sé) scelgono per sé le architetture nelle quali si riconoscono. Quando io penso a ciò che è per me una cattedrale laica mi viene in mente una parte della sua ricerca, alcune delle sue architetture.