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Un fotografo ed un architetto: contaminazioni nella costruzione delle città – di Mario Miccio

Foto 5-D'Orta-(S)Composizione Londra 1

New abstract di Carlo D’Orta nella Galleria SPAZIO NUOVO Contemporary Art dal 14 maggio al 10 giugno 2015 e Gioacchino Ersoch (1815-1902). Un architetto per Roma Capitale nel Museo di Roma Palazzo Braschi dal 16 maggio al 20 settembre 2015.

“Io non giudico mai un edificio, antico o moderno che esso sia; cerco, piuttosto, di capire – come ti ho detto – le intenzioni di chi l’ha ideato e a quale fine è adibito. […] Se poi mi rendo conto che quell’edificio è divenuto un tutt’uno con la città, che si inserisce nell’organismo urbano, allora mi posso soffermare a considerarne anche il valore artistico. Perché so che questo valore è strettamente legato a quello della struttura vitale dell’edificio. La conclamata bellezza di alcuni palazzi monumentali è quasi sempre, da parte dei critici, il risultato di un analisi formale delle loro facciate. L’esteta dimentica di penetrare nell’edificio, di ricercarne e viverne percorsi e luoghi di sosta, di scoprirne i suggerimenti per un modo di vita aderente alla cultura del tempo in cui fu costruito e a quella di oggi. La struttura dell’edificio non suggerisce nulla all’esteta, non lo stimola alla ricerca della storia degli uomini che vi sono vissuti e che vi passano e vivono ancora” (Michelucci. Intervista sulla nuova città, a cura di Fabrizio Brunetti, Laterza, Roma-Bari, 1981, pag. 6).

Riusciamo ad essere diversi dagli esteti di Michelucci nelle nostre metropoli dell’oggi per il domani? Quante “architetture” oggi si adattano ai cambiamenti urbanistici, storici e sociali delle nostre metropoli globalizzate?

Due mostre ci accompagnano alla scoperta dell’architettura e dei paesaggi urbani delle nostre città. Dalla Roma Capitale di Ersoch alle capitali del mondo di D’Orta: contaminazioni nella costruzione delle città e nella “ricerca della storia degli uomini che vi sono vissuti e che vi passano e vivono ancora” (Michelucci. Intervista sulla nuova città, op. cit.).

New abstract è la mostra di Carlo d’Orta (www.carlodortaarte.it/) nella Galleria SPAZIO NUOVO Contemporary Art (www.spazionuovo.net/it/home), a cura di Guillaume Maitre e Paulo Pérez Mouríz. Lo rivedo dopo tre anni: dalle immagini digitali di maggio 2012 della mostra Unreal city nello studio Transit Architettura di Roma con il fotografo Claudio De Micheli (presS/Tletter n. 18-2012) a queste nuove del 2015. E se la sovrapposizione di alcune immagini di ieri e di oggi consente una narrazione visiva dei mutamenti urbani, per altre la riconoscibilità dei luoghi attraverso simboli ed archetipi non rappresenta solo la ricostruzione diacronica degli eventi storici, ma anche e soprattutto il tentativo riuscito dell’artista di creare nuovi scenari. Nuove rappresentazioni del paesaggio urbano: metafore visive, atti dell’immaginazione come “repertorio del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è né è stato né forse sarà ma che avrebbe potuto essere” (Italo Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano, 1933, pag. 102), ma anche “immaginazione come pratica sociale (in cui) le emozioni sono costruite culturalmente e contestualizzate socialmente” (A. Appadurai, Modernity at Large: Cultural Dimensions of Globalization, University of Minnesota Press, Minneapolis-London 1996, trad. it. Modernità in polvere. Dimensioni culturali della globalizzazione, Meltemi, Roma, 2001).

