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Credo che, per spiegare ai non architetti chi sia stata Zaha Hadid, non basti dire che fosse un architetto di grande talento, che fosse una donna cresciuta in un paese islamico eppure l’unica donna fra le attuali archistar di prima grandezza, una diva, la regina. Tutte cose vere, ma non sufficienti.

La cosa davvero rilevante mi pare un’altra. Zaha Hadid è stata come il centravanti di una squadra, la punta di diamante di un cambiamento radicale del modo di fare architettura. Cerco di spiegarmi.

Le opere di Zaha Hadid non sarebbero state realizzabili (e quindi di fatto non concepibili) senza, ad esempio, gli avanzamenti tecnici dei programmi di progettazione, dei nuovi modi di produzione con macchine a controllo numerico; lei è stata il primo architetto ad affermarsi integralmente in questa nuova fase, in cui il progetto di un edificio poteva essere sganciato non solo da tradizioni costruttive, ma persino da una concezione tettonica in genere, che viene posta in secondo piano rispetto ad una concezione spaziale aperta a forme un tempo riservate alle avanguardie figurative. In cui la soglia del possibile architettonico è stata portata avanti, e ha superato limiti finora stabiliti.

Ci sono stati in passato, certo, altri architetti di tal genere, ma rimasero nel novero dei visionari o tuttalpiù degli architetti eccentrici e di nicchia, non misero in piedi una struttura di centinaia di progettisti per la realizzazione di commesse di grandi opere in tutto il mondo. O anche altri architetti che hanno percorso con successo questa strada. Penso in particolare ad un’altra punta di questa “squadra”, F.O. Gehry. Ma per Gehry (di oltre 20 anni più anziano) quello fu un punto d’arrivo, per lei fu invece già l’inizio. E dall’inizio, un capostipite dallo stile inconfondibile. Ad assumere completamente questo mutamento poteva forse essere soltanto un outsider, una donna venuta da Baghdad. E il fatto di definire la sua architettura “vaginale” non è errato, così impostata su curve, anfratti, cavità, a differenza di tanta architettura fallica, tuttora dominante.

Zaha was a center forward. Ora la centravanti se n’è andata come un fulmine, com’era arrivata. Non sarà facile rimpiazzarla. Ma come tutti i campioni, finirà con l’essere ricordata anche dai tifosi delle squadre avversarie.

In copertina: immagine tratta da: http://www.finetodesign.com/2016/01/mmm-messner-mountain-museum/

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