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Hacker, accademia in agonia, cattedre in eredità, The Smiths e altre storie – di Marco Maria Sambo

AltreVisioni - di Marco Maria Sambo

Sgrunt, scenario apocalittico. Dopo la campagna di fango che sta ancora funestando Roma, i baroni e i lobbisti di tutta Italia sono sempre all’opera per accaparrarsi l’universo del CCCM : cattedre, commissioni, commesse, marchette e chi più ne ha più ne metta. Non cade neanche una briciola. Evviva. Intanto i siti dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica, www.architetturaecritica.it e www.presstletter.com , sono stati in questi giorni ripetutamente hackerati. Segno evidente che il lato oscuro della forza continua a combattere nell’ombra per cercare di bloccare il dibattito libero e democratico. Mentre questo accade noi ingraniamo, con i nostri amici architetti-Jedi, la quinta marcia delle pernacchie schivando quei baroni dell’università che sbraitano leggendo i nostri articoli. E ce la ridiamo immaginando le loro scenate isteriche tipo sit-com americana di quarta categoria; divertendoci quando lanciano editti bulgari paramafiosi in stile Padrino con il sottofondo musicale di Nino Rota nella loro mente. Perché il vero problema di questo Paese non è rappresentato solamente dai politici, alcuni bravi, altri disonesti, ma soprattutto da quelle lobby accademico affaristiche che distruggono il talento e seminano solo cordate di potere, filiere che portano alla malsana occupazione di tutti gli spazi possibili e immaginabili. Prendiamo ad esempio il mondo universitario italiano (in alcuni casi prossimo alla morte culturale) e facciamoci qualche domanda. Quanti signori, pavoni-baroni universitari, portano vantaggi reali all’accademia che troppo spesso versa in uno stato di agonia come avviene in quelle facoltà dominate da famiglie intere di professori che tramandano la cattedra come fosse un’eredità? Quanti sono i ricercatori di talento costretti a espatriare perché fanno la fame, non potendo aspirare a una cattedra per colpa di questi signori che sanno solamente arroccarsi e alzare muri per favorire i loro protetti? Vi sembra normale? Vi sembra possibile che il sistema nazionale per le abilitazioni per professori universitari escluda, come è avvenuto solamente l’anno scorso, alcuni tra i migliori architetti e intellettuali del nostro Paese? Vi pare degno di un Paese civile il fatto che meccanismi barbari di questo tipo, nonostante petizioni e interrogazioni parlamentari, nonostante scandali, articoli di quotidiani e settimanali, continuino a governare in un modo o nell’altro, senza che nulla cambi realmente, le sorti culturali della nostra Italia?

Festeggiamo queste inutili riflessioni apocalittiche ascoltando The Smiths, “Barbarism Begins At Home”, rigorosamente Live, a tutto volume, brindando a quei meravigliosi professori (non sono pochi) che ancora credono nel loro mestiere e rendono bellissimo questo Paese costruendo giorno dopo giorno, come abili artigiani, le ali di moltissimi giovani.  Ecco il link, buona visione. Sgrunt a tutti:

https://www.youtube.com/watch?v=y_T1NE4Q2BI

 

di Marco Maria Sambo

3 Comments

  1. Massimiliano 19/10/2015 at 10:52

    Ho una proposta. Perchè non provare a convincere alcune delle maggiori istituzioni universitarie europee ad aprire in Italia una succursale, non riconosciuta in Italia e quindi libera dal nazionale “magna magna”, ma che, rilasciando titoli validi in Europa, valida di fatto anche nella nostra nazione i futuri titolati.
    Analizziamo più approfonditamene e dividiamo in
    Svantaggi:
    01) niente fondi italiani diretti;
    02) niente titolo di Laurea della nostra nazione;
    Vantaggi:
    01) il titolo rilasciato pur non essendo italiano ha valore legale in tutta Europa (quindi si può successivamente fare l’esame di stato in Italia);
    02) eliminazione della baronia italica;
    03) insegnanti di livello Europeo se non addiruttura mondiale;
    04) i ricercatori potrebbero eventualmente non essere costretti ad espatriare;
    Può sembrare una provocazione, ma ci rifletterei se fossi uno di quei ricercatori/docenti/ecc che magari hanno qualche contatto con unoversità straniere.
    Have a nice day
    Massimiliano

  2. Lorena 21/10/2015 at 15:18

    Aggiungerei che purtroppo fanno parte del problema vero anche parte degli stessi studenti. Gli studenti che scelgono i corsi facili, quelli che anziché lavorare sulla qualità lavorano sui contatti, quelli che danno soldi ai professori per avere qualche articolo pubblicato, quelli che la tesi la comprano, quelli che gli esami si fanno con esami di altri, quelli che per il dottorato basta il contatto giusto…In sostanza quella parte di studenti che anziché ribellarsi ai sistemi marci, ne fanno parte e li alimentano. Se i fruitori dell’università cominciassero a ribellarsi, se gli studenti scegliessero i professori bravi e brillanti piuttosto che i detentori di potere, se preferissero lo studio ai contatti allora forse l’intera struttura universitaria sarebbe costretta al cambiamento. Questa è la prima diversità con le facoltà europee, dove gli studenti pretendono qualità.
    Saluti Lorena

  3. Giulio 26/10/2015 at 14:21

    Tutto giusto e corretto.
    la domanda è: quand’è che l’AIAC esce fuori allo scoperto?
    quando è che cominciate a fare tesoro del credito accumulato per mettere a nudo denunciando apertamente i casi di mafietta universitaria?
    Poi vogliamo parlare di Ordini e fondazioni varie?
    Non voglio esser moralista a tutti i costi. Per quanto mi riguarda la vostra associazione può anche rimanere in un ambito strettamente culturale lasciando da parte le questioni politiche e occupazionali; non ci sarebbe niente di male. ma se invece avete intenzioni di denunciare il malaffare, a mio parere dovete anche mettere in conto la possibilità di una “discesa in campo”
    Purtroppo fin’ora, restando anche solo alle vicende romane, mi pare che siete restati un po’, troppo, alla finestra

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