presS/Tletter
 

161215_L’ecologismo di John Thackara – di Felice Gualtieri

161215_lecologismo-di-john-thackara_john-thackara

John Thackara è uno scrittore di origine inglese, autore di testi come “How to thrive in the next economy” o “In the bubble:  Designing in a complex world”; da anni dirige un network internazionale di intellettuali, designers, artisti ed architetti conosciuto come “Doors of perception” attivo nel promuovere eventi e dibattiti centrati sul design e sullo studio delle trasformazioni urbane e sociali collegate ad un futuro sostenibile. Con il suo lavoro (che prosegue da più di 20 anni)  indaga le ragioni “sostanziali” che possono trasformare la pianificazione ed il design delle nostre città attraverso un superamento del modello urbano dominante verso qualcosa di più leggero e diffuso fondato sul concetto di Bio-regione.

Di solito siamo abituati a pensare la regione come un’unità politico-amministrativa  tracciata su carta con linee che ne delimitano i confini e che garantiscono il senso di appartenenza delle persone che vi risiedono. Autori come G. Bateson (ma anche L. Mumford) ci avevano insegnato che esiste una netta differenza tra ciò che un territorio è in sè e la rappresentazione che ne viene data sulla mappa. La storia geologica, le stratificazioni temporali e le modifiche apportate dagli esseri umani, l’intreccio di culture e di vite è (quasi sempre) collegato ad una dimensione  più locale rispetto alle grandi narrazioni novecentesche.

La Bio-regione è prima di tutto una porzione di terreno (di terra) con l’aria, l’acqua, gli animali, le piante e gli esseri umani che la abitano e ne vivono. In ecologia, un concetto molto simile è quello di “biotopo”, cioè un’area di limitate dimensioni (uno stagno, una foresta etc.)  nella quale vivono organismi che, insieme, creano un’unità in equilibrio chiamata ecosistema.

161215_lecologismo-di-john-thackara_blockchain

La critica di Thackara alla pianificazione contemporanea si muove proprio sulla linea di una difesa del concetto di territorio e di “pratiche ecologiche”  rispetto ad una gerarchia dei valori (certamente dominante) guidata dalle necessità della finanza e del commercio globale.

Non finiremo mai di denunciare l’assurdità  dei sistemi commerciali che per distribuire i prodotti alimentari seguono rotte a dir poco ridicole con uno spreco di kilometri e di energia assolutamente irrazionale se non a causa di interessi malati. Ci troviamo di fronte ad una distribuzione fuori controllo che non considera i territori ma si organizza in astratto, generando relazioni economiche, politiche e finanziare che hanno come unico interesse il potere ed il profitto (in senso negativo, alla maniera di M.Foucault).

Quando lo stesso Mumford impostava la sua critica allo sviluppo urbano parlava proprio della carenza d’acqua: tanto più la città cresce e tanto più dovranno aumentare le tubazioni,  con conseguenti aumenti del costo unitario di mantenimento e di distribuzione fino al raggiungimento di una soglia di insostenibilità.

Nei suoi libri Thackara parla spesso di questi paradossi impliciti nell’urbanesimo, e ci pone di fronte ad una domanda molto semplice: perché non trasformare il design urbano in modo da renderlo adatto a raccogliere l’acqua piovana piuttosto che trasportarla per centinaia di kilometri? perche non inserire aree e spazi di produzione alimentare nel contesto urbano attraverso le fattorie verticali o con l’agricoltura integrata nell’architettura? Sono rimasto molto colpito da questo approccio così concreto al design, che abbozza una visione di futuro diverso e sostenibile, alla nostra portata, ma al di la dei nostri limiti e pregiudizi.

Creare spazi resilienti, zone dove le relazioni reciproche tra le parti sono più serrate, non significa soltanto decentralizzare e marginalizzare; se da un certo punto di vista è innato in alcune realtà un carattere più marcato di resilienza (pensiamo al Sud Italia) è necessario teorizzare un modello oltre il sistema reticolare semplice  (per intenderci quello di internet 2.0). Abbiamo bisogno non solo di una rete in relazione reciproca ma soprattutto di una rete dove ogni nodo sia proprietario anche del tutto. In questa direzione si muovono le ricerche sulle tecnologie blockchain che fanno presagire il superamento dell’empasse attuale ed un’accelerazione nell’affermarsi dei modelli post urbani.

Leave A Response