Nella Galleria Spazio Nuovo l’artista porta le sue nuove città: 12 frammenti in fotografie di grande formato (foto 1, 2, 3 e 4), una installazione con foto + elementi in plexiglass “Londra 1” (foto 5) e una scultura in vetro che fa da pendant con le foto di riferimento “Londra 36” (foto 6). Con le (S)composizioni, installazioni con foto + elementi in plexiglass è riuscito a creare scenari tridimensionali di assoluta originalità. Interviene sulle immagini con tagli obliqui razionali-irrazionali (che fanno pensare a Fontana) e le assembla in varie combinazioni formali non scevre da contaminazioni grafico-pittoriche e scultoree in una ambivalenza espressiva di scomposizioni e ricomposizioni proprie del linguaggio cubista. In una sintesi estrema, costruita negli anni, crea realtà alternative e spesso immaginarie attraverso linee, schematizzazioni ed il colore così tu che osservi “con un occhio guardi il mondo, con l’altro guardi dentro di te…” (Modigliani).

La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19 ad esclusione della domenica e del lunedì.

Contemporaneamente alla mostra romana altre immagini ed installazioni dell’artista sono esposte a Venezia all’ “officina delle zattere” nella personale Beyond the lens a cura di Italo Bergantini e Gaia Conti in occasione della 56a Biennale d’arte. L’esposizione inaugurata l’8 maggio resterà aperta al pubblico fino al 14 giugno 2015.

Gioacchino Ersoch (1815 – 1902). Un architetto per Roma Capitale è la mostra inaugurata il 15 maggio nelle due sale al piano terra del settecentesco Palazzo Braschi sede del Museo di Roma (www.museodiroma.it), ingressi Piazza Navona 2 e Piazza San Pantaleo 10.

Nella mostra, che rende omaggio all’architetto nel bicentenario della nascita, sono esposti i suoi progetti e disegni in parte inediti, con fotografie d’epoca e dipinti. Esposti in mostra anche l’album fotografico dedicato all’architetto dai colleghi in occasione del suo pensionamento nel 1889, con 6 parti di un teodolite in ottone, nella bacheca della sala a sinistra (foto 7); ed altri strumenti di misurazione architettonica (1 mira in lamiera verniciata, un compasso in ottone, 1 pantografo in metallo verniciato e ottone, 1 parallelografo in metallo verniciato e ottone), nella bacheca della sala a destra (foto 8). L’ Ersoch, figura eclettica e poliedrica di architetto, urbanista, designer, ed artista – al servizio del Comune di Roma dal 1848 al 1889 -, si rese interprete di quel periodo, prima e dopo il 1870, di trasformazioni urbanistiche ed architettoniche, ma anche politiche e sociali, quando Roma da capitale dello Stato Pontificio diverrà Capitale d’Italia. Le opere ed i documenti esposti provengono dalle collezioni del Museo di Roma Roma (www.museodiroma.it), dall’Archivio Storico Capitolino (http://www.archiviocapitolino.it/ita/homepage.asp) e dall’Archivio Gianfranco Ersoch. La mostra si è avvalsa dei curatori scientifici Alessandro Cremona, Claudio Crescentini e Laura Francescangeli, dell’organizzazione di Zètema Progetto Cultura (http://www.zetema.it/) , ed è stata promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura e Turismo, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Archivio Storico Capitolino, in collaborazione con l’Istituto Centrale Beni Sonori e audiovisivi (http://www.icbsa.it/).

Contemporaneamente alla mostra di Palazzo Braschi presso l’Archivio Storico Capitolino (http://www.archiviocapitolino.it/ita/homepage.asp), in Piazza dell’Orologio 4, è allestita una sezione documentaria di approfondimento.

La mostra è stata preceduta da due incontri di studi ed approfondimenti sulla città di Roma fra Ottocento e Novecento e la figura e l’opera dell’Architetto.

