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Obolo per la Cappella – di Cristina Senatore

obolo

Dalla spiaggia, facendo scorrere lo sguardo da destra verso sinistra, prima sulla linea curva della costa poi su quella diritta dell’orizzonte, gli occhi arrivavano a risalire una vicina e piccola collina verde culminante in una fila di antichi edifici tutti sui toni del marrone. Come fossero in miniatura, erano disposti, gli uni accanto alle altre, palazzi e case e fra di essi si alzava con fierezza [e prepotenza] il campanile.

Arrivata nel centro storico della cittadina sul versante adriatico (Italia), tenendo gli occhi sul campanile che spuntava dai tetti, ho cominciato a cercare l’ingresso della Chiesa.

Mi sono trovata a muovermi in un dedalo di vicoletti stretti e strettissimi, alcuni non più larghi del corridoio angusto di una casa. A meno di mezzo metro dalle mie spalle, mentre camminavo, mi scorrevano affianco: a destra casette basse di uno, due piani, piccole e ordinate; a sinistra le alte pareti dell’edificio che doveva essere sicuramente [ed era] quello della Chiesa. Nell’incrocio fra i vicoli un paio di volte lo spazio si è leggermente allargato consentendomi di godere più ampiamente dello spettacolo che offrivano quelle pareti di pietra. Migliaia di piccoli mattoncini, tutti diversi, allineati e disallineati in una distesa verticale alla cui bellezza mi lasciavo andare. Aderivo alla parete, innalzandomi ed espandendomi, fin quasi a sentirmela addosso come una seconda pelle. La sua trama fitta fitta sembrava veramente quella di una pelle e a guardarla bene mi sono accorta che nascondeva segreti alla luce del sole, erano infatti visibili tracce di finestre chiuse, canali verticali [forse canne fumarie] cancellati per riempimento. Fra i mattoncini si facevano spazio aprendosi finestre di diverse forme (rettangolari, quadrate, a mezza luna), la loro disposizione non osservava alcuna simmetria, tuttavia l’edificio appariva magnifico e rigoroso.
Forse a causa degli spazi angusti, ho continuato a costeggiare l’edificio senza riuscire a dedurne la forma complessiva, né la sua pianta.

Finalmente mi sono trovata ai piedi del campanile. Tutt’uno, eppure si riconoscevano in esso varie stratificazioni. Accanto, piccola ed elegante la facciata della Chiesa… non ero riuscita a dedurre la forma della pianta ma qualcosa non mi tornava, come se mi aspettassi qualcosa di diverso, senza sapere cosa.

La chiesa era aperta, vi sono entrata. Mi sono trovata in una piccola navata in fondo alla quale vi era un altare magnificente. Sembrava tutta lì la Chiesa quando facendo qualche passo mi sono resa conto che ero nella terza navata, quella più a destra. Portandomi sulla navata centrale e voltandomi indietro, dove avrei cercato l’ingresso principale, ho visto che la parete era murata nella parte inferiore e occupata da un grande organo nella parte superiore. L’altare centrale non mi è sembrato imponente come quello della navata laterale di destra. Il che mi ha incuriosito.

[Altare nella navata destra, in corrispondenza dell’entrata]
Al centro dell’altare era esposto un ostensorio a forma di anfora, tutto d’argento culminante con una piccolissima (pochi centimetri) teca di vetro. Vi era disposto innanzi un tavolino con su appoggiato un sacchetto di velluto rosso collegato ad un’asta [per la riscossione delle offerte durante le funzioni] e un gruppo di candele [elettriche] con fessura per monete [con qualche candela accesa]. Nella parete accanto, mimetizzata, c’era una porticina con una fessura [per inserirvi le monete] e un foro [per inserirvi la chiave] su di essa un cartello recante la scritta: “OBOLO PER LA CAPPELLA”… Nella teca dell’ostensorio era esposta una spina, che la tradizione fa risalire alla corona di spine indossata da Gesù in persona.

Ho pensato: chissà se si entra in Chiesa nella navata laterale di destra [quella con l’altare maestoso] perché in quella navata v’e la spina oppure se la spina è stata messa lì perché lì si entra. E anche… Che sono le storie che fanno il valore degli oggetti.

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