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Il nutrimento dell’architettura [56] – di Davide Vargas

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Questo si dovrebbe chiamare DIS-NUTRIMENTO. Pare che venga gente da tutto il mondo [così dice l’assessore] per visitare la struttura natalizia installata sul lungomare di Napoli. Si chiama N’Albero e considerando i tempi medi dei lavori pubblici a Napoli e in Italia, è stato realizzato in tempi da record utilizzando il sistema a ponteggio che solitamente viene impiegato per costruire i palchi dei grandi concerti. Altezza 40 mt., base 20 mt. x 20 mt., 1.300.000 lampade e 2000 alberi: questi i numeri.

Oltre questo c’è la sensazione sgradevole, tutta personale, di veicolare un’immagine di NON-CURA che è il male di questa città. Più in generale di questa terra. Il basamento ne è il riassunto, della stessa specie dei tendoni montati davanti ai locali sul lungomare liberato. Roba provvisoria, dozzinale, messa lì solo per fare soldi, brutta [si può dire]. Non stiamo più parlando di N’Albero, è evidente che è un dettaglio, ma della solita storia: dove è il progetto? Dove una visione? Il punto è questo irrimediabile scollamento tra il profitto e la qualità.

Un tassista mi diceva: non mi piace, mi sembra una cosa indiana. È vero.

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