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La verandina temporanea sul Colosseo Quadrato, i re del lusso, King Crimson, Steve Hackett e altre storie – di Marco Maria Sambo

AltreVisioni - di Marco Maria Sambo

Sgrunt, superfetazioni romane. L’altro giorno pensavo al fatto che alcuni re del lusso italico sono straordinari, tirano fuori i soldi e poi fanno come gli pare. E tutti dietro a imitarli, anche quelli di serie D, i dilettanti che si buttano nel lusso perché fa tendenza.

Prendiamo ad esempio il caso della verandina temporanea di Fendi costruita sul Colosseo Quadrato all’Eur, un modello direi tipologico per affrontare le relazioni tra mercatino globale e città contemporanea. Questa nuova costruzione che sbuca sul Palazzo della Civiltà italiana (probabilmente legittima, ci mancherebbe) non è solo sconcertante perché si trova su di un edificio storico vincolato ma –se ci pensate bene– è anche tragicamente divertente. Si tratta in realtà di una provocazione quasi dadaista in una città che tra Soprintendenze e normative blocca tutto, anche l’aria che respiriamo, ridimensionando allestimenti temporanei e progetti di qualità. Ma è vietato –come in tutte le situazioni bloccate in cui non è mai la regola che vince ma solo la sua interpretazione– fermare il lusso, in tutte le sue forme. Perché il lusso, anche se si costruisce in modo prepotente sopra un pezzo di storia come in questo caso, porta sempre denaro. Il fattore dadaista sta proprio nello stupore che provoca una superfetazione sbucata quasi dal nulla, improvvisamente, senza che l’opinione pubblica fosse informata, mascherando questa malefatta culturale (una volta scattate le proteste generali) con concetti aleatori come “struttura temporanea”, “struttura amovibile” (eccetera eccetera); cosa che in Italia, lo sappiamo, vuol dire tutto e niente. “Eccomi qua”, sembra dire quella veranda, adesso non mi buttate giù neanche con le cannonate. Una provocazione –de facto– che rende unica questa vicenda e che ci pone davanti numerosi quesiti sulle (a volte) surreali interpretazioni delle norme con cui gli architetti di tutta Italia hanno a che fare tutti i giorni, con le quali devono convivere per lavorare e contro le quali talvolta devono combattere per realizzare qualcosa. Insomma, si chiede un medio architetto come me, perché dobbiamo combattere quotidianamente per un allestimento o per una Cila-Scia-Dia, solo per fare gli esempi più facili, circondati da una marea di persone che tutti i giorni ci dicono “Archité, nun se po’ fa” , quando poi ci ritroviamo la veranda sul Colosseo Quadrato? Perché, seconda domanda, le Soprintendenze bloccano quasi lo scorrere del fiume Tevere accusandolo di danneggiare un sassolino sull’argine e poi –guarda un po’ il caso– Fendi uccide (culturalmente) il progetto purista voluto da Guerrini, Lapadula e Romano nel 1938-1942, costruendo con tanto di immense gru e con relativa occupazione di suolo pubblico un volume “temporaneo” per l’inaugurazione del suo nuovo quartier generale? Si dirà come sempre: “è il mercato bellezza”. Ma la risposta non può essere solamente questa e se tra qualche tempo ci rendessimo conto che questa struttura in realtà non era affatto temporanea, la città avrebbe il diritto, a questo punto, di insorgere civilmente manifestando il proprio dissenso. Perché, lusso o non lusso, Roma e i romani devono essere sempre coinvolti quando si stravolge un pezzo di storia dell’architettura moderna.

In ogni caso è proprio questo surreale atteggiamento interpretativo sulle norme (oppressivo e burocratico che però trova sempre scappatoie quando conviene) che delinea tutte le contraddizioni del nostro Paese. Perché “Archité, nun se po’ fa” in realtà prevede sempre una variante possibile e una forzatura delle regole che diventano in questo modo fragili come enormi castelli di carta. In sostanza, nella città contemporanea vince solo il più forte. Proprio per questo, forse, il lusso sta diventando una moda e tutti cercano di imitare da dilettanti chi invece, al di là di questa vicenda e in tutto il mondo, fa da sempre sul serio come Fendi.

Festeggiamo queste inutili riflessioni ascoltando musica a tutto volume, “Epitaph”, straordinario brano dei King Crimson suonato dal leggendario Steve Hackett (Genesis) e dal fenomenale Greg Lake (King Crimson ed Emerson, Lake & Palmer), rigorosamente Live, ecco il link, buon ascolto, Sgrunt a tutti:

https://www.youtube.com/watch?v=JaWdZIWTHg4

 

di Marco Maria Sambo

AGGIORNAMENTO: Dopo le proteste dell’opinione pubblica, la verandina di Fendi sul Colosseo Quadrato è stata rimossa.

 

AltreVisioni_Colosseo Quadrato_Romatoday

fonte: RomaToday

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RIFERIMENTI  E  LINK

Pablo Echaurren su L’Huffington Post :

http://www.huffingtonpost.it/pablo-echaurren/assurda-incuria-per-il-colosseo-quadrato_b_8355878.html

Corriere della Sera:

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_17/sul-colosseo-quadrato-affitto-fendi-spunta-nuova-terrazza-074b6626-74f2-11e5-a7e5-eb91e72d7db2.shtml

RomaToday:

http://eur.romatoday.it/altre/colosseo-quadrato-decalogo-soprintendenza.html

Dagospia:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/croppi-stroppia-accusa-colosseo-quadrato-dato-ad-arnault-senza-59799.htm

1 Comment

  1. paola rossi 28/10/2015 at 17:07

    Vedere

    NOMIYA SPACE a Parigi e Berlino e THE CUBE a Milano. Tutti realmente temporanei …. e così speriamo di Roma ……. anche se è la città eterna …….

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