Al primo incontro, che si è svolto il 24 febbraio 2015 presso la Sala Ovale dell’Archivio Storico Capitolino, è stato presentato il volume Gioacchino Ersoch architetto comunale. Progetti e disegni per Roma Capitale d’Italia. Il testo edito da Palombi Editori a cura di Alessandro Cremona, Claudio Crescintini, Massimo Pentiricci, ed Eleonora Ronchetti, in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino e gli archivi privati degli eredi di Ersoch, è stato pubblicato nel 2014 nella nuova Collana di studi sugli architetti del Comune di Roma ROMARCHITETTONICA della Sovrintendenza Capitolina. Le prossime pubblicazioni della collana, curata da Claudio Parisi Presicce, Alessandro Cremona e Claudio Crescintini, presenteranno studi inediti su gli “architetti comunali”: Raffaele De Vico, Vincenzo Fasolo, Mario Moretti, Antonio Muñoz, Luigi Poletti e Virginio Vespignani.

Al secondo incontro “L’architetto comunale GIOACCHINO ERSOCH”, che si è svolto nel Museo di Roma in Trastevere, sono stati invitati ad illustrare la figura e l’opera dell’architetto gli autori dei saggi pubblicati nel volume Gioacchino Ersoch architetto comunale…(cit.): Nicoletta Cardano, Alessandro Cremona, Claudio Crescentini, Laura Francescangeli, Claudio Impiglia, Massimo Pentiricci, Eleonora Ronchetti ed Elisabetta Ronchini. L’appuntamento in Trastevere ha chiuso il programma 2014-2015 del Progetto informativo per i docenti “EDUCARE ALLE MOSTRE, EDUCARE ALLA CITTÀ”.

Gioacchino Ersoch, architetto comunale

L’Architetto Hersoch, nasce a Roma il 6 luglio del 1815. È discendente da un ramo di una antica famiglia svizzera, gli Herzog, originaria della città di Herznach nel Cantone di Argovia, ed italianizzerà poi il nome da Joachim Herzog in Gioacchino Hersoch. << Dopo gli studi giovanili, tra il 1832 e il 1833 frequenta il biennio fisico-matematico all’Università La Sapienza dove consegue il “baccellierato”, un titolo universitario di primo grado, per poi esercitare il “praticantato” quadriennale (1834-1837) presso lo studio di un “architetto affermato”, forse Enrico Calderari [ …], anziché frequentare, come previsto dall’iter accademico la “Scuola di Applicazione per Ingegneri, Architetti, Periti Agrimensori e Misuratori di Fabbriche”, annessa alla Sapienza, e l’Accademia di San Luca. Nel 1838 affronta quindi gli esami per conseguire la patente di architetto in base ai programmi della Scuola di Applicazione. L’anno successivo segna la svolta decisiva per la sua carriera. Seguendo probabilmente le orme paterne nella ricerca di un impiego presso l’amministrazione pubblica pontificia, nel 1839 viene assunto nel ruolo di architetto nell’organico della camera capitolina. >> (Alessandro Cremona , Gioacchino Ersoch, vita e opere, in Gioacchino Ersoch architetto comunale…(cit., pag 21). Nel 1848 è assunto presso l’Ufficio edilizio del Comune di Roma come architetto supplente. Negli anni dal 1848 al 1850, anni di riforme e di innovazioni del nuovo pontificato di Pio IX affiancherà due architetti del Comune di Roma Enrico Calderari e Luigi Poletti. Al Calderari, architetto provvisorio del Comune di Roma viene affidato il progetto di un primo grande intervento di edilizia popolare a sovvenzione pubblica, realizzato in minima parte per mancanza di fondi, e successivamente l’adattamento del Palazzo Senatorio in Campidoglio in sede degli uffici dell’amministrazione capitolina, progetto completato nel 1850. Nello stesso anno inizia la collaborazione con Luigi Poletti, prima al restauro della Porta San Pancrazio e poi nella ricostruzione della passeggiata del Pincio, devastata durante l’assedio della Repubblica romana nel 1849. Nel 1851 passa dai lavori di collaborazione al primo incarico: l’adeguamento tecnologico delle “beccherie”, lo stabilimento di mattazione di Piazza del Popolo, con lavori di ampliamento e riammodernamento che proseguiranno fino al 1876. Nel 1859 è nominato architetto effettivo e nel 1881 architetto capo della III Divisione Architettura, come da “Verbale delle deliberazioni della Giunta Municipale di Roma, seduta del 7 dicembre 1881, decreto n. 25” (foto 9).

