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Il Pritzker 2016 e l’architettura a metà: un paradosso architettonico tra le filosofie di “less is more” e “insegnagli a pescare”_ di Maurício Del Nero Oliveira

Il Pritzker 2016 e l’architettura a metà: un paradosso architettonico tra le filosofie di “less is more” e “insegnagli a pescare”_ di Maurício Del Nero Oliveira

Testo inedito

L’annuncio dell’architetto cileno Alejandro Aravena come il vincitore del Premio Pritzker 2016 segnala la storia del premio e porta la professione ad un livello più sociale ed umano che estetico e maestoso. La decisione della giuria, alla qualle hanno partecipato i Pritzker Glenn Murcutt e Richard Rogers, ha aperto precedente per un percorso verso un’architettura sociale che ci porta a dubitare dell suo futuro sostegno.
Concesso dalla Fondazione Hyatt, il Pritzker riconosce il lavoro di un architetto che dimostre la combinazione di talento, visione ed impegno attraverso contributi significativi per l’umanità e l’ambiente costruito. Ad esempi dei vincitori passate, il premio teneva più in conto tutta l’opera dell’architetto e il grandioso carattere della sua architettura che il suo merito sociale.
Il riconoscimento dell lavoro di un’architetto di 48 anni di età sorpreende per conto della sua storia ancora in costruzione. Tuttavia, il paradosso della scelta è fatto per il vincitore essere quello che il lavoro più si avvicina dalla proposta teorica del premio in rispetto al contributo per l’umanità. Per non avere una grande esperienza, per non fare una architettura innovativa e per avvalersi di soluzioni più politiche, sociale e finanziare che architettoniche, diventa l’eccezione della pratica del premio.
La risposta per tutto ciò è che il Prtizker è più che mai in sintonia con gli avvenimenti politici, finanziario e economici delle potenze mondiale. Con l’indicazione di Aravena, il premio è riuscito a trovare una voce dall’America Latina come se avesse elleto il suo Papa Francesco dell’architettura. Tra le vaste opzione che aveva, ha deciso per quello che il politicamente corretto non osa criticare. A parte il direttore di Zaha Hadid Architects, l’architetto Patrik Schumacher, l’unico che ha fissato sua posizione contraria. Lui non mette in discussione il lavoro del cileno, però critica il ruolo del Pritzker in riconoscere una causa più umanitaria che architettonico.
È vero che il riconoscimento di Aravea è accaduto per conto dell’importanza del suo lavoro con l’edilizia sociale. Nei tempi in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti devono affrontare la situazione dei rifugiati e come ospitargli, è meglio ingrandire un architetto giovani e che ha una mezza soluzione per il problema che lodare uno starchitect che prende distanze dal paradigma sociale.
Oltre che tema di studio dell’ufficio di Aravena, la costruzione di edilizia sociale e i refugiati sono anche l’approccio della Biennale di Architettura di Venezia di questo anno, che avrà come curatore il proprio architetto cileno. Si attesta che il 2016 è l’anno di Aravena e che la sua voce sarà risponsabile per condurre le direzione dell’architettura mondiale nei prossimi anni.
Se da un latto ci sono quelli che credono che lui sarà il grande cambiamento dell’architettura nel affrontare i problemi sociale, altri dicono che sarà l’inizio della distorsione del potere della professione.
La grande sfida è quella di trovare il consenso tra i due lati. È corretto ammettere che il politicamente corretto avrà più evidenza nei periodici del ramo, però la critica contrario ancora avrà il suo valore. Le soluzioni che garantiscano la vitalità economica sono al centro, ma non possiamo dimenticare l’evoluzione architettonica.
Camminare lungo questa dicotomia è il tentativo dell Pritzker per recuperare il suo prestigio. Aravena è troppo conosciuto per la sua capacità communicative che si riflette nel suo potere persuasivo trane l’Università Cattolica del Cile, Harvard e la giuria dell Pritzker dal 2009 al 2015. Comunque, il suo discorso suscita più attenzione che la sua architettura, anche se è fuori discussione la qualità dei suoi progetti.
Se l’architettura evoluisce dalla fusione di politico, economico, funzionale, logistico, culturale, strutturale, ambientale e sociale, il caso di Aravena non ha grande evoluzione architettonica, ma solo un adattamento alle restrizioni proposta da questi elementi. Il punto principale è che la soluzione incoraggia la società a pensare in modo diverso la questione dell’edilizie sociale. Tuttavia, come sostenuto da Henri Lefèbvre, i problemi della società non possono essere ridotti a problemi di spazio e nemmeno al tavolo da disegno di un architetto.
“Less is more”
Per Aravena l’architettura ha il potere di sintesi, specialmente quando il problema è complesso. Magari questa filosofia è responsabile per la proposta da “casa a metà”. Architettonicamente sembra l’eredità del discorso dell’architetto Mies van der Rohe e il suo “less is more”. La grande differenza invece è che, trane gli ornamenti eccessivi e le forme ridondanti, ha tolto anche alcune stanze e la qualità dell’abitare. Rimane solo il dubbio se in questo caso less è veramente more.
