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Il nutrimento dell’architettura [34] – di Davide Vargas

 

Passeggiando per le strade di Milano [quelle di Alberto Savinio: le vie di Milano sono particolarmente atte al conversare. Questa loro qualità è da ascrivere soprattutto alla loro ottima pavimentazione.] tra una parola e arrivi alla Casa-Museo Boschi Di Stefano. Nella propria casa progettata da Piero Portaluppi i coniugi Antoni Boschi [1896-1988] e Marieda Di Stefano [1901-1968] hanno collezionato un pezzo di storia dell’arte italiana del XX secolo. Portaluppi ha progettato la palazzina tra il 1929 e 1931. L’edificio fa angolo tra due strade. Un’attenta tripartizione delle facciate e un apparato stilistico sobrio. Fino allo scatto dello spigolo caratterizzato da una sequenza di bow-windows. Qui è riconoscibile più che altrove la sua mano. Tuttavia ad occhio non mi sembra una delle cose migliori di Portaluppi.

Ma dentro succede questo. Che l’arte così elevata si unisce all’architettura per attribuire una qualità particolare alla dimensione domestica. Come una cordata a più voci. Prendi le porte. Infilate e trasparenti, attraversate da un continuum di spazio e di opere. Alla fine ci stai bene. Questo conta.

Su tutto la sala da pranzo progettata da Mario Sironi nel 1936.

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