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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MARZO 1966 – di Arcangelo Di Cesare

marzo 1966

Nella storia dell’architettura alcuni edifici sono sovra-rappresentati e altri ingiustamente dimenticati; alle fortune di alcune costruzioni e alla loro enorme divulgazione si contrappongono edifici validi ma scarsamente ricordati e pubblicizzati.

Sarebbe bello capire il motivo per cui alcune opere restano nell’oblio e quali meccanismi scatenano il tema dell’abbandono: la rilettura della rivista ci aiuta in questo dilemma.

Nella “Selearchitettura” di marzo 1965 è presentata la Lincoln House progettata dagli architetti Mary Otis Stevens e Thomas Mc Nulty; questa casa poteva vantare il primato di essere il primo edificio costruito negli Stati Uniti interamente in vetro e cemento a vista, anticipando le tante opere “brutaliste” che da quel momento in poi caratterizzeranno il paese.

Ricordarla solo per questo, però, non gli rende il giusto merito; la sua grande forza fu nell’idea progettuale: un meraviglioso spazio domestico, composto da curvature concave e convesse, capace di generare spazi ora aperti ora chiusi, ambienti intimi e ambienti solari, anfratti riservati e scenari fantastici verso l’esterno. Per massimizzare la libertà e il movimento, gli architetti eliminarono tutte le porte interne favorendo i flussi non solo tra le diverse aree interne ma anche nel rapporto tra questo e l’ambiente esterno. In pratica “una scultura da vivere”.

Costruita in un periodo in cui la gente credeva che l’architettura fosse qualcosa da vivere in maniera inspirata e entusiasta, fu demolita agli inizi del nuovo millennio per colpa di una diffusa ostilità americana verso il modernismo. La casa era una residenza privata e non un edificio pubblico e forse, per colpa del suo carattere troppo sperimentale, senza porte e senza gerarchie, fu considerata da subito una minaccia.

La Lincoln house non è mai diventata parte della narrazione architettonica; più che ignorata, è stata concretamente dimenticata per cinquanta anni.

Un ricordo imbarazzante di un futuro che non è mai stato.

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