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A partire dall’alluvione di Firenze: 1966-2016 – di Alessandra Muntoni

 

«La superarchitettura è l’architettura della superproduzione, del superconsumo, della superinduzione al  superconsumo, del supermarket, del superman e della benzina super, è una mostra di “archizoom” e superstudio” (branzi, corretti, deganello, morozzi e natalini) alla galleria Jolli 2, via san bartolomeo 17, pistoia dal 4 al 17 dicembre 1966». Così lo scritto, in caratteri rigorosamente minuscoli, inserito in un’onda rossa che scende verticalmente nel manifesto. Ma la mostra antologica del MAXXI, seguendo cronologicamente l’azione di Superstudio dal 1966 al 1972, avvalendosi del film intervista a Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia e Gian Piero Frassinelli , spiega molto di più, soprattutto l’origine di quell’onda. È l’alluvione di Firenze, catastrofe naturale-artificiale insieme, quasi segno premonitore di quella sociale e politica che deflagrerà clamorosamente due anni più tardi: il Sessantotto.

Per Superstudio ne conseguono progetti efferati quanto premonitori. Le Dodici città ideali sintetizzano gli oscuri presentimenti della fine della civiltà della terra raccontata dalla fantascienza. Gli Atti fondamentali mettono insieme antropologia e scienza. Gli istogrammi elementari portano alle estreme conseguenza una riduzione culturale che poi teorizzerà altrimenti Renato De Fusco. I Suggerimenti per i centri storici sono allarmanti divertissement: per Firenze, “alluvione permanente”. Fino al monumento continuo che, assaltando metropoli e natura, mette in discussione i miti dell’era moderna. Confesso che mi aveva scandalizzato. Lo avevo preso sul serio, cosa che Superstudio ci sconsigliava di fare. Con la sua architettura, Natalini ci avrebbe poi dimostrato che lui stesso non lo aveva fatto.

Ciononostante, questi aforismi filosofici vanno oggi riletti con attenzione, a cominciare dalla metafora dell’alluvione di Firenze. Superstudio l’ha interpretata come evento che ha innalzato la linea dell’orizzonte, obbligando ad una visione dall’alto che cancella l’irrilevante e introduce all’infinito, ma anche ad una geometria sferica che deforma tutto e ritorna sempre su se stessa, per cui anche l’infinito è impossibile.

Realizzando il suo ponte galleggiante sul Lago d’Iseo, aperto in questi giorni con grande successo di pubblico, Christo sembra raccogliere un’onda che viene da lontano, forse proprio da Superstudio, del quale tempera però, con quel terrigno colore arancione, ogni gioco filosofico ed ogni riferimento teologico. Un modo per dimostrare l’attualità dell’architettura radicale, virandone l’apocalittico sarcasmo in intrattenimento rasserenante. Non troppo, però, perché floating piers è già in tilt.

2 CHRISTO flooting piers

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