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Generazione ’15 – ’18 – di Massimo Locci

perugini

Ha senso celebrare il centenario di un evento, di un manifesto teorico, di un’opera miliare, della nascita di un autore o di gruppi di architetti di una stessa generazione; è un esercizio retorico o è uno strumento utile per leggere criticamente alcune fasi storiche, per mettere in luce vicende sottovalutate o cancellate?.

Quanti caratteri identitari specifici ed estensibili a una intera generazione si possono rintracciare nell’esperienza di un gruppo di architetti legati tra loro dalla sola data di nascita? Quanto nel loro lavoro c’è di comune in termini di linguaggi e poetiche, interessi culturali e ideologici, approcci progettuali e metodologie.

Senza pensare di poter ridefinire integralmente i valori che la storia ha sancito e senza velleitarie nemesi, penso che celebrare un centenario sia utile  non solo per far emergere la qualità della ricerca individuale e complessivamente i fattori comuni di una generazione, ma anche per ridiscuterne i ruoli e le gerarchie nei contributi d’innovazione dei singoli.

Analizzando sia il periodo della formazione universitaria e i primi anni dell’attività da professionisti, spesso i più indicativi per la definizione del personale orientamento culturale, sia la visione architettonica della fase matura da cui emergono le prime risposte e le valutazioni complessive.

La Casa dell’Architettura di Roma ha organizzato un ciclo di manifestazioni, denominato Generazione ’15-’18, per rileggere l’opera degli architetti nati a Roma in quell’arco temporale e che sono stati figure di riferimento nel secondo dopoguerra.

L’idea di mostre-convegno sulla scuola romana, in particolare su Giuseppe Perugini e Uga de Plaisant, Federico Gorio, Maurizio Sacripanti, Franco Minissi e Mario Fiorentino, nasce dalla necessità di leggere comparativamente la loro esperienza e di far emergere la qualità della ricerca di quegli anni, molto legata alla sperimentazione internazionale (linguistica e tecnologica) ma altrettanto attenta allo spazio di vita delle persone, alla ‘misura d’uomo’, alla valenza urbana dell’intervento.

Caratterizza la loro esperienza una ricerca del tutto in linea con la visione che sta emergendo dal dibattito architettonico attuale, sintetizzabile nell’attenzione alla qualità diffusa, realizzata con interventi sensibili nel contesto, quindi in opposizione alla stagione recente degli autoreferenziali landmark urbani. Talvolta anche anticipando con significati diversi i temi contemporanei; si pensi, in questo senso, alla valenza macrostrutturale e ideologica di Corviale.

L’attività progettuale, la visione artistica, l’approccio teorico e l’attenzione ai temi del sociale era allora esito di un approccio unitario, così come era inscindibile la pratica del cantiere da quella dell’insegnamento.

In questo momento storico l’architettura avrebbe bisogno di recuperare un rapporto fattivo con la società e il mondo della produzione concreta; sostenere quella visione eticamente responsabile e compatibile con l’ambiente appare, quindi, indispensabile. Con il ciclo di mostre-convegno si cercherà di far emergere più attenzione al metodo operativo, alle procedure di riqualificazione delle periferie e dello spazio pubblico, alla qualità diffusa realizzata anche con piccoli poetici interventi  (Casa sperimentale di Perugini, Casa del Maresciallo di Gorio, Piazza Armerina di Minissi o le poche opere costruite di Sacripanti).

Altrettanto importante appare l’attenzione verso la figura dell’architetto, non più indirizzato verso una specializzazione spinta, tecnica ed espressiva, come si è tentato di affermare negli anni ultimi decenni, ma capace viceversa di occuparsi di aspetti della disciplina ora sottovalutati e di nutrirsi dal confronto con altre tematiche artistiche e culturali. Nodale è il tema della comunicazione dell’architettura, come lettura dei valori spaziali e dei principi sottesi.

Nella prima fase, che partirà a ottobre 2016, le mostre saranno dedicate ai citati protagonisti della scuola romana che erano tutti, per molti versi, legati a Bruno Zevi. Quindi è un modo di celebrarne indirettamente il centenario della nascita, essendo lui nato nel 1918. Zevi è stato il tramite di dialogo con altri studi qualificati e ambiti di ricerca di caratura internazionale, creando una rete di relazioni con molti loro qualificati coetanei, tra gli altri con G.C.De Carlo, P.Soleri, M.D’Olivo, L.Ricci, L.Savioli, P.G.Castiglioni e, all’estero, con G.Candilis, K.Tange, J.A.Coderch.

Altre iniziative seguiranno nel 2017-18. A breve, infatti, ricorrerà il centenario della nascita di molti importanti architetti della scena romana: Nello Aprile, Luisa Anversa, Carlo Aymonino, Pietro Barucci, Leonardo Benevolo Francesco Berarducci, Renato Bonelli, Carlo Chiarini, Claudio Dall’Olio, Diambra De Sanctis, Nicola Di Cagno, Marcello Fabbri, Alberto Gatti, Giuliana Genta, Alfredo Lambertucci, Attilio Lapadula, Cesare Ligini, Claudio Longo, Piero Maria Lugli Lugli, Enrico Mandolesi, Carlo Melograni, Sergio Musmeci, Franco Palpacelli, Lucio Passarelli, Luigi Pellegrin, Giulio Roisecco,Luigi Vagnetti, Michele Valori, Eduardo Vittoria, Marcello Vittorini.

In copertina: immagine da http://www.platform-blog.com/casa-sperimentale-perugini/

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