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Misurare, cioè Le Corbusier – di Alessandra Muntoni

Chandigarh La main ouverte © S. Herbert

Misurare: un’azione elementare ma aperta all’infinito. La Mostra al Centre Pompidou, dedicata a Le Corbusier a cento anni dalla sua morte, ci ha spiegato proprio questo. Anzi, ce lo ha rappresentato plasticamente con i suoi disegni, i suoi quadri, le sue sculture, le sue opere architettoniche, i filmati di come si vive dentro le sue case, di come si è discusso nei CIAM, di come Le Corbusier ha continuato a disegnare e a spiegare il Modulor fino agli ultimi giorni della sua vita.

Misurare significa per lui afferrare ‒ con la mente e con la mano ‒ il mondo che ci circonda, il tempo, la storia. È poco? Non è politico? È molto di più.

L’architettura moderna e contemporanea si è formata nel Novecento: un secolo terribile, aperto con la Rivoluzione di Ottobre, due guerre mondiali e chiuso, nel 2001, con la distruzione delle Twin Towers. Come dominare/misurare gli eventi?

Le Corbusier si pone il problema della misura fin dall’inizio del secolo. «A ventitré anni, sul suo tavolo da disegno, il nostro uomo ha disegnato la facciata di una casa che sta per costruire. Gli si pone un’angosciosa domanda: “Qual’è la regola che informa, che lega tutte le cose? Mi trovo di fronte a un problema di origine geometrica; sono in pieno fenomeno visuale; assisto alla formazione di un essere in sé. Dall’artiglio si riconosce il leone! Dov’è l’artiglio, dov’è il leone?” Grande inquietudine, grande turbamento, grande vuoto». Da questi tormenti Le Corbusier uscirà con il Modulor, serie di tracciati armonici basati sulla misura dell’uomo e sul luogo dell’angolo retto.

Anche la Main ouverte, simbolo della città di Chandigarh, è costruita sul rettangolo aureo, come si vede in un disegno esposto alla Mostra: è la mano che riceve per poter restituire e assomiglia a un uccello che sta spiccando il volo. Così come la serie di Fibonacci è senza fine, altrettanto la mano aperta può andare lontano, afferrando la realtà dell’oggi ma correndo verso l’infinito. È un modo, non solo evasivo, per misurare gli eventi.

In copertina: Chandigarh La main ouverte © S. Herbert

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