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Il nutrimento dell’architettura [13] – di Davide Vargas

nutrimento 13

Mi hanno chiesto un disegno per un libro d’artista. Avrebbe dovuto raccontare il percorso fino al castello di Lamont Young. Solo che ho sbagliato itinerario e sono arrivato ad un altro edificio. Il più famoso Aselmeyer Castle. Ho disegnato e pensato.

Poi l’editore mi ha spiegato che avrei dovuto invece raggiungere villa Ebe. Sul fianco di Monte Echia. Costruita venti anni dopo l’Aselmeyer Castle e destinata a casa propria del progettista. Allora mi sono avviato per una zona di Napoli che non conoscevo proprio. Un percorso a mezza costa ai piedi della Nunziatella. Con un panorama incredibile. Ho incontrato un tizio con un cane isterico che voleva parlare ad ogni costo. Mi ha suggerito di salire sul roccione di lato dove si infrattano le coppie. Da lì avrei avuto una vista magnifica. Aveva i lineamenti appuntiti. Da qualunque lato lo guardassi. Poi uno strano personaggio. Ben piantato, con sottili capelli lunghi e gialli, una canottiera e pantaloncino. Una specie di Rambo in ciabatte. Spingeva la sedia a rotelle di una vecchia signora ripiegata su un fianco. E a un certo punto si è ripiegato pure lui e ha carezzato la faccia rugosa della vecchia con una delicatezza incongrua.

Poi ho cominciato a scendere tra macchine parcheggiate e sacchetti di spazzatura. Fino a scoprire oltre la buganvillea arrampicata tra le sbarre della immancabile cancellata il castello scontroso e magico. L’intonaco scrostato della Nunziatella sulle spalle. Il paesaggio incorniciato da una selva di antenne televisive. Le cupole delle chiese. Le torri di pietra come un inizio. E molte cose da custodire.

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