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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – LUGLIO-AGOSTO 1965 – di Arcangelo Di Cesare

luglio agosto 1965

Nel mese di agosto 2015 ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Le Corbusier; nell’editoriale del mese di luglio 1965, con una beffarda casualità, Bruno Zevi, celebra la misura umana dell’architetto nel momento del suo tramonto professionale, analizzando una delle sue ultime opere: l’ospedale Veneziano.

Quelli erano anni in cui le Utopie prevalevano sulle idee; Zevi sosteneva sempre queste proposte,

pronto a stroncarle quando dietro l’ipotesi non scorgeva l’impulso della verifica e l’utopia, non sostenuta, passava dallo stato vitale e prorompente a uno stato noioso e accademico.

In questo panorama, il progetto per Venezia, era una lezione per tutti: era una vera e autentica idea, non un’ipotesi e tanto meno un’utopia.

Una ricerca lenta e paziente di un uomo di 79 anni che in sei decadi di lavoro aveva creato un ricchissimo repertorio linguistico.

Il progetto veneziano è tanto semplice quanto efficace, una soluzione ovvia, l’unica giusta e possibile cui però nessuno aveva pensato.

In esso conviveva l’invenzione tipologica, con le stanze rischiarate da luce indiretta come gli atelier, e l’invenzione espressiva, con il rapporto acqua/terra dei pilotis proiettati nella laguna e le penombre plastiche create dalle corti e dai calli interni. Ne risulterà non un edificio ma uno spartito immerso perfettamente nel tessuto veneziano.

Solitamente gli architetti impiegano pochissimo tempo ad enucleare l’idea mentre dedicano immani sforzi a configurarla, a correggerla e a tentare di qualificarla. Con il progetto Veneziano, Le Corbusier, ci dimostra che quando l’idea è valida, e meditata fino in fondo, ne può scaturire facilmente un capolavoro.

Lo spirito creativo non abbandonerà mai Le Corbusier, neanche di fronte al traguardo della vita terrena, che di lì a poco taglierà, nuotando verso l’immortalità.

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