Progetti per edifici pubblici in Roma e nel Lazio

Numerosi i progetti, non sempre realizzati, i restauri e gli interventi manutentivi di edifici e servizi pubblici in Roma e nel Lazio: ampliamento e sistemazione del cimitero del Verano (Foto 10), con il nuovo ingresso sulla via Tiburtina; stazioni sanitarie e cimiteri nell’Agro romano, dal 1880-1889 (foto 11); progetti per un Convitto nazionale (1883), non realizzato; di edificio per uso di archivi comunali. Pianta del piano terreno, del 1884 (foto 12); di edificio per uso di archivi comunali del 1884 (foto 13; per la nuova caserma al Colosseo del 1886; e per la nuova Porta Tiburtina (foto 14).

Piano generale per i mercati all’ingrosso e quelli per la rivendita

Per oltre un decennio si dedica alla progettazione di un piano generale per la distribuzione dei mercati della città, il progetto delle “piazze di mercato”. Il progetto è iniziato sotto il regime papale nel 1866 ed è ripreso nel 1873. Il progetto rielaborato colloca i mercati all’ingrosso a S. Vitale, in via Nazionale, alla stazione Termini e alla legnara di Porta del Popolo e quelli per la rivendita distribuiti sul territorio comunale suddiviso in dodici settori. Il progetto è considerato avanzato rispetto alle realizzazioni europee, ma non sarà mai approvato. L’unico mercato ad essere realizzato sarà il mercato del pesce (foto 15) nell’area di San Teodoro, al lato del Palatino, che progettato nel 1876 e reso attivo nel 1879 è una delle 20 opere dell’architetto ancora visibili in Roma (oggi è l’ex edificio dell’Autoparco comunale).

Gli interventi nei giardini romani

Tra il 1860 e il 1870 progetta arredi e costruzioni per il parco di villa Volkonsky, ora residenza dell’ambasciatore inglese, un tempo proprietà del principe Alessandro Volkonsky. A partire dal 1871 si occupa della passeggiata del Pincio con interventi stilistici e di decorazione, e con lavori di manutenzione e rinnovo dei giardini, di miglioramento dei viali, realizzazione di marciapiedi, cunette, perimetrazione di aiuole e nuove piantumazioni di alberi. Progetta un serbatoio idrico per l’innaffiamento dei giardini e dei viali, che inizia il 24 agosto 1872 e termina il 24 marzo 1874, pensato inizialmente in forme neoclassiche lo modifica in un pittoresco chalet svizzero (foto 16). Lo chalet maschera al primo piano il serbatoio ed ospita al piano terreno una collezione di legni pregiati (oggi scomparsa). Nel 1873 realizza l’allestimento e l’inserimento all’interno di una pittoresca fontana dell’idrocronometro (foto 17 e 18) progettato dal padre domenicano Giovan Battista Embriaco (due prototipi del suo idrocronometro erano stati presentati nella Esposizione Universale di Parigi del 1867). E per la passeggiata del Pincio l’Ersoch progetta anche una meridiana (foto 19). I lavori al Pincio con la realizzazione di opere in ferro, la collocazione di quaranta busti in marmo lungo i viali ed innumerevoli opere di manutenzione e rinnovo termineranno nel 1889.

Dal 1878 cura, insieme al capo giardiniere Augusto Formilli, la ristrutturazione dei giardini capitolini realizzando un accesso secondario alla Piazza del Campidoglio.

Le “girandole”, e altri apparati effimeri

A partire dal 1872 il poliedrico Ersoch, l’artista-designer, continua le tradizioni degli spettacolari fuochi d’artificio del Cinquecento, riprese fino al 1870 dal Governo pontificio, e progetta apparati effimeri, per le nuove feste civili della capitale. Quindici sono le “girandole” documentate, le macchine pirotecniche realizzate per gli spettacoli di fuochi d’artificio a Castel S. Angelo dal 1872 al 1886 ed al Pincio dal 1887 al 1889. In mostra si possono ammirare le incisioni dei modelli delle ”architetture” pirotecniche con facciate di edifici in stile eclettico (gotico, arabo o cinese) da realizzare in tela e cartapesta e sovrapporre ai luoghi della città, in particolare a Castel Sant’Angelo ed al Pincio (foto 20, 21, 22 e 23).