Aravena afferma che ciò che il mondo ha bisogno èd una soluzione architettonica facilitato e ad un basso costo. Il modello della “casa a metà” consente di risolvere solo metà del problema. La questione dell’edilizia sociale si risolve solo con la piena integrazione dei suoi residenti senza che essi siano emarginati. Così, la soluzione è più forte per il suo carattere di posizione in ambienti urbani forniti con l’infrastruttura, che per il suo ruolo architettonico. Allo stesso tempo, per essere riconosciuti nel contesto urbano sia per la divulgazione delle sue forme, come l’espansione che hanno sofferto, ci deve fare attenzione che le “case a metà” non creerebbero, ad esempio della difesa di David Harvey, aree urbane divise e tendenziose a conflitti, a causa delle loro differenze economiche ed estetiche.
L’idea di “casa a metà” non ha alcune rivoluzione architettonica o di creatività nel loro modo. È fatta dall’ordine finanziario e politico e comprende il minimo per chiamare gli spazi di casa – struttura, soffitto, soggiorno, cucina e bagno. Per una costruzione essere considerata un’evoluzione architettonica, dovrebbe almeno fornire gli elementi che dimostrano un miglioramento della qualità di vita. Aravena non presenta una soluzione innovativa in termini di comfort termico e acustico, o l’illuminazione più efficiente, o un rivoluzionario riutilizzo o conservazione dell’acqua, o anche un nuovo modo di abitare. Pertanto, la situazione è che il più importante premio di architettura riconosce un modello di successo politicio, finanziario e sociale, ma che non si evolve nell settore architettonico.
Inoltre, la giuria sostiene che aravena amplia il ruolo dell’architetto, anche se il suo modello sociale consente un’architettura condivisa. Se l’architetto è responsabile solo per la metà dell’edificio, la paternità viene ridotto mediante l’espansione essere fatta da un altro professionista. Così, il Pritzker mette il riconoscimento dell lavoro dell’architetto accanto e convalida una interferenza senza compromessi con il suo disegno originale.
“Insegnagli a pescare”
Il pensiero basato sul proverbio cinese di Confucio, qualle “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e nutrirai per tutta la vita” non è per caso il megliore che definisce il modello di Aravena. Contare su l’espansione fatte dai residenti è stato il modo per raggiungere l’edilizia sociale nei locale più costosi e vicini all’opportunità di lavoro.
Il problema è che da un lato la proposta rende che i residenti cerchino i miglioramenti delle loro case, dall’altro la soluzione tira fuori la responsabilità del governo di raccogliere entrambi gli sforzi finanziari come strutturale per fornire una abitazione completa.
Intanto, il modello funziona solo per un segmento della popolazione che è in grado di far fronte alle spese di ampliamento. Purtroppo, questo non è il caso per la maggior parte. Inoltre, le diverse legislazioni locali, tra cui quella cilena in alcuni casi, finiscono per rompere con la soluzione di Aravena. Il Brasile è un paese che ha cercato di appofittare di questo modello, ma a causa della sua legislazione non è riuscito a portarla avanti.
Un’altro ponto rilevante è che consentire l’espansione d’accordo con la cultura dei suoi abitante, funziona per un luogo che ospita i suoi abitanti bisognosi locali. Invece, la questione è se in alcuni luoghi in Europa che limitano la formazione di ghetti, se il modello avrebbe funzionato per i rifugiati che possono ingrandire le loro case in base alle loro culture, religioni e costumi.
Aravena sembra avere un discorso che prende l’architettura come parte di un processo in cui è appena il mezzo di conduzione. La funzione sociale dell’architettura è piuttosto quella di garantire la qualità minima per l’ambiente costruito. Comunque un progetto architettonico che promuoverà una grande rivoluzione sociale sarà quello in grado di garantire il migliore e non il minimo per l’individuo.
Inoltre, un’altro paradosso per quanto riguarda la parola della giuria è relativo alla compresione olistica di Aravena sull’architettura. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il progetto di architettura ha per merito trasformare sia il sito di inserimento come i dintorni. In un certo senso, per la soluzione della “casa a metà” si perde il controllo dell’evoluzione del prodotto architettonico e di conseguenza dello svilupoo dell suo quartiere.
Il dubbio è appeso sulla precipitazione e il timing che ha colpito il Pritzker nella scelta di Aravena come il vincitore dell 2016. Forse, la sua vittoria fosse più giustificata nel 2017 a causa della sua intraprendenza come curatore della Biennale di Venezia. In un certo senso, ciò che rimane è che il premio utilizza l’architetto come punto di partenza della discussione sui nuovi orientamenti della funzione sociale della professione. Le sue soluzioni non hanno alcun merito di grande impresa architettonica, ma sono modelli di politica e finanziaria praticabili. La domanda che rimane è se questo percorso sarà eseguito nel vincitore del Pritzker 2017.

DATI PERSONALI:
Nome: Maurício
Cognome: Del Nero Oliveira
Data e luogo di nascita: 01/09/1982 – Limeira, SP – Brasile (doppia cittadinanza: Italiana-Brasiliana)
Professione: Architetto e giornalista

 

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