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Le Corbusier e il divano di Yvonne (1)
Tutte le storie, tranne forse quelle d’amore, cominciano con una domanda alla quale non sappiamo rispondere. E così anche questo scritto parte da un interrogativo. Perché nella casa di Le Corbusier a rue Nungesser et Coli il divano appare così fuori posto? Troppo lungo in una parete troppo piccola. Sono possibili due risposte. La prima è che Le Corbusier avesse bisogno di un episodio spaziale che si inserisse lungo l’asse prospettico che lega l’ingresso alla vetrata che affaccia sul panorama urbano. La seconda è che questo divano sia un intruso giunto all’ultimo momento. E, se così fosse, per quale motivo uno dei più grandi architetti del novecento ha, a oltre 45 anni di età, compiuto un errore così da pivellino?
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Le Corbusier e il divano di Yvonne (2)

C’è, a dire il vero, una terza ipotesi, che il divano che si trova oggi nell’appartamento di Le Corbusier sia stato messo da qualcun altro. Cercando tra i documenti, in effetti, si vede che quello che c’è oggi nella casa atelier di rue Nungesser et Coli è un modello di Cassina(?) nuovo. Ma sembra in tutto e per tutto di dimensioni e forma simile all’originale (cambia la tappezzeria, sulla quale avremo modo di tornare). Le ipotesi per questo divano messo fuori filo restano due: un colpo da maestro o un errore da pivellino. A voi la risposta.

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (3)

In realtà le cose non andarono sempre così: all’inizio la disposizione del salotto – se così possiamo chiamare quell’angolo ricavato della casa- doveva essere più o meno quella della foto. E qualcosa ci dice che, per colpa del divano debordante, tra Corbù ed Yvonne si arrivò ai ferri corti. Ma poi alla moglie dovette cedere. Su qualcosa doveva pur cedere… Non era Yvonne, come diceva la Perriand, una tigresse? E lui non era stato un fedifrago traditore che doveva farsi perdonare?
A Le Corbusier come architetto i divani non piacevano affatto, anzi se fosse stato per lui li avrebbe aboliti dalla faccia della terra. Non si adattavano alla sua concezione dello spazio. “Come fai ad esserne così sicuro?”, mi direte. Abbiate pazienza e ci arriviamo.

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (4)
Ecco, come sospettavo, ho trovato l’immagine ed era più a portata di mano di quanto pensassi. Nel secondo volume dell’Opera completa Corbù non mette il divano, non ci pensa proprio. Il soggiorno è arredato da poltroncine e la più impegnativa e celebre tra queste, in tubolare d’acciaio, non fuoriesce dal muro (l’immagine del post precedente, a questo punto, a giudicare dalla disposizione di mobili e soprammobili dovrebbe far parte dello stesso servizio fotografico).
Mi convinco sempre di più della mia ipotesi: Le Corbusier detestava i divani. Quello di casa sua fu imposto da Yvonne.

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (5)
Ho avuto una notte difficile, disturbata da un terribile pensiero. Se Le Corbusier non amava i divani, forse non ne aveva progettato nessuno. Forse anche i miei due desiderati divanetti LC che avevo in casa erano frutto di una sovrainterpretazione critica. Forse le case di migliaia di architetti con i loro divanetti di LC costosi e in bella vista erano testimonianza di un colossale abbaglio.
Spero, anche per voi, che non sia cosí, eppure ogni nuovo indizio che trovo appare avvalorare la mia ipotesi: che l’equivoco di Le Corbusier progettista di divani sia nato per colpa del divano di Yvonne.

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (6)
Ho cercato in tutta l’opera completa e non c’è una immagine di divano, in nessuna abitazione disegnata da Corbù. Al massimo c’è la poltrona larga, quella da un posto e mezzo. L’unico divanetto a due posti appare in una sezione dell’Unità di abitazione ma non ha niente a vedere con i cosiddetti divani di Le Corbusier, sembra stare là per dire che in quel soggiorno, se proprio ci tieni, puoi mettere quello che vuoi, un divano qualsiasi, al limite anche quello di Yvonne. A questo punto vogliamo provare a rispondere a questa domanda: perché Le Corbusier ignorava i divani?

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (7)
Inutile stare a cincischiare, per Corbú esistevano (parole testuali) solo tre tipi di mobili: i cassetti standardizzati, i tavoli e le sedie. E queste potevano essere normali, per il riposo (chaise longue e poltrone) e per l’ufficio.
E quando, dopo che probabilmente la moglie Yvonne lo aveva torturato per mesi, arriva il divano (su disegno di Corbù? Su disegno della Perriand che però non ne parla nella autobiografia?) Corbù scrive sarcasticamente: “adesso potremmo berci il caffè seduti comodamente, è come se avessimo acquistato il diritto a entrare nella società borghese. Yvonne è rapita”.
No questo divano non gli va giù e non solo perchè lui è un lupo solitario che non vuole dividere la sedia con nessuno o perchè il sofà fa tanto signora bene. Il problema è architettonico, spaziale e mi fa specie che architetti come voi non l’abbiano afferrato. Chi progetta con i divani di Le Corbusier forse ha capito poco e nulla dello spirito di Le Corbusier (me compreso che li ho nel salotto e adesso dove li metto i due divani del Maestro che ho da quando mi sono sposato?)

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Le Corbusier e il divano di Yvonne (8)
Il progetto di casa Le Corbusier era chiaro e perentorio: da un lato l’atelier di Corbù, dall’altro lo spazio di Yvonne con la cucina, il pranzo e il talamo nunziale. Insomma: lo spazio dell’uomo per creare e della donna per mangiare e fare sesso. Il salotto è al centro a dividere i due ambienti ed è lo spazio per il riposo di entrambi. In questa macchina per abitare cucina, pranzo e talamo con annessi bagni devono funzionare come oliatiingranaggi, ma non gli spazi della creatività e del riposo. Ricordatevi che Corbù è calvinista. Ecco perchè l’atelier è grande e flessibile, ecco perchè il salotto è piccolo ma anch’esso flessibile. E in uno spazio flessibile non possono andare ingombranti divani. Così quando voi oggi progettate la zona salotto con i divani di Le Corbusier ammazzate lo spirito del Maestro ( anche Corbù, per amore di pace coniugale, dovette farlo, ma chi l’avrebbe sopportata Yvonne: lo spirito del Maestro forse?)

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