Lo spettacolo di fuoco delle “girandole” al Pincio (foto 24) ed al Castel Sant’Angelo (foto 25) sono immortalati in una tempera su carta ed in un olio su tela di Franz Theodor Aermi.

La pirotecnia nel XIX secolo a Roma è approfondita da Claudio Impiglia nel saggio La pirotecnia come arte di disegnare e dipingere con la luce: la progettazione eclettica dell’ effimero a Roma nel XIX secolo, pubblicato in “disegnare idee immagini”, Rivista semestrale del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, Sapienza Università di Roma, n. 42, 2011 (https://www.academia.edu/attachments/33314713/download_file?st=MTQzMjc5NTM4Miw3OS41My4yMjcuMTI2LDIxNDg4NjE%3D&s=work_strip&ct=MTQzMjc5NTM4NCwxNDMyNzk2MDI3LDIxNDg4NjE=).

Nel 1888 Ersoch realizza alcuni apparati effimeri per la visita dell’imperatore tedesco Guglielmo II: facciate di cartapesta atte a riunire i palazzi capitolini in un unico fondale scenografico, e per piazza del Popolo un palco in stile egizio e una tribuna.

I progetti di edilizia privata

L’Ersoch si dedica anche a progetti di edilizia privata, attività portata avanti anche dopo il suo pensionamento (1889), con interventi di ristrutturazioni, restauri e sopraelevazioni di edifici.

Il saggio di Claudio Impiglia Progetti e interventi di Gioacchino Ersoch, (https://www.academia.edu/8311560/Progetti_e_interventi_di_Gioacchino_Ersoch), in Gioacchino Ersoch architetto comunale… (cit. pag. 279), riporta l’elenco completo di progetti ed opere.

Ho tratto dal saggio dell’Impiglia l’elenco degli edifici di edilizia privata sui quali è intervenuto l’Architetto e che sono ancora visibili in Roma: palazzetto in via della Vite nn. 32-35 di Luigi Antonini; palazzo in via del Corso nn. 158-163 di Luigi Antonini; palazzo in via Borgognona n. 90 di Ersoch, adibito a sede del suostudio; case in via Borgognona nn. 21-23 di Gioacchino Ersoch; Palazzo in via della Scrofa n. 57, di Romualdi; casa in via Belsiana n. 90 di Giuseppe Topi; Palazzo in via del Corso nn. 114-118 di Giuseppe Topi; casa in piazza De’ Renzi n. 12 del fidecommisso Cartoni.

Dal 1886 al 1888 l’Ersoch interviene nel Teatro Argentina: realizzando restauri strutturali ed architettonici. Tutte le sue opere saranno rimosse nei successivi progetti di ristrutturazione del teatro.

Lo stabilimento di pubblica mattazione e mercato del bestiame

Con Roma capitale ha inizio lo sviluppo industriale dell’area ostiense. I due Piani regolatori generali del 1873 e del 1883, individuano un area di espansione delle attività produttive lungo il Tevere a sud della città. È un area considerata idonea sia per la presenza del fiume, allora navigabile, sia per la linea ferroviaria Roma – Civitavecchia che attraverso un ponte in ferro si collega alla stazione Termini. Lo stabilimento di mattazione di Piazza del Popolo – primo incarico assegnato all’Ersoch nel 1851 – per motivi igienici è trasferito nell’area di 8 ettari dei prati di Testaccio, a ridosso delle mura Aureliane, tra il monte dei Cocci, l’antico mons Testaceum, e il Tevere, ed è affidato all’Ersoch il piano per il nuovo mattatoio. Nella seduta comunale del 21 luglio 1888 è approvato il progetto dell’Architetto per lo “Stabilimento di pubblica mattazione e mercato del bestiame” (foto 26). Il 20 maggio 1889 è stipulato il contratto di appalto con l’impresa esecutrice ed i lavori termineranno alla fine del 1890. Collegate al mattatoio, da cui traggono la materia prima, fuori porta S. Paolo si realizzano numerose concerie ed inizia l’edificazione di un quartiere multifunzionale con edifici industriali e residenze per gli operai come era nella previsioni di piano.

