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La dolce Educhessina è la giusta medicina – di Guido Aragona

educhessina copia

Il fuoco amico oggi si rivolge contro Marco Ermentini. Non contro il suo ultimo pezzo sulla scomparsa dell’architetto alla stregua delle lucciole, peraltro viziato da eccessivo ottimismo, ma alla sua più famosa e persistente invenzione teorica: la Timidina C, ripreso come concetto persino da Renzo Piano.

L’idea di fondo è giusta, intendiamoci. Se così non fosse, i pensieri che seguiranno non sarebbero nemmeno nati, non avrebbero richiesto una così lunga gestazione sottotraccia, per poi rispuntare come una primula di febbraio di un inverno caldo e secco.

Ma è il termine che è sbagliato, dunque la medicina, anche se ha un suono birichino e accattivante. Voglio dirlo senza alcuna timidezza: non esiste qualcosa di più dannoso per le attività artistiche come la timidezza. Non ci credete? Fatemi un esempio di una opera qualsiasi che abbia un minimo di dignità artistica, che sia timida. Delicata, tenue, impalpabile, si. Saggia certo, prudente forse. Ma timida no. La timidezza è una forma di paura, di insicurezza. Una forma di vergogna di sé, pure. Un’opera artistica timida è come dire un’auto con le ruote sgonfie, una bicicletta con le ganasce dei freni ben strette. A che serve?

La giusta medicina è semmai la dolce Educhessina. Perché non è di freni ciò di cui abbiamo bisogno, ma di purgare dall’intestino della mente tutte le scorie della superbia egocentrica. La timidezza è una caratteristica individuale e per giunta sentimentale. L’educazione è una virtù sociale e razionale: si è educati da altri, si è educati nei confronti di altri; la sua dimensione non contempla l’autosufficienza dell’ego. L’educazione significa tante cose, oggi spesso ignorate.

Innanzi tutto, il rispetto degli altri. Il rispetto per chi la commissiona, per chi userà la costruzione, chi la vedrà da fuori, ma anche il rispetto del quartiere, della città in cui si è. Per questa forma di rispetto occorre avere pensato a loro, aver abbandonato per un po’ lo stato egocentrico, ed essere gentili nei loro confronti. Ma educazione significa anche aver coscienza del linguaggio, dei suoi termini, dei suoi toni, delle sfumature. Capire quando sia giusto tacere con umiltà, ma anche quando sia opportuno dire una parolaccia. Eccetera.

Cari amici, la Timidina ve la sconsiglio, prendete la dolce Educhessina.  Ma occorre leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso, che se si ne abusa si può anche morire o far morire. Ma oggi come oggi abusarne è caso rarissimo. Prenderne un po’ farebbe bene a tutti. Io cerco sempre di non farmela mai mancare, anche se spesso mi dimentico di prenderla.

Collegamenti

La scomparsa dell’architetto http://presstletter.com/2016/01/la-scomparsa-dellarchitetto/
Timidina : http://presstletter.com/2012/07/timidina-di-marco-ermentini/
Video sulla Timidina https://www.youtube.com/watch?v=_kZgtu9JFcw
Renzo Piano e la timidina http://presstletter.com/2014/01/renzo-piano-e-la-timidina-di-marco-ermentini/

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