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Ma come parlano gli architetti? – di Christian De Iuliis

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Una volta erano i medici: i condotti che arrivavano nella casa di campagna per la visita a domicilio e formulavano una diagnosi inspiegabile accompagnata da una ricetta altrettanto intraducibile (per tutto il mondo tranne che per il farmacista), bevevano l’ennesimo caffè della giornata e quindi sparivano nella brughiera.

Poi fu la volta degli avvocati, dinanzi al rubagalline accusato di furto aggravato con scasso, elencavano una serie di leggi, articoli, commi con relative condanne, sanzioni ed attenuanti generiche, poi incassavano l’acconto per ricomparire in tribunale.

Ora negli anni 10 tocca agli architetti. I nuovi incomprensibili sono loro.

Siccome non può essere possibile elaborare un vocabolario architetti-italiano, ecco dieci frasi ricorrenti in varie situazioni, con la relativa traduzione a vantaggio dell’assistito.

(N.B: gli architetti parlano sempre al plurale ed utilizzano un sacco di parole in lingua straniera specie quando non sanno cosa vogliono dire):

“Creeremo una show room area o un lab per l’hand-made, tutto in minimal style”:

TRAD: “ho capito che i soldi sono pochi, abbattiamo le pareti e chiamiamo qualcuno che con il riciclo faccia qualcosa, qualunque cosa va bene”.

“il concept di questo store prevede un look in cui ogni particolare dovrà essere fashion”:

TRAD: “i soldi ci sono, vanno spesi”

per la zona giorno prevediamo un living open space, mentre per la zona notte utilizzerei un lighting project dai toni velati

TRAD: “Soggiorno luminoso, camere da letto buie”

Stiamo lavorando per fare di questo spazio un ambiente dove i flussi energetici siano al centro del progetto di vita degli occupanti”

TRAD: “Non ho la più pallida idea di quello che farò, però sto leggendo un libro di Osho”

“Crediamo sia giusto avere un approccio green, ecologico e sostenibile alle problematiche di questo intervento”

TRAD: “Pianteremo degli alberi in giardino e/o dei gerani sui balconi”

“Riteniamo che questo lavoro proponga un numero così elevato di sollecitazioni che intendiamo riflettere ancora un pò sulle soluzioni da adottare”

TRAD: “Non ho avuto ancora il tempo per lavorarci”

“Questo progetto non è ancora maturo, crediamo che debba fermentare ancora del tempo’”

TRAD: “Ho bisogno di un acconto”

Non possiamo venire incontro a tutte le vostre aspettative, alcune scelte di natura stilistica contrastano con la normativa vigente, tuttavia con le opportune accortezze possiamo riformulare con precisione la proposta volumetrica e soddisfare le vostre esigenze”

TRAD: “Bisogna dare una mazzetta al geometra dell’ufficio tecnico”

“Il quadro fessurativo presenta delle incoerenze strutturali che vanno valutate con attenzione prima di effettuare qualsiasi scelta successiva”

TRAD: “Bisogna chiamare urgentemente un ingegnere”

“Riteniamo che le vostre richieste siano off, fuori dal budget a disposizione ed incompatibili con il nostro linguaggio architettonico, nonché estranee all’ideologia culturale nella quale ci riconosciamo”

TRAD: “Cercati un altro architetto”

Dinanzi a queste frasi dal significato oscuro, il cliente, chiaramente disorientato, non ha molta scelta. In genere le reazioni possibili sono solo due: annuire con il capo oppure cambiare architetto. Anche abbinate, in sequenza.

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