Il mattatoio di Ersoch è costituito da due parti: lo stabilimento di mattazione (foto 27) ed il mercato del bestiame (foto 28), che coprono una superficie complessiva di 105.000 mq di cui 43.000 coperti.

È progettato con grandi padiglioni a pianta rettangolare (foto 29) con tetti a due falde e leggere pensiline. Innovativo è l’uso nel progetto di strutture in ferro e ghisa. Per la progettazione l’Ersoch si avvale di studi e ricerche condotti su altri centri di mattazione in Europa. Nel progetto architettonico del Mattatoio non si può fare a meno di apprezzare quel connubio tra la monumentalità del portale a due fornici sormontato da un gruppo allegorico e la razionalità distributiva degli spazi interni che risponde a criteri funzionali ed a soluzioni tecnologiche avanzate.

Per anni il mattatoio dell’Ersoch sarà l’impianto più all’avanguardia d’Europa.

Dismissione del mattatoio e nuove destinazioni d’uso

Nel luglio del 1975 il complesso viene dismesso e dal 1988 è sotto tutela da parte della Soprintendenza per i beni architettonici di Roma e diviene monumento di archeologia industriale.

Dopo la dismissione nel succedersi di studi, progetti e dibattiti, è stato utilizzato come sede di servizi e uffici comunali, deposito di reperti archeologici e monumentali, per mostre, feste popolari e concerti. Ad oggi hanno preso possesso del mattatoio: il MACRO Testaccio e la Pelanda Centro di produzione culturale (www.museomacro.org/); la cittadella dell’ALTRA ECONOMIA (http://www.cittadellaltraeconomia.org/); il dipartimento di Architettura Roma Tre (http:// www.architettura.uniroma3.it); l’Accademia di Belle Arti di Roma (www.accademiabelleartiroma.it/). Dove il Mattatoio aveva le sue celle frigorifere c’è in progetto un campus universitario, per il quale si è in attesa della pubblicazione del bando, come previsto dalla legge 388 che finanzia alloggi per studenti universitari. La Facoltà d’Architettura dell’Università di Roma Tre ha preannunciato la sua partecipazione al bando, atteso entro l’estate 2015.

Il lessico architettonico

Con i suoi progetti Ersoch si inserisce nel dibattito in corso dopo il 1870 sull’identità nazionale, e nella scelta del lessico architettonico da adottare si ispira al modello neocinquecentesco romano, ritrovandosi tra coloro che ritenevano che lo stile “neorinascimentale” fosse il più adatto a rappresentare lo “stile nazionale” per l’architettura degli edifici pubblici e privati di Roma capitale d’Italia. Ersoch è molto attento alle esigenze di rinnovo della città di Roma che aspira a divenire una città metropolitana sull’esempio delle altre capitali europee. Alcuni progetti presentati da Ersoch a selezioni e concorsi saranno però respinti, forse per eccessivo “monumentalismo”: come il progetto per le sedi dei due rami del Parlamento in Campidoglio nell’aprile del 1871 (foto 30), e il progetto per il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II del 1881 (foto 31), che richiama il Pantheon. E, tra l’altro, non saranno mai realizzati alcuni edifici pubblici progettati, come il Convitto nazionale del 1883.

