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Disneyland Milano – di Oliviero Godi

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Sono scorsi fiumi di inchiostro sull’Expo, per cui credo che poche gocce vergate col sangue del visitatore padre di famiglia non provochino esondazioni pericolose…

Da tempo i miei tre figli -e moglie- mi stressavano per essere portati a Disneyland Parigi o, nel peggiore delle ipotesi, a Gardaland.

Alla fine ho capitolato e li ho portati all’Expo.

Armati di tutto punto (bottigliette d’acqua, panini, cappellini etc, mancava solo il cane) siamo partiti in una tranquilla giornata infrasettimanale d’Agosto (non ci sarà nessuno, aveva previsto mia moglie…) e alle dieci in punto ci siamo presentati ai cancelli d’accesso dell’Expo. Migliaia (sembravano milioni) di persone in coda.

Comunque, ad onor del vero, la pratica del controllo veniva sbrigata in dieci/quindici minuti e finalmente entrammo all’Expo…

Dobbiamo assolutamente vedere il padiglione Zero! Sì, certo, due/tre ore di coda…allora decidiamo per il Belga. Stessa lunghissima coda; allora il…niente da fare, per tutti i padiglioni le code erano interminabili e impensabili con tre figli adolescenti. Morale, decidiamo di percorrere il Decumano e i vari Cardi guardano le architetture dall’esterno, infilandoci nei padiglioni con meno gente, cioè quelli più tristi…(chissà perché il cardo mi ricorda sempre che in un campo di carciofi anche un cardo è un bel fiore…)

La giornata scorre tra rifornimenti d’acqua alle provvidenziali fontane dispensatrici, acquistando comunque generi alimentari, (le Tapas più care del mondo, anzi universalmente carissime) e soste nell’ombra dei padiglioni.

Il decumano ospita delle bancarelle con cibi rigorosamente di plastica. Bello sapere che il mondo è apparentemente sfamato con il petrolio…

Verso la fine della giornata, nonostante lo sfinimento generale, riusciamo finalmente a vedere i padiglioni più importanti. Per discrezione non li citerò.

Purtroppo i figli (3) hanno completamente snobbato quanto esposto per concentrarsi sui vari giochi (la rete del padiglione brasiliano, per esempio, o le sfilate dei pupazzi Disneiani, o gli effetti digitali) e devo dire, a ragione, vista la difficoltà di capire quanto era esposto.

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Da quanto ho visto quanto prodotto dalle menti più avanzate di ciascun paese espositore si può divide in alcune categorie interessanti:

– chi ce l’ha più grosso. Qui vince senza dubbio la Russia, con quella prua navale che si getta a sbalzo verso il centro dell’Expo e che sovrasta gli altri padiglioni. Il tocco della vodka Beluga sul tetto farebbe comunque pendere in loro favore la decisione.

– chi vuol mostrare nei 5 minuti di visita tutto quello che il paese produce, indifferentemente dal tema di Expo. La palma va alle repubbliche ex-sovietiche, che in poco (o tanto) spazio vanno dall’orgoglio delle linee aeree nazionali ai giacimenti petroliferi ai detersivi per lavastoviglie.

– chi non ha capito nulla di quello che stava succedendo. La guerra per il primo posto è durissima, perché secondo me pochi hanno interpretato correttamente il tema. Dovendo comunque scegliere un vincitore direi gli USA, più che una ricetta americana sull’argomento sembrava una insalata russa.

– chi ha cercato di dare un senso ai milioni spesi partecipando a Expo. La Svizzera propone una riflessione sul consumo dei generi alimentari in una maniera semplice ed efficace. Forse abbandonando il machismo architettonico e concentrandosi sul contenuto qualche risultato l’hanno ottenuto.

– chi si è scervellato creando architetture complicate che nulla fanno se non chiedersi il perché della loro stessa esistenza. Anche qui gara dura, ma la Gran Bretagna forse ha quel quid in più grazie alla cervellotica combinazione di un alveare autoctono collegato via web alla struttura metallica che mima appunto un alveare e che reagisce cambiando colore e suoni.

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Peccato che l’Expo viva soprattutto di giorno e che il brusio delle migliaia di visitatori è molto più forte delle migliaia di api dell’alveare britannico…tanto lavoro per poco risultato. Molto UK…

– chi a, corto di idee, si è lanciato nel mondo del digitale. Israele, Spagna, sono buoni esempi di questa attitudine. Guardate quanto siamo bravi a fare le cose e divertitevi con gli effetti speciali. Israele persino vanta l’invenzione dei pomodorini geneticamente modificati…eheheh

– chi ha fatto fatica a partecipare e si vede. Molti padiglioni veramente tristi, sia per linguaggio formale che per contenuti.

Ci sarebbero molte più categorie ma rischierei veramente l’allagamento.

Non avendo più vent’anni ho vissuto in prima persona l’esperienza esilarante delle fiere campionarie nella vecchia sede di Milano centro. I bei tempi dove tutte le nazioni partecipavano e ti regalavano (sì sì, è proprio così) un sacco di gadget assolutamente inutili ma coloratissimi, e spesso cibo e bevande a volontà.

Expo mi è sembrata molto fiera campionaria. Purtroppo i gadget erano a pagamento…e il cibo inavvicinabile…

Due righe sull’architettura.

Spero di essere stato esaustivo…

 

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