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Gustavo Giovannoni. Tra storia e progetto – di Massimo Locci

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Dopo la mostra sulla Garbatella alla Casa dell’Architettura di Roma e l’importante convegno internazionale all’Accademia Nazionale di San Luca, Gustavo Giovannoni e l’architetto integrale, entrambi del 2015 , si è inaugurata nelle sale espositive delle Terme di Diocleziano la mostra Gustavo Giovannoni. Tra storia e progetto, curata dal Centro Studi per la Storia dell’Architettura, da lui fondato nel 1939. Da queste iniziative autonome Giovannoni (1873-1947) emerge come una delle personalità centrali dell’architettura italiane della prima metà del Novecento: studioso, teorico, progettista.

Articolata in cinque sezioni (La storia e l’architettura, Architetture, città e paesaggio, La scienza dei monumenti, Giovannoni e le istituzioni), l’esposizione al Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano presenta una selezione ragionata di documenti inediti del suo ricchissimo archivio, che parte dalla metà degli anni ’90 dell’Ottocento al dopoguerra, e che comprende studi, pubblicazioni, piani urbanistici, progetti architettonici a scala urbana, restauro di monumenti, edifici residenziali. Ipotesi teoriche e/o finalizzate all’esecuzione che spaziano dalla città antica alla tutela dell’ambiente, dal recupero/valorizzazione dei Centri Storici alla costruzione della nuova città.

I disegni, gli schizzi e i materiali documentali restituiscono bene la varietà e la ricchezza della ricerca di questo “ ingegnere umanista”, come egli stesso ebbe a definirsi. Giovannoni, inizialmente interessato alle soluzioni tecniche della professione, grazie all’incontro con Adolfo Venturi si appassiona all’arte medievale e moderna, pubblica articoli dedicati allo studio di monumenti romani, diventa membro del Consiglio superiore di antichità e belle arti. Come urbanista è un forte anticipatore dei temi fondanti la seconda metà del Novecento: si pone in difesa dell’architettura minore, si occupa di storia e valorizzazione dei centri storici, di città satelliti e di tutela dell’ambiente.

Visitando la mostra si rimane da subito affascinati dalla tecnica di rappresentazione e dalla qualità espressiva dei suoi disegni (emblematiche le varie ipotesi, anche se legate a tardi modelli barocchi, per la chiesa degli Angeli Custodi a Monte Sacro). Disegni che, dopo un accurato restauro, sono stati ben valorizzati nell’allestimento di Massimo Zammerini.

In una seconda lettura si apprezzano i contenuti metodologici, con infinite varianti di inserimento nel contesto urbano e paesaggistico, le precisazioni di natura linguistica e morfologiche. Soprattutto si apprezzano i suoi contributi teorici: i più rilevanti quelli sul restauro e sull’urbanistica.

Giovannoni è tra i fondatori della Facoltà di Architettura di Roma e sceglie di strutturare la didattica del corso di Restauro dei Monumenti, ponendosi in posizione intermedia tra Eugène-Emmanuel Viollet-le-Duc e Camillo Boito, suo maestro. In continuità con quest’ultimo critica l’approccio stilistico in quanto “antiscientifico”, portatore di “falsificazioni e arbitri” e riduttivo della complessità/stratificazione storica. Distingue tra diversi tipi di restauro: di consolidamento, di ricomposizione (o anastilosi), di liberazione dalle aggiunte improprie, di completamento e d’innovazione.

Critica, però, l’architettura moderna e la sua capacità di intervenire nell’opera di restauro; spesso rimane legato a una visione ottocentesca: “Il concetto [di completare i monumenti in stile moderno] è giusto, ma mancano le reali possibilità di stabilità artistica e di armonia richieste da un monumento (…) Mentre è necessario e giusto che lo stile del nostro periodo compaia, pur in forme non avulse dalla tradizione, nei temi della comune edilizia, esso non può aver ancora diritto di cittadinanza nei monumenti accanto alle espressioni d’arte del passato, finché non si sia dimostrato così stabile, e non di moda effimera, da rappresentare veramente il nostro secolo”.

Tra i suoi progetti per Roma si segnalano lo stabilimento della Birra Peroni, tra i primi edifici italiani in cemento armato, e le proposte per la sistemazione del quartiere Rinascimento attraverso il diradamento edilizio. Basilare il suo approccio: “Il risanamento dei vecchi quartieri va ottenuto più dall’interno degli isolati che dall’esterno (…) spesso esso si raggiunge riportando le case e gli isolati in condizioni prossime a quelle originarie, poiché (…) il vecchio abitato aveva il suo ordine, la sua logica, la sua igiene, il suo decoro”.

La sua attività di progettista è legata alle proposte per Forlì, Salerno, Formia, Napoli e, in particolare, per Roma, con le case per piazza Caprera, gli impianti a scala urbana per la città giardino Aniene, nell’area di Monte Sacro, e per il quartiere Garbatella, entrambi ispirati ai modelli inglesi di garden suburb. Il suo ragionamento (teorico e programmatico) sulla pianificazione di quartieri estensivi si lega a quello di Ebenezer Howard, precursore del movimento per le Garden Cities, di John Ruskin e William Morris, con i quali condivide anche le finalità ideologiche, cioè strumenti per scardinare sia le logiche economiche, sia quelle estetico- filosofiche.

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