Il dettaglio architettonico ed il dettaglio grafico

Nei disegni esposti in mostra non si può fare a meno di apprezzare il contributo del dettaglio architettonico, unito ad una sensibilità pittorica, nella realizzazione dell’opera. Così si apprezzano: il progetto a matita dell’allestimento della sala dei matrimoni nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, ed il raffinato disegno ad inchiostro del candelabro in ottone; il disegno acquerellato della decorazione del pavimento della sala degli Orazi e Curiazi (foto 32) nei restauri degli ambienti espositivi dei Musei Capitolini; il disegno a matita dei Candelabri (foto 33)per la Corte dei Conti; e molti altri ancora. Né si possono dimenticare le incisioni dei modelli delle ”architetture” pirotecniche, visti in precedenza (foto 20, 21, 22 e 23), ed il progetto di stemmi per il Campidoglio (foto 34).

Architetto emerito del Comune di Roma

L’Ersoch il 16 marzo 1889 è collocato a riposo, ed il 6 luglio è nominato architetto emerito del Comune di Roma e gli è concesso di seguire gratuitamente la direzione dei lavori del mattatoio di Testaccio, del Campo Boario e dei servizi annessi fino al completamento delle opere (alla fine del 1890). Negli anni a seguire sarà costretto a citare in giudizio il Comune di Roma per ottenere il rimborso delle spese sostenute per viaggi di istruzione in Italia e all’estero e per i lavori svolti nel corso del servizio. La causa si protrarrà dopo la sua morte (12 giugno 1902) e vedrà soccombenti i suoi eredi.

“Quello spazio che fa tanto New York”

Mi fa piacere chiudere con questo articolo che Renato Nicolini pubblicò il 9 novembre del 1999 su La Repubblica a proposito dell’architettura di Ersoch nel progetto del mattatoio.

“FIN dalla metà degli anni Settanta ho sempre sostenuto la necessità di conservare il Mattatoio di Gioacchino Ersoch. Per una questione di qualità dell’ architettura; e in un certo senso di suo valore simbolico. Ersoch insiste molto, nella relazione al progetto, sulla “modernità” e sulla “trasparenza” del suo stabilimento dove tutto era visibile, contrapposto alle porte chiuse dei vecchi macelli, dove ogni allevatore uccideva i “suoi” capi nel “suo” spazio. Il Mattatoio l’ ho usato per primo, come spazio che aggiunge le immaginazioni che può provocare la sua architettura ed il luogo in cui sorge, sotto il “Monte dei Cocci”, a quelle delle manifestazioni che ospita; nel 1979 era uno dei quattro spazi di Parco Central; nel 1984 era lo spazio video e dell’ innovazione tecnologica dell’ Estate Romana. Ho avuto ancora a che fare con il Mattatoio quest’ anno, con la Biennale dei Giovani artisti, gestita da Zone Attive, una società cui partecipa l’ azienda Palaexpò. Non è senza qualche esperienza perciò che credo che il Mattatoio sia in sintonia quasi perfetta con lo spirito di rinnovata attenzione alle qualità che rendono particolare uno spazio, che in tutto il mondo sta mandando in soffitta l’ idea del “Museo scatola bianca” tardo-funzionalista. Penso a “Temporary contemporary” che un Frank Gary non ancora famoso aveva allestito nel 1985 a Los Angeles in un capannone industriale in disuso; all’ uso, oltre che dell’ Arsenale, delle Corderie da parte della Biennale di Venezia; al PS1 di Frederick Fisher a New York, dove le nuove pareti di cemento danno una nuova cornice a spazi ex industriali a lungo usati dopo la dismissione, in modo spontaneo, da artisti. Una delle ragioni del fascino del Mattatoio è che questo luogo può ospitare, attraverso la relazione padiglioni-Campo Boario, tutte le forme di rapporto delle arti tra di loro, arti visive e spettacolo, spettacolo dal vivo e spettacolo multimediale, installazioni, performance. Sarà perché il decennio di costruzione è lo stesso, ma lo vedo come l’ altra faccia del Palazzo delle Esposizioni, quanto a possibilità che offre. Sarei perciò molto lieto di vederlo pienamente in campo.”

La mostra al Museo di Roma Palazzo Braschi è aperta dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00). La sezione documentaria di approfondimento presso l’Archivio Storico Capitolino è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00.

 

BIBLIOGRAFIA

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