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YoungCriticMan o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) _di Diego Candito

YoungCriticMan o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) _di Diego Candito

Testo inedito

Mi sono imbattuto nel concorso tramite la pagina Facebook di Luigi Prestinenza Puglisi: da poco ho scoperto che pubblica racconti tematici a puntate. Essendo la lettura una mia passione, seconda solo all’architettura, ho iniziato a seguire le sue pubblicazioni, per poi scandagliare anche le precedenti, ordinatamente archiviate su un apposito sito internet.
In merito al concorso, sinceramente mi ha sorpreso l’esiguo numero di articoli pervenuti nell’edizione precedente. Per un giovane architetto, abituato negli ultimi anni al raddoppio delle partecipazioni osservabile nella maggior parte dei concorsi italiani – spesso condito da nomi di architetti di recente affermazione e/o di professori talvolta già incrociati sui banchi universitari, questa prima analisi non è purtroppo scontata.
Così ho iniziato a leggere gli articoli pubblicati: articoli brevi, con un lessico alla mia portata, sviluppanti tematiche molto varie. La lettura del bando di concorso, poi, non mi ha intimidito, anzi, e mi son detto, al solito: non ho nulla da perdere!
Ma, il giorno seguente, rileggendo con più attenzione, mi sono accorto della presenza di un “concorso-nel-concorso”: un premio speciale “assegnato allo scritto ritenuto più significativo dal punto di vista della ricerca sull’utopia e sull’innovazione”. La situazione migliorava di ora in ora: “se anche in questa edizione parteciperanno in quaranta” – ho pensato – “quanti potranno scrivere di utopia e innovazione?”. Già stava ri-sbocciando il mio amore per Paolo Soleri, e, inversamente al probabile numero di articoli redatti sul tema specifico, vedevo allargarsi la soglia del possibile successo.
Per mia fortuna, dovevano passare ancora alcuni giorni prima di iniziare a scrivere la prima bozza. E in quei giorni mi son trovato a riflettere.
[Ti reputi un uomo di valori, un architetto che, dopo alcune partecipazioni a concorsi, ha deciso di non badare più alle giurie, di non analizzare il pensiero e l’opera di ogni singolo giurato al fine di plasmare il progetto assecondandone il gusto, magari ricadendo in un clamoroso endorsement… e ora cosa vai pensando? All’esiguo numero di partecipanti? Alla scelta del tema basata sul premio speciale? No, non ci siamo proprio! Architetto! Qui bisogna ballare, secondo il proprio estro, senza la paura di pestare i piedi a qualcuno. Di architettura un po’ ne sai, passione non ne manca: opinioni ne varai, no? Coraggio!]
PRIMA BOZZA
“Buonanotte… qui è Radio Utopia Italia… e io sono Candito… Diego. Forse lì c’è qualcuno che non dorme. Be’ comunque che ci siate oppure no, io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui… lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be’ non è vero… anch’io credo… [*]
Credo nell’architettura greca e in Ludwig Mies van der Rohe.
Credo nell’architettura romana e in Louis I. Kahn.
Credo …
Credo…
Etc. …”
[*] Reinterpretazione del famoso monologo di Ivan Benassi (Stefano Accorsi) tratto dal film “Radiofreccia” di Luciano Ligabue del 1998.”
[Credo… credo… credo. Ma fatti il piacere! Chi se ne frega in cosa credi. E l’apertura! Una citazione di Ligabue: nemmeno l’artista, il cantante!]
SECONDA BOZZA
“Ho capito la differenza tra buoni e cattivi maestri. L’ho capito quando…
Ho capito…
Ho capito…
Etc. …”
[Sì, va bene, hai capito quello che hai capito, secondo quello che volevi capire in questo momento della tua vita. Bravo!]
TERZA BOZZA (appunti)
“Walter Benjamin, punto di svolta, testo di Baricco
Gehry: compimento e perfezione del pop alla Moore
Gehry e cattivi discepoli: come Le Corbusier per le periferie italiane, cattivo uso di Domino e Beton Brut, così cattivi discepoli di Gehry: progetti ad effetto, di immagine, di superficie (vedi rivestimento capannoni del Nordest)
Gehry si difende dai giornalisti con i gestacci, sempre più commenti sui social-network “non affidate il progetto a Gehry”
Aravena: opere, carriera, protezione della Curia cilena?, ma poi…
Poi: scritti, conferenza Proviaggi allo IUAV di Venezia: come pensava da studente, Selinunte, scala michelangiolesca della Biblioteca Laurenziana, poi Biennale
Utopia=etica
Aravena: tecnologia, abilità muratori, no purezza miesiana ma materiali differenti (Wright), no firma riconoscibile eccetto parapetti scale”
[Ti prego: parliamone. Al tuo primo tentativo di critica ti inventi un punto di svolta dell’architettura? Un duello tra il tuo cattivo (Gehry) ed il tuo buono (Aravena)? Ascoltami: vola basso. Eppoi, se Gehry non t’è mai piaciuto, l’hai mai approfondito? Fai parte della minoranza degli architetti che ritiene di avere in mano la verità, mentre la maggioranza è in errore? Informati, cavolo: è il minimo, per criticare!]
QUARTA BOZZA (appunti)
“Critica diversificata -> canoni estetici? -> pensiero!
Utopisti: la più grande fortuna per un utopista? i finanziamenti (come Isozaki e la Biblioteca in Qatar basata su disegni di gioventù)
Paolo Soleri secondo Zevi
Paolo Soleri secondo Banham
Paolo Soleri secondo Biraghi
Ho conosciuto Paolo Soleri… (workshop estivo IUAV 2003)
Tecnologia: “Diebedo Francis Kere: Come costruire con l’argilla e la comunità” (TED talks)
“Per un’architettura frugale” (conferenza Fondazione Zevi)
Morte di Soleri: addio, articoli di giornale (Il Manifesto, etc…)”
[Aridaje! Qualcuno per caso si è accorto di non sapere granché e batte in ritirata al riparo del proprio striminzito sapere? Dov’è sparito quel gran cattivone di Gehry? Vedo almeno che hai ricercato pareri di alcuni critici famosi. Eppure insisti con il sensazionalistico, tramite la citazione del titolo della conferenza: Zevi non si è ricreduto su Soleri! E smettila con l’utopia e l’innovazione: non sei obbligato a sviluppare questo tema!]
QUINTA BOZZA
“Penso quello che dico. Sappiatelo.
Premessa che si può ritenere inutile, scontata: ma non ne sarei così certo.
Non sono qui seduto a scrivere per compiacere qualcuno: scrivo per me stesso, alla stregua di tanti giovani italiani che godono di questa libertà, ultimo baluardo possibile alla scelta di abdicare da se stessi.
Non userò nessuna locuzione latina a corredo delle mie affermazioni, né troverò sponda in citazioni di qualche grande filosofo: nel mio percorso di formazione, prima all’istituto per geometri della mia città natale e poi all’università di architettura di Venezia, non mi è stato insegnato il latino e nemmeno i rudimenti della filosofia.
Etc. …”
[Di recente hai riletto Cormac McCarthy? Il duello non è più tra Gehry e Aravena, ma tra la sfera scolastico-lavorativa e te stesso?]
SESTA BOZZA
“Siamo i figli del Duemila, figli dell’università per tutti, figli di un prosciuttificio culturale il cui solo scopo era fare soldi. Ci avete messo nelle mani un milioni di chiavi forgiate con la menzogna, spade che nessun samurai avrebbe acquistato, per paura che l’acciaio temprato fosse stato impregnato dello spirito dell’artigiano devoto a Saturno. Ma le chiavi le abbiamo pretese lo stesso, era l’unica strada che conoscevamo, l’unica che ci era stata indicata per un futuro da desiderare: pochi anni sono bastati a scoprire che intorno a noi poche erano le serrature adatte. Etc. …”
[Ci risiamo! La crisi economica è una tua disgrazia? Cos’è, stai vivendo in una guerra mondiale? É la normalità: crisi = aumento della disoccupazione = lavoro solo ai più bravi. O davvero pensi che “passione” e “mestiere” vadano sempre a braccetto? Ferrovieri che attendevano la domenica per andare ad arrampicare in montagna, non ne conosci, vero? Cercati un lavoro, un lavoro vero: le tue passioni potrai coltivarle nel tempo libero. Tranquillo: ti assicuro che non sei il solo!]
SETTIMA BOZZA
“LPP (ovvero il critico arch. Luigi Prestinenza Puglisi, anche se ormai le iniziali assomigliano sempre più ad un brand…) se la prende con “Storia dell’architettura italiana 1985-2015″ di Biraghi e Micheli, contestandolo veemente. LPP, che si impressiona per l’italiano utilizzato nei giudizi espressi sulle richieste di abilitazione all’insegnamento universitario, pensa – giustamente – che anche l’adottare correttamente la lingua sia un gesto culturale importante. Per poi consigliare, dopo averlo letto, di gettare nel cestino il suddetto libro. Quanta civiltà! Quanta tolleranza! Quanta capacità di rilettura, approfondimento, riflessione! Etc. …”
[Ah, questa è la migliore! Sei false partenze, ma la settima è proprio geniale! Ricapitoliamo: hai letto tutto l’LPP che hai trovato, ha guardato tutti i suoi video su Youtube, già avevi comprato e letto il Biraghi/Micheli (grazie al quale hai scoperto alcuni architetti contemporanei e non, quindi diminuito di pochissimo la tua vastissima ignoranza), e ora… giù a criticare il critico! Come se il gesto di gettare nel cestino un libro non fosse null’altro di quello che è: scena, teatro, quindi: comunicazione. Sei proprio un dannato fariseo!]
OTTAVA BOZZA
(Questa: concludiamo.)
A) Gehry non è un mostro. Esteticamente non mi è mai piaciuto: non deve piacermi per forza, devo concedermelo. Ciò nonostante devo avere almeno la decenza di studiarlo, di approfondirlo, benché di fronte a punti di vista estetico/valoriali opposti. Per progredire, bisogna abitare gli spazi di domande che non ci si è mai poste, e trarne delle risposte.
B) A conclusione del suo “Saggio sull’onestà intellettuale” – espresso nel romanzo “City” dallo scrittore Alessandro Baricco – il prof. Mondrian Kilroy sentenzia: “Un’altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere.”
[Segui il consiglio: taci.]
C) Di cosa parliamo, quando parliamo d’architettura?
[Smettila!]
P.S.: Devo dire che questa è la prima volta che non progetto niente per un concorso, e che vengo a conoscenza (premessa imprescindibile dell’imparare?) di così tanti personaggi, questioni e opinioni riguardanti l’immenso mondo dell’architettura. Per questo, non posso fare a meno di ringraziare i banditori.

DATI PERSONALI:
Nome: Diego
Cognome: Candito
Data e luogo di nascita:11/08/1983,  Treviso (TV)
Professione: Architetto